L’orologio di mio padre Schulim Vogelmann

di Ilaria Myr

Istantanee della difficile vita del padre Schulim, unico italiano salvato da Oskar Schindler, e di quella dell’autore Daniel Vogelmann, fondatore della Giuntina

 

Sono rapide istantanee del padre Schulim (1903-1974), sopravvissuto all’orrore di Auschwitz quelli che il figlio Daniel, fondatore della casa editrice Giuntina, raccoglie in questo piccolo libro, denso di poesia e significato. Fotografie di quella che fu la difficile vita dell’unico italiano salvato da Oskar Schindler, la cui moglie e figlia vennero uccise ad Auschwitz, e che ebbe la forza di rifarsi una vita creando una nuova famiglia. Ma anche pezzi di vita del figlio Daniel, nato dopo la guerra, in famiglia ma anche con gli amici, e con la famiglia che lui si è costruito.

C’è, ad esempio, il racconto di come, per sbarcare il lunario appena arrivato a Firenze, nel 1922, Schulim si fosse messo a fare il pugile. Ma il suo nome, troppo ebraico, fu cambiato in Fritz Kubler. C’è anche l’orologio, quel bel Patek Philippe che dà il nome al libro, che Schulim si comprò una volta tornato da Auschwitz e lasciò al figlio Daniel. “Perché ad Auschwitz, oltre alla fame, il freddo e la fatica, mio padre soffriva di non avere l’orologio, una volta tornato”.

Ma non manca un ricordo recente con le nipotine Shira e Alma e il loro peluche a forma di “bassottino”, parola di cui non conoscono il significato, o riflessioni sulla religione, sulla morte e sulla pandemia. In questo libro ci sono tutta la tenerezza e l’amore di un figlio, di un padre e di un nonno nei confronti dei suoi amati, e l’intelligenza di un uomo arguto e attento, che dà al lettore una visione critica ma allo stesso tempo compassionevole dell’esistenza.

Daniel Vogelmann, L’orologio di papà e altri ricordi, Giuntina, pp. 112, euro 10,00.