Nessia Laniado: «Come guarire “usando” il cervello: siamo campi di frequenze e energia»

di Marina Gersony

La medicina quantitistica e “dell’invisibile”. I nostri organi interni visti come campi di energia.
Le frequenze in grado di guarirci modificando l’input al nostro cervello.
In un libro di Nessia Laniado, le scoperte scientifiche
che stanno cambiando il nostro modo di concepire la malattia e la salute

Nessia Laniado
Nessia Laniado

Questo libro è uno strumento per pazienti, terapeuti e lettori curiosi che dopo aver molto tribolato, cercano l’origine del proprio malessere per poter lavorare – come diceva Feuerstein – sull’origine del disturbo e non sul sintomo. Oggi, grazie a scoperte innovative nel campo della fisica quantistica e della neurobiologia, non solo conosciamo dove e come ci si ammala, ma siamo in grado di vedere anche perché. Possiamo vedere, per esempio, l’impatto che hanno sulla nostra salute non solo molecole chimiche, ma anche emozioni, pensieri, sentimenti, credenze, suoni, parole e tutto ciò che è energia, ovvero frequenze specifiche che si possono misurare».
L’intervista a Nessia Laniado si svolge da Pippo, un piccolo bar nel cuore dei Giardini Pubblici di Milano. Il Bar Pippo, dovete sapere, è punto di ritrovo di un gruppo di giornalisti e scrittori che da un paio di anni s’incontrano con regolarità per scambiare quattro chiacchiere sullo “spirito del tempo”… Niente di meglio di questo luogo quindi per una conversazione con Nessia Laniado, terapeuta, saggista, oggi alla sua ultima fatica, un libro che è un’appassionante indagine sulle scoperte scientifiche del Terzo Millennio che stanno cambiando il nostro modo di concepire salute e malattia e… forse anche la vita, come recita il sottotitolo. (Medicina dell’Invisibile; Il mio libro editore; pp. 404; € 30,00. Il libro si può acquistare presso la Libreria Parole e Pagine, in Via Della Moscova 24 D, Tel. 02 65560781; oppure online www.ilmiolibro.it).
Spaziando dalle più geniali intuizioni dei premi Nobel alle folgoranti sentenze di pensatori chassidici, Laniado ci introduce in modo coinvolgente nei complessi meccanismi chimico-fisici che regolano il nostro equilibrio psicofisico. Ma di che cosa parliamo quando parliamo di Medicina dell’invisibile? «Ho scritto questo libro perché credo sia importante conoscere. Per godere della libertà di scegliere la strada da seguire nel momento in cui noi e i nostri cari dovessimo confrontarci con la malattia. La medicina moderna s’interessa degli organi, la psicologia della psiche, la medicina olistica di corpo e psiche, ma nessuno, fino a trent’anni fa, aveva potuto prendere in considerazione ciò che succede nel nostro cervello, il regista che dirige tutto, quei 176mila chilometri di fasci di fibre nervose stipate tra encefalo e midollo spinale che mettono in connessione centinaia di miliardi di neuroni. Oggi possiamo vedere questi neuroni in movimento e scoprire che ogni organo, ogni sintomo, ogni nostro comportamento è collegato con zone specifiche del cervello che si “accendono” di fronte a uno stimolo specifico e solo di fronte a quello… È come aprire una porta con una chiave (una molecola) o con un telecomando (una frequenza). Ciò significa che possiamo “informare” le cellule del nostro corpo con nuove frequenze che portano alla rottura dell’equilibrio distorto che ha generato malattia e depressione; oppure con frequenze che portano alla rigenerazione, alla salute e alla vitalità. È quella che oggi viene chiamata medicina informativa, o medicina quantistica, una medicina che si occupa dell’infinitamente piccolo». Delle frequenze quindi che entrano in risonanza con ogni cellula del nostro corpo.
Perché sono malato? Perché proprio io? Perché proprio adesso? Perché questa malattia? Con serietà scientifica e coraggio intellettuale, Nessia Laniado cerca, con questo libro e con 20 anni di esperienza terapeutica alle spalle, di grattar via lo smalto dei paludati protocolli scientifici per cogliere il cuore di tenebra dei nostri malesseri. E svelare l’abbraccio potente tra la physis, le emozioni e il cervello. Cos’è dunque che muove il corpo umano, e ne determina la salute oppure la patologia? La vexata questio inizia con la storia della medicina moderna, all’incirca nel 1600. Fu allora che Cartesio (1596-1650), propose un accordo con le autorità religiose, allo scopo di ottenere i corpi umani per la ricerca. Il patto era chiaro: i medici potranno occuparsi del corpo fisico, ma non si immischieranno nell’anima, nella mente e nelle emozioni, che dovranno restare sotto l’esclusiva giurisdizione degli uomini di fede. Fu quest’accordo a determinare il tono e l’orientamento della scienza occidentale nei secoli successivi. Questo libro racconta di una rivoluzione che sta avvenendo in sordina, per opera di scienziati che non temono di ricongiungere quello che Cartesio aveva separato, 300 anni fa: la materia e l’energia.
Dal Cairo a Milano a Tel Aviv
Ma chi è Nessia Laniado? Per capire la genesi del suo pensiero – e di questo suo ultimo libro – non si può prescindere dalla sua persona e dal suo vissuto. Ebrea italo-egiziana, due figli, è giornalista, scrittrice ed esperta di psicologia. Dopo aver diretto le riviste Rizzoli Donna e mamma e Insieme, ha pubblicato numerosi libri di successo per poi dedicarsi alla ricerca. Per anni si è impegnata nello studio delle forme di diagnosi e terapia più avanzate fra Italia, Usa, Urss, Ungheria e Israele. Attualmente vive a Tel Aviv dove lavora come terapeuta e tiene seminari. «Sono nata a Il Cairo nel 1953, padre era egiziano e madre siriana. Nel 1956 il governo nazionalista di Nasser cacciò tutti gli stranieri e gli ebrei dall’Egitto, mio padre pensò di emigrare in Brasile, unico Paese in grado di rilasciare un visto permanente. Ma la nave fece scalo a Livorno e mio padre si ricordò di un nonno che gli aveva raccontato di un grande incendio divampato nel 1800 proprio a Livorno. Tra le fiamme erano bruciati anche gli archivi della Comunità ebraica livornese. Fu così che, lì per lì, ebbe una intuizione… Andò a verificare e scoprì che tra i nomi risultava anche quello dei Laniado. Diventammo cittadini italiani in un baleno. Laniado voleva dire pesce salato». La storia della famiglia Laniado è rocambolesca perchè spesso nulla è più reale dell’inverosimile. «I miei antenati livornesi, in effetti, si erano imbarcati su una nave, diretti in Medio Oriente. A quei tempi non era consentito portare beni personali, così si utilizzava il pesce disidratato e salato come merce di scambio, appunto il laniado, una specie di baccalà. Il comandante della nave vendette così del pesce al mio antenato che – sorpresa! – si rivelò imbottito di monete d’oro. Da quel momento, il mio antenato decise che si sarebbe chiamato Laniado grazie a quello che considerò un segno divino. In seguito aprì una yeshivà in Siria dove nacque una dinastia di grandi rabbini».

Storia familiare e personale si intrecciano a Milano. «Ho frequentato la Scuola ebraica. Partecipai attivamente ai Movimenti del ‘68 e mi sposai. Ho iniziato a studiare l’ebraismo con Haim Baharier: volevo saperne di più sul concetto di educazione nella tradizione ebraica, dove il bambino è il fulcro della trasmissione dei valori etici e morali. L’incontro successivo con Reuven Feuerstein, psicopedagogista ed educatore israeliano, nato in Romania, fu per me una folgorazione. Mi colpì profondamente il suo lavoro educativo con ragazzi handicappati ma anche con bambini e adulti in generale. Mi affascinavano le sue tesi sul cervello umano in grado di essere modificato se opportunamente stimolato; e che un individuo possa cambiare e incrementare la propria intelligenza e il proprio benessere a tutte le età. Feuerstein mi suggerì di andare in Israele per approfondire i miei studi sulle sue teorie». Così, Laniado fa l’alyà nel 1993. «Avevo fatte mie le parole di Feuerstein, ossia “la ragione nascosta delle realtà cognitive è andare all’origine del problema e non sul suo sintomo”. Il suo straordinario metodo educativo mi aveva totalmente conquistata. Tornando poi in Italia, commossa dalla mia identità ebraica ritrovata, fui oggetto di sgradevoli episodi di forte antisemitismo, specie nel mondo giornalistico e professionale. Decisi così, nel 1996, di tornare  definitivamente in Israele».
«Quando ho iniziato a studiare terapia della famiglia in Israele, ho dovuto confrontarmi con le dinamiche delle famiglie israliane e con le seconde e terze generazioni dei sopravvissuti alla Shoah; e che dire poi dei traumi da servizio militare? O del clima perenne di tensione nel Paese? Così come in medicina nulla va dato per scontato, lo stesso vale per i diversi universi sociali in cui opera un terapeuta. Israele è un mosaico di culture, parametri, visioni, credenze e tradizioni diverse; un puzzle sociale, un catalogo psichico tra i più vari del mondo, (ad esempio, è il Paese dove coesistono quattro tipi di scuole pubbliche: laica, religiosa, haredim e per arabi). Un Paese molto spezzettato al suo interno, con decine di microsocietà, gruppi e tribù che possono camminare parallele e non incontrarsi mai, laddove ciascuno esprime un suo modo di affrontare la vita, la salute, la malattia».