La Milano anni Settanta, l’Argentina, il passato che torna con un amore tardivo

Libri

di Fiona Diwan

C’è il fermento della New York anni Settanta, Times Square e Riverside Drive, luoghi in cui risuonano le musiche di Leonard Cohen, Mike Oldfield, Gato Barbieri… C’è il profumo di una generazione, quella delle lotte politiche scandite dalle note degli Inti Illimani, con i sogni, le disillusioni, le idealità della “meglio gioventù” post-Sessantotto. C’è la Milano di via Magolfa e dei Navigli, quando ancora quelle ripe erano un ritrovo per Vallanzasca e la “mala” milanese, con i bar e le osterie in cui ci si incontrava con gli expat cileni e argentini in fuga dal terrore della dittatura di Videla o di Pinochet. C’è ancora la struggente bellezza dei paesaggi di Buenos Aires e dell’Argentina di oggi, e la rievocazione di una delle pagine più nere della storia sudamericana del XX secolo, quella dei desaparecidos buttati giù dagli aerei con un blocco di cemento ai piedi e delle nonne di Plaza de Mayo (molti di loro appartenevano a famiglie ebraiche scampate alla Shoah).

Ma c’è soprattutto la cicatrice di una ferita d’amore che torna a pulsare; e che si porta dietro i detriti dell’oceano-vita in una risacca dispettosa che lascia sulla battigia doni inaspettati ma anche rotte e scheggiate emozioni. Il tema di questo primo romanzo di Giorgio Secchi, giornalista e saggista, non è solo l’amore giovanile che strappa i capelli e che è sempre perduto. È piuttosto quello dell’amore tardivo che ti fa lo sgambetto quando meno te lo aspetti perché sei già nell’imbrunire del tuo tempo, nella stagione brizzolata di un autunno mite e rallentato.

Il romanzo si dipana infatti tra la maturità ancora vitale dei due protagonisti, ex amanti, e il passato tribolato di una stagione politica che molti morti ha lasciato sul pavè. Il tempo è passato, dall’eskimo al cappotto di cashmere, e ha il ritmo delle vite scheggiate di un’intera generazione, quella che ha visto troppi amori, conosciuto molti matrimoni, partorito famiglie disfunzionali, coppie che hanno camminato insieme senza lasciare orme. Ed ecco allora che riappare un amore di gioventù, apparentemente sepolto e dimenticato, innescando una fuga all’indietro imprevista e non cercata. Un’epifania del cuore e dell’anima.

Ma intanto si sono fatte scelte, consumato i giorni, avuto dei figli, costruito altre storie. E allora che fare? È giusto cancellare tutto con un gesto di ribellione, con un colpo di testa? Si può far rivivere ciò che è stato? Perché la vita nel frattempo ha fatto il suo corso con i suoi lutti inaspettati, col destino che ti ha portato altrove, in altri luoghi dell’anima e della geografia. Che fare allora delle discese ripide del passato, delle occasioni perdute e inaspettatamente ritrovate? Ripercorrerle senza paura? Fuggirle per non rompere equilibri? Che fare col filo d’oro del ricordo quando si mette a cucire la trama del tuo presente?

Con una scrittura svelta e dialoghi incalzanti e pieni di verve, Giorgio Secchi ci consegna un romanzo generazionale pieno di delicatezza e ironia, portandoci sotto le pendici innevate della Cordigliera delle Ande, trascinandoci in vecchie milonghe argentine e in fumosi bar sui Navigli, tra le nebbiosità di una Milano d’inverno. Accompagnandoci, infine, sui sentieri in penombra delle illusioni perdute e ritrovate.

Giorgio Secchi, Non c’è tempo per un tango, Bookabook, pp. 299, euro 18,00.

 

Foto in alto: I Navigli di Milano ritratti da Manfredo D’Urbino

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