Giovanna Rosadini (foto di Dino Ignani)

La Poesia di Giovanna Rosadini fra i 12 finalisti al Premio Strega 2026

Libri

di Lia Mara
Le parole e i versi della poetessa Giovanna Rosadini (nella foto), raccolte nella sua ultima opera dal titolo Cicatrici , edita nell’ottobre del 2025 da Einaudi, hanno valso la partecipazione al Premio Strega 2026, per la sezione dedicata alla Poesia. Fra i 138 i libri che hanno partecipato alla prima fase del prestigioso concorso poetico, giunto quest’anno alla quarta edizione, il Comitato scientifico ha scelto, come annunciato lo scorso 21 marzo, dodici opere che accederanno a alla selezione della cinquina finalista e in questa dozzina è stato eletto anche Cicatrici. La cinquina finale sarà poi proclamata il prossimo 16 maggio al Salone internazionale del Libro di Torino.

«Ho saputo dall’ufficio stampa di Einaudi che il mio libro era stato richiesto dal comitato scientifico del Premio – racconta Giovanna Rosadini a Mosaico- Bet Magazine – e il giorno della conferenza stampa che annunciava le candidature mi ha scritto da Roma Paola Gallo, direttrice editoriale dell’Einaudi, annunciandomi con gioia che il mio libro era in concorso». Se molti vedono nella partecipazione al Premio Strega un punto d’arrivo, la poetessa ha invece così commentato la notizia: «Naturalmente mi ha fatto piacere, l’ho vissuta come un riconoscimento per la qualità del mio lavoro pur nella consapevolezza della inevitabile componente di aleatorietà insita nei premi letterari, che fa sì che emergano una ristretta rosa di nomi rispetto a quanto rimane sommerso anche di ottimi autori e delle loro altrettanto significative opere poetiche. Devo dire poi che l’avere conseguito a suo tempo riconoscimenti come il Premio Pavese “per la qualità dell’opera” mi mette al riparo sia da ansie di conferma sia da aspettative eccessive riguardo all’imminente nomina della “cinquina” del premio e tantopiù del vincitore».

Abbiamo voluto approfondire con Rosadini, che innalza il “risveglio” e la “guarigione” quali temi centrali, se questo riconoscimento abbia il sapore di una nuova partenza o di una riconciliazione con il suo percorso. «A maggior ragione per chi come me ha vissuto un’esperienza estrema di contiguità con la morte, risvegliandosi da un coma che sembrava senza speranza di guarigione – sottolinea l’autrice – anche la partecipazione a un premio sicuramente prestigioso come questo va relativizzata in un contesto di priorità esistenziali, all’interno delle quali la “riconciliazione col mio percorso di poetessa” è avvenuta quando mi sono finalmente legittimata quell’insopprimibile componente del mio modo di essere e stare al mondo dato dalla necessità della scrittura, e ho cominciato a pubblicare i miei testi dopo l’incidente che mi ha cambiato la vita».

Cicatrici di Giovanna Rosadini pone al centro della lingua la ferita come esperienza esistenziale e storica trasfigurata in segno di memoria e di consapevolezza totalizzanti – leggiamo nella motivazione scritta dal Comitato scientifico del Premio Strega a proposito del volume eletto nella dozzina -. Le tracce epidermiche personali sono però la figura-pretesto di un dolore che sarebbe fuorviante ricondurre tout court alla sfera dell’autobiografismo lirico. Piuttosto una poesia-fenice, che ha come matrice simbolica il fuoco e la cenere di un maestro europeo quale René Char, fondata sulla possibilità di una perenne metamorfosi del bìos oltrepassante la singolarità della morte in un movimento collettivo della lingua e nella tensione verso l’altro. Un processo rigenerativo creaturale, marcatamente femminile, dove è piuttosto l’acqua l’elemento ricorrente, e ambivalente, di un principio di contraddizione: acqua come primitiva forza di cancellazione della “cosa perduta”; acqua potenza di ricongiungimento e trasfigurazione dell’origine”.

In un tempo storico che insegue spesso ben altri valori e obiettivi, con Cicatrici Giovanna Rosadini ha così portati allo Strega il tema universale della ferita che si trasforma in parola, mettendo a nudo la vulnerabilità umana e innalzando i concetti di sacro e spirituale. «Viviamo in un’epoca in cui efficienza e prestazione sono i valori dominanti, la morte è diventata un tabù e tutto sembra improntato alle “magnifiche sorti e progressive” di leopardiana memoria, certamente più nell’ormai trascorso Novecento che non nel positivista Ottocento di Leopardi – evidenzia la poetessa -. Questo primo quarto di secolo degli anni Duemila ci ha causato un brusco risveglio, in termini di guerre brutali, a cominciare dall’aggressione russa all’Ucraina, e un generale ritorno a un’entropia sociale e ambientale. L’arte in questo contesto funge da testimonianza e da memento della sostanziale precarietà esistenziale umana, come ci ricordano le figure capovolte dell’appena scomparso grande artista tedesco Georg Baselitz, o come recitano i versi di quello che è stato uno dei più importanti poeti italiani del secondo Novecento, Franco Loi: “Siamo poca roba, Dio, siamo quasi niente, /forse memoria siamo, un soffio d’aria/…”.

Quale funzione e quale miglior senso è quindi possibile dare oggi alla Poesia?

«Per quanto mi riguarda la poesia ha ed ha avuto una funzione taumaturgica, come credo sia e valga per tutta l’arte in generale, e questo sia per chi la fa che per chi ne fruisce – spiega Rosadini -. Di salvezza, verrebbe da dire: dal male, dalla solitudine, dalle mancanze, dalle fratture/ferite cui la vita inevitabilmente ci espone, dagli smarrimenti lungo la via, come scrive Niccolò Nisivoccia, uno dei critici più sensibili che si sono accostati alla mia opera. Riguardo al sacro e alla componente spirituale della mia poesia, riprendo l’analisi dello stesso Nisivoccia, che nota come in essa sia sempre evocato un “Tu”, di volta in volta immanente o trascendente: “Non è anche questo, a connotarne la sacralità, se non addirittura il misticismo? Non è forse proprio il desiderio di entrare in contatto con il mistero, con l’inafferrabilità delle cose? Il ‘Tu’ di Giovanna non sempre si vede, non sempre si può esprimere: ma è comunque sempre presente, nella sua poesia, è il senso profondo che le dà voce e la origina”.

 

Chi è Giovanna Rosadini

Nata a Genova nel 1963, si è laureata in Lingue e Letterature Orientali all’Università di Ca’ Foscari, a Venezia.  Ha lavorato per la casa editrice Einaudi, come redattrice ed editor di poesia, fino al 2004, anno in cui è uscito, per lo stesso editore, Clinica dell’abbandono di Alda Merini, da lei curato. Ha pubblicato la raccolta Il sistema limbico per le Edizioni di Atelier nel 2008, e altri testi poetici in riviste e antologie collettive. Nel 2010 è uscito Unità di risveglio, per la Collezione di Poesia Einaudi, Premio Arenzano. Per lo stesso editore ha curato l’antologia Nuovi poeti italiani 6, del 2012. La sua terza raccolta poetica, il numero completo dei giorni, è stata pubblicata da Nino Aragno editore nel 2014. A maggio 2018 la pubblicazione di una nuova raccolta, Fioriture capovolte, ancora per Einaudi editore, Premio Camaiore, cui ha fatto seguito, nel luglio 2019, l’autoantologia con inediti Frammenti di felicità terrena, edita nella collana “Gialla oro” di LietoColle /Pordenonelegge, Premio Merini. Nel 2021, per i tipi di Interno Poesia, la silloge in lasse prosastiche Un altro tempo. Ha vinto la 40ma edizione del Premio Pavese sezione poesia “per la qualità dell’opera” nel 2023.  La sua ultima raccolta, Cicatrici, è uscita a ottobre 2025 per Einaudi. Ancora più recente la plaquette Impromptu, pubblicata da Ilglomerulodisale a dicembre 2025. Vive e lavora a Milano.

Foto di Dino Ignani