L’editore imprevedibile. Livio Garzanti e lo spirito del Novecento

Libri

di Paolo Castellano

«Livio crea inquietudine, intorbidisce per vedere chiaro e da qui prende corpo il voler bene. Io gli ho voluto bene nonostante il suo carattere e i forti contrasti». Così Louise Michail Garzanti, gallerista di archeologia e arte islamica, descrive nel volume Una vita con i libri. Appunti, racconti e interviste (Interlinea) il rapporto con suo marito.

La testimonianza della terza moglie di Garzanti fa parte di una raccolta di carte private, memorie, testimonianze su autori, testi creativi e interviste per celebrare il centenario della nascita (1 luglio 1921) di uno dei più influenti e imprevedibili editori del secondo Novecento. Livio Garzanti non ebbe un carattere facile. Tuttavia restano indubbie le sue capacità imprenditoriali che hanno contribuito ad arricchire la cultura italiana con progetti editoriali come “Le Garzantine” e la collana “I grandi libri”.

Negli anni Cinquanta, Livio Garzanti prende le redini della casa editrice che durante il fascismo il padre Aldo aveva comprato dalla famiglia ebraica dei Treves. Su questo fatto, Livio cercò di chiarire le circostanze di acquisizione poiché il giornale Popolo e Libertà accusò i Garzanti di aver compiuto una sorta di espropriazione per conto del fascismo di Mussolini che nel 1938 promulgò le Leggi Razziali che colpirono la popolazione ebraica italiana. Compresa la famiglia Treves, che “non voleva piegarsi all’ingiunzione di cambiare l’illustre nome ebraico della ragione sociale dell’azienda”. Nell’articolo Aldo Garzanti venne definito “vecchio fascista” per sottolineare la presunta connivenza con il regime mussoliniano.

«Non nego che mio padre fosse fascista, ma certo non gli si addice il titolo di vecchio fascista. Egli fu difatti degli ultimi a ricevere la tessera del Partito Fascista se ben ricordo nel 1938 quando a ciò fu obbligato per poter continuare la sua attività editoriale già da tempo iniziata. Se poi la sua iscrizione fu retrodatata al 1927, lo fu per una disposizione generale che venne applicata a tutti gli ex combattenti allora iscritti al PNF. In ogni modo tengo ad affermare che mio padre non ebbe mai alcuna carica né alcuna onorificenza del governo fascista e se assunse di persona un certo atteggiamento politico, ciò fu quando, dopo la caduta del fascismo sino ai primi di settembre 1943, assunse la direzione della “Illustrazione Italiana”», replicò Livio Garzanti, aggiungendo che il cambiamento della ragione sociale della casa editrice avvenne sei mesi dopo il passaggio di proprietà.

A parte questo, sfogliando Una vita con i libri il lettore potrà trovare diverse tessere che delineano il difficile carattere del grande editore milanese. In più, aprendo la raccolta, si avrà l’opportunità di leggere commenti di prima mano sui rapporti intercorsi tra l’editore e i grandi autori della scuderia Garzanti. Sono infatti presenti brevi ma intensi ritratti su Italo Calvino, Goffredo Parise, Pier Paolo Pasolini, Eugenio Montale e altri. Formidabile poi la rivalità con l’editore Giulio Einaudi, con cui Garzanti non ebbe rapporti, accusandolo di essere “presuntuoso e senza cultura propria”: «Ha imposto la sua forma di presunzione a tutta la cultura italiana. Era un comunista megalomane».

A 85 anni, Garzanti nutriva forti dubbi sul clima culturale del nuovo millennio. Nel 2006, al giornalista Paolo Di Stefano disse che l’editoria aveva perso la capacità di creare libri di qualità: «Per me [gli anni alla guida della casa editrice] è stata un’epoca felice, si sentiva il fervore, il desiderio di cultura e di intelligenza. Invece oggi siamo proprio a terra, lo dice il mondo. Tutto è mercato e non è colpa degli editori. Ogni imbecille fa almeno un libro e poi corre in televisione e vende mezzo milione di copie, persino i politici scrivono libri, ma non me ne frega niente, io sono fuori e non c’è bisogno di parlarne».

Sicuramente il titolo pubblicato da Interlinea rappresenta un bell’omaggio alla figura di Livio Garzanti e – come sottolinea il critico letterario Gian Carlo Ferretti nella sua nota finale al libro – un prezioso contributo biografico, documentario, storico e critico sulla sua attività e produzione.

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