Gerda Taro con Robert Capa

Gerda Taro, l’anima e il volto della fotografa di guerra

Libri

di Marina Gersony
Viso ovale, capelli castano chiaro tagliati alla garçonne – o meglio, femminilmente boysh -, la ragazza fissa davanti a sé e sembra voler comunicare qualcosa: forse una sfida, forse un invito alla complicità o forse entrambe le cose. Chi lo sa. Strizza un occhio, le labbra sottili spiegate in un sorriso ammiccante, le dita della mano destra avvolgono mezza sigaretta accesa. La mano sinistra, appoggiata sul tavolo, sfiora un bicchiere di vino rosso. La postura e lo sguardo esprimono arguzia, freschezza, atipicità e fascino. Quel tipo di volto che non si dimentica facilmente.
È la foto di Gerda Taro (nella foto con il compagno e grande fotografo Robert Capa) sulla copertina de La ragazza con la Leica, il nuovo, bellissimo (e doveroso) romanzo di Helena Janeczek, in libreria per Guanda. Con penna precisa e appassionata, l’autrice ricostruisce la storia e la figura della prima fotografa di guerra caduta sul campo in giovanissima età. Nel giorno del suo funerale, il 1° agosto del 1937, avrebbe compiuto ventisette anni.

Chi era Gerda Taro

Nata a Stoccarda con il nome di Gerta Pohorylle in una famiglia della buona borghesia ebraica di origini galiziane, nonostante le origini borghesi, Gerda aveva militato con slancio nei movimenti socialisti e lavoratori. A Parigi conobbe l’ungherese Endre Friedmann, francesizzato in Andrè Friedmann, diventato universalmente noto come Robert Capa. Un incontro del destino. Al ritorno dal fronte di Brunete, in Spagna, Gerda Taro perse la vita a causa di un terribile incidente: cadde e rimase schiacciata sotto i cingoli di un tank. Correva l’anno 1937 e Capa non si riprese mai più dalla sua morte. Più volte raccontò che all’alba di quel 26 luglio 1937 era morto anche lui.
Quella di Gerda è storia probabilmente nota a pochi happy few, perché di fatto oggi nessuno sa più chi era questa rivoluzionaria militante, protagonista della Resistenza al fascismo, entrata nella Storia della fotografia soprattutto per i reportage realizzati durante la Guerra di Spagna. «Si è persa traccia perfino del suo lavoro fotografico, perché Gerda era una compagna, una donna coraggiosa e libera, molto bella e molto libera, diciamo libera sotto ogni aspetto», dice di lei una voce del libro.

Oggi, grazie a Helena Janeczek e alla sua capacità di scavare nella personalità e nel mondo di Gerda, ci viene restituita l’immagine inedita di questa giovane donna incantevole. Nessuno meglio della scrittrice ebrea tedesca di origine polacca e naturalizzata italiana poteva raccontarci Gerda Taro in tutte le sue sfaccettature, un misto di sensibilità, concretezza e di ineffabile Leidenschaft (passione): «Ho capito che Gerda è un personaggio così forte perché passa come una stella cometa nelle vite degli amici e degli amanti; e sono gli sguardi degli altri che ne restituiscono tutta la luminescenza, tutta l’energia inafferrabile. Questa donna sapeva tirare fuori il meglio dagli altri, come accade quando ti innamori e provi energie nuove, ti senti potenziato…», ha osservato Janeczek in una bella intervista a il Libraio.it. Del resto Gerda era Gerda, era la gioia di vivere. Qualcosa che esisteva, si rinnovava, accadeva ovunque.

Helena Janeczek, La ragazza con la Leica, Editore Guanda, pp. 336, € 18,00

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