La Gerusalemme di Yiftach Ashkenazi

Libri

di Cyril Aslanov *

[Ebraica. Letteratura come vita] Un nuovo thriller israeliano che merita di essere scoperto e tradotto

Il thriller Ghei ven hinnom (“Geenna”) scritto da un giovane romanziere molto promettente, Yiftach Ashkenazi, è stato recentemente pubblicato nel consorzio editoriale Kinneret, Zmora-Bitan, Dvir (2019). Il titolo Ghei ven hinnom è già per di sé tutto un programma: è il nome di una valle (in ebraico gai/ghei) che dal fianco meridionale del Monte Sion corre verso sudest, conettendosi con la valle del Cedron e con l’odierna passaggiata Sherover, la Taielet. Questo radicamento topografico ha una certa rilevanza per la trama di questo thriller. Infatti, l’assassino passa per questo cammino per commettere i suoi crimini seriali. Il titolo Ghei ven hinnom è anche ricco di risonanze simboliche poiché, secondo il versetto di 2 Re 23:10, Manasse, Re di Giuda, diventato idolatra, sacrificava in questa valle i primogeniti al dio cananeo Molec. Più tardi il profeta Geremia predisse il castigo escatologico degli iniqui in questa stessa valle (Geremia 7:32). Proprio da qui la letteratura rabbinica ha sviluppato il concetto metafisico di Geenna, il luogo dell’oltretomba dove i cattivi pagano per i loro peccati.

Eppure Ashkenazi racconta una storia molto realistica e concreta. È una narrativa che sembra molto verosimile poiché si inserisce nella trama di eventi reali che accaddero a Gerusalemme durante l’estate del 2015, quando un fanatico demente accoltellò fatalmente Shira Banki, ragazza di 16 anni che sfilava in un gay pride. Sembra che questo assassinio, purtroppo reale, abbia ispirato al talentuoso Ashkenazi il motivo di una serie di crimini assurdi, apparentemente dettati dall’odio gratuito come dimostrano i graffiti denigratori che li accompagnano (un po’ come nel film Seven di David Fincher).
Yonatan Shalem, l’ispettore di polizia incaricato per l’inchiesta, è un essere tormentato dal suo passato militare nell’unità Duvdevan, composta di infiltrati camuffati da arabi (mista’aravim) che si occupano di operazioni ultra-sensibili nei Territori palestinesi. Questa unità di Tsahal è ben conosciuta oramai grazie alla serie Fauda. Ma dal punto di vista del romanzo Ghei ven hinnom, questo passato militare eroico è soprattutto percepito come qualcosa di traumatico, che influenza lo stato depressivo dell’eroe “paradossale” (anti-eroe) Yonatan Shalem, che gestisce l’indagine con la poliziotta Lena, un’immigrata dall’ex-URSS, piena di complessi che cerca di superare senza molto successo.
Attraverso la caccia all’assassino seriale, Ashkenazi riesce a descrivere in modo molto autentico la realtà della città santa, nominata in modo di sineddoche tendenziosa con il lugubre nomignolo Ghei ven hinnom. Il pennello di questo giovane autore che, come molti giovani israeliani, nutre dei sentimenti di amore e odio nei confronti di Gerusalemme, è di un’incredibile precisione realistica e di una caustica crudeltà satirica. Descrive personaggi pittoreschi, ridicoli e patetici: la leader di una setta new age che si fa chiamare gura, femminile grottesco di guru, veterani traumatizzati come Yonatan Shalem, avvocati furbastri, politici locali corrotti, religiosi fanatici e… una cagna quasi umana, che fa un po’ pensare al cane Balac, il protagonista animale antropopatico di Appena ieri di Shmuel Yosef Agnon.
Il libro non è ancora tradotto all’italiano e non lo è neppure all’inglese. Ma questa breve notizia potrebbe incitare ad offrire Ghei ven hinnom “Geenna” al pubblico
italiano. Ne vale veramente la pena.

*Cyril Aslanov è professore ordinario alla Aix-Marseille Université e membro dell’Accademia della lingua ebraica di Gerusalemme.

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