Una litografia del primo Tempio di Gerusalemme

I predatori del Bet HaMikdash

Libri

di Michael Soncin

Nel 70 ev, l’imperatore Tito distrusse il Tempio e lasciò depredare il tesoro di Stato degli ebrei. La figura dominante della spoliazione di Gerusalemme fu l’avido Gneo Pompeo Magno

Il Tempio di Gerusalemme, sia il primo, quello di Salomone, sia il secondo, dopo l’esilio, è stato preso di mira dai nemici del popolo ebraico, diventando un bersaglio politico, religioso ed economico, un protrarsi di terribili avvenimenti che abbraccia un arco temporale millenario.
Nelle scritture si fa riferimento al Tempio e alla sua immutata struttura. Il Beth haMikdash, in ebraico letteralmente “casa del santuario”, il ‘Tempio’, è uno dei temi cruciali di questo libro. Con in mano la lente d’ingrandimento, lo storico del mondo dell’antichità Luciano Canfora ne ripercorre le vicende tracciandone uno spaccato filologico.
Visto il profilarsi di disastri, saccheggi, irruzioni e rinascite, nel testo troviamo una puntuale distinzione tra il primo e il secondo tempio, con annesse le storie che li riguardano.

È poco dopo la scomparsa di re Salomone, secondo gli studiosi, il periodo a cui risale il più antico saccheggio, imputato al faraone Sesonchis. La rinascita, avvenuta nel nome di Roboamo (972 a.e.v. – 914 a.e.v.), vide il bronzo al posto dell’oro, cicatrice evidente della razzia compiuta dagli egiziani, impossessatisi di un ricchissimo patrimonio. In seguito all’invasione del re babilonese Nabucodonosor, gli ebrei furono deportati in Babilonia e nel 587 a.e.v. il Tempio di Salomone venne distrutto. Iniziarono così gli anni dell’esilio, della “cattività’”, fino a quando, nel 538 a.e.v., il re di Persia Ciro il Grande, dopo la conquista Babilonia, permise agli ebrei di fare rientro nell’originaria terra d’appartenenza. Con Ciro iniziò la ricostruzione del Tempio, il Secondo, ultimato intorno al 520-515. Ciro è “il faro di luce nella storia ebraica, egli incarna perfettamente quel sincretismo tollerante di cui, nei confronti degli Ebrei, i Romani non furono capaci”, scrive Canfora. Dei dettagli riguardanti la struttura del Secondo Tempio appaiono alcune scarse notizie nel II libro di Esdra.
Antioco IV (215 -164 a.e.v.) lo profanò “installando nel rigoroso vuoto del ‘Santissimo’ una statua di Zeus (166 a.e.v.)” – riporta il testo -, poi riconsacrato da Giuda Maccabeo.
Sarà poi con Roma e la sua potenza bellica che bisognerà vedersela. Uno dei punti centrali messi a fuoco nel saggio di Canfora è la conquista di Gerusalemme da parte dell’Impero romano, compiuta nel 63 a.e.v. da Gneo Pompeo Magno.

Gli ebrei, non avendo costruito statue, vennero accusati di non avere un vero Dio. Questa è la mala-interpretazione che venne fatta, un’assenza che disorientò Pompeo quando irruppe nel Tempio. Una paura del diverso, trasformatasi in atteggiamenti ostili, alimentata dalle più note voci di quei tempi. Cicerone diceva: “Quella gente aborrisce lo splendore del nostro impero, la gravitas del nostro nome, le usanze e le leggi dei nostri avi”. Un puro sentimento antigiudaico, manifestato anche da Strabone, che affermò: “Sono penetrati in tutti gli Stati, e non è facile nel mondo intero trovare un solo posto in cui questa razza non abbia ottenuto accoglienza riuscendo poi a farla sempre da padrone”, fonte che conosciamo grazie allo storico ebreo Giuseppe Flavio (37 e.v. – 100 e.v.). A proposito di questo personaggio chiave, Canfora rimescola le carte, ribadendo un ordine diverso degli eventi, rispetto a come li presenta Flavio. Ci si riferisce nel dettaglio a quando Flavio raccontava che quando Pompeo invase Gerusalemme uccidendo migliaia di ebrei, non toccò il tesoro, mentre da Dione Cassio, tesi appoggiata da Canfora, s’apprende l’opposto: egli depredò l’impossibile, compresa la famosa vigna d’oro. Molto probabilmente la mossa di Flavio era un tentativo diplomatico di riannettere gli ebrei all’interno dell’impero. L’analisi dotta del filologo risiede anche nella citazione dei Salmi di Salomone, fonte ebraica, la più vicina ai fatti. Lungo il testo viene chiaramente data attenzione anche alle tristi “gesta” nel 70 e.v. da parte di Tito. Fatti che dopo millenni ricordiamo ancora oggi, osservando diversi giorni di digiuno.

Luciano Canfora,
Il tesoro degli ebrei. Roma e Gerusalemme,
Laterza editore,
collana: Cultura storica, pp. 304, euro 22,00.