Cover della graphic novel Il nido

Il “nido” di Hitler, viaggio nell’oscurità

di Nathan Greppi
Negli ultimi mesi prima della fine della Seconda Guerra Mondiale, i nazisti in generale e Hitler in particolare continuarono fino all’ultimo a illudersi di poter vincere e dominare l’Europa. Dietro la retorica aggressiva, gli slogan e la propaganda si celavano figure vigliacche e meschine, che ostentavano un finto coraggio per celare la propria mediocrità. Di questo parla la graphic novel Il nido, scritta e disegnata dal fumettista Marco Galli.

La storia, ispirata a fatti realmente accaduti, si svolge dal 3 al 7 luglio 1944 in un luogo noto come il “Nido dell’Aquila”, all’epoca il rifugio di Hitler sulle Alpi Bavaresi. Qui si riunisce con l’amante Eva Braun e i membri più importanti del suo Stato Maggiore e del governo, come Goebbels ed Eichmann. In questo luogo, l’uomo che da anni stava mettendo a ferro e fuoco il continente e mandando a morire milioni di innocenti, dietro la maschera dell’uomo forte si rivelava un individuo debole, patetico, sprofondato nella paranoia e in preda alle allucinazioni, che lo rendevano dipendente dalle droghe.

 

In questo romanzo a fumetti, le parole contano relativamente poco, mentre ad avere un ruolo centrale sono gli sguardi: quando gli occhi di un personaggio si colorano di rosso ciò sembra rispecchiare rabbia e frustrazione, mentre gli occhi del dittatore appaiono spesso privi di colore, vitrei, come ad indicare uno stato di apatia. Un caso simile riguarda un anziano cacciatore del posto, che quando Hitler si aggira nei boschi gli punta sempre il fucile contro e trattiene a fatica l’impulso di premere il grilletto. Lui e Hitler sono due facce della stessa medaglia: persone che, avendo in mano il potere di decidere della vita e della morte degli altri, si convincono di essere superiori agli altri uomini.

Dopo lo sbarco in Normandia, quando l’intero Stato Maggiore va nel panico e Hitler continua a illudere sé stesso di poter vincere, dal dialogo tra la Braun e un soldato ventenne si riesce a cogliere l’essenza di ciò che erano i nazisti, perlomeno quelli più convinti: a lei che gli suggerisce di fuggire poiché alla sua età è ancora in tempo per ricominciare, lui risponde che combattere e uccidere dava un senso alla sua esistenza più della monotonia della vita borghese. Questo, sembra dirci Galli, era il nazismo: amore per la morte, spacciato per eroismo, unito ad un odio per i valori della borghesia.

L’autore non ha paura di immergere il lettore negli aspetti più macabri e inquietanti dell’animo umano, facendolo viaggiare nei meandri più profondi della psiche di alcuni dei peggiori carnefici del secolo scorso. I gerarchi vengono descritti come figure ipocrite, che facevano la bella vita ubriacandosi e approfittando sessualmente di giovani donne, e allo stesso tempo mandavano a morire il loro stesso popolo sui campi di battaglia.

Il nido non è un’opera adatta a tutti, ma è senza dubbio un’opera necessaria in particolare per chi si interessa di psicologia e criminologia, e vuole capire quali forme può assumere la cattiveria.

 

Marco Galli, Il nido, Coconino Press, pp. 168, 23,00 euro.