Nedo Fiano

Oltre la Memoria, Nedo Fiano nel commosso ricordo di parenti e amici in un grande evento su Zoom

Eventi

di Roberto Zadik
Lo scorso 19 dicembre è mancato il coraggioso e lucido Nedo Fiano, uno dei testimoni della Shoah che è riuscito a raccontare l’inenarrabile atrocità dei lager e della sua esperienza coinvolgendo con la sua capacità comunicativa migliaia di giovani.

Ma qual era il suo “lato umano” oltre al personaggio pubblico e quale la sua storia famigliare e personale dall’infanzia, alla deportazione, fino alla ricostruzione di una vita e di una famiglia dopo il suo dramma? Questi sono stati alcuni degli argomenti dell’emozionante ricordo della sua figura, organizzato il 27 dicembre dall’associazione Hevrat Yehudei Italia, che rappresenta gli “italkim” (nome in ebraico della vasta comunità di ebrei italiani residenti in Israele).

Durante l’iniziativa su Zoom che ha riscosso grande successo, duecento utenti online, hanno partecipato una serie di ospiti importanti. Fra le tante personalità, a livello comunitario il presidente Milo Hasbani, l’Assessore alla Cultura Gadi Schoenheit, che hanno fornito un sentito ricordo di Fiano, il presidente del Memoriale della Shoah Roberto Jarach, l’ex consigliere Avram Hason fino alla presidentessa Ucei Noemi Di Segni, all’ambasciatore italiano in Israele, Gianluca Benedetti . Molto importante e inedita la testimonianza famigliare e personale in ricordo di Nedo Fiano, da parte di due dei quattro figli, Andrea e l’On. Emanuele Fiano, e della  giornalista e scrittrice Fiamma Nirenstein nipote di Nedo  e figlia anche lei di un sopravvissuto alla Shoah, l’ebreo polacco Alberto Nirenstein divenuto uno dei primi storici dei lager nazisti e valoroso membro della Brigata Ebraica. L’incontro è stato presentato da Cecilia Nizza, docente per molti anni  della scuola ebraica milanese, ora in Israele, che ha posto domande ai vari relatori della serata introdotta da  Michael Raccah neo presidente di Hevrat Yehudei Italia.

Citando la Torah e la morte di Giacobbe, tema di apertura della parasha di questa settimana Vayechi che conclude il libro della Genesi, Raccah ha ricordato di essere anche lui figlio di un sopravvissuto. Passando da varie fonti sia bibliche che talmudiche, egli ha invitato a una memoria il più possibile attiva e dinamica che, come ha sottolineato, “deve essere tenuta in vita col racconto di quello che è successo, impedendo che il ricordo sia un qualcosa di passivo e trasformandolo invece in una benedizione”. Egli ha aggiunto “nel Talmud trattato di Taanit, Digiuni, si dice che Giacobbe fosse vivo anche dopo la sua morte e questo grazie agli sforzi della sua discendenza che ne ha mantenuto sempre la memoria”. Collegato alla Torah e all’ebraismo anche l’intervento della professoressa  Nizza che ha ricordato il rischio di “una laicizzazione della Memoria” sottolineando come essa sia una “delle facoltà umane più fragili” e per questo vada costantemente rafforzata. “In ebraico il termine è Ricordo, Zachor ed è talmente importante da apparire per ben 169 volte nella Bibbia”. Nel suo discorso ha ribadito “il nostro dovere di inserire la Shoah nel solco della tradizione ebraica” e la strana “casualità” che la Liberazione dal lager di Auschwitz coincida proprio con lo Shabbat in cui si legge il brano biblico di Beshallach che rievoca l’Uscita dall’Egitto del popolo ebraico e l’attacco di Amalek, immediatamente successivo ad essa. Parte centrale dell’evento è stata la testimonianza famigliare e privata che ne ha restituito un ricordo estremamente coinvolgente e efficace.

L’uomo Nedo Fiano, la sua famiglia

A questo proposito Andrea Fiano ha così ricostruito la biografia del padre: “era nato a Firenze nel 1925 da una famiglia ebraica tutto sommato abbastanza modesta, composta dai Fiano e dai Castiglioni e dopo una infanzia relativamente tranquilla sono arrivate le Leggi Razziali”. Da lì la situazione si è sempre più aggravata fino alla deportazione a soli 18 anni. Prima con l’internamento a Fossoli seguito dal trasferimento nel campo di sterminio di Auschwitz il 23 maggio 1944”. “Tutta la sua famiglia venne sterminata e nostro padre tornò liberato dal campo di Buchenwald a 20 anni a Firenze completamente da solo, lavorando in un negozio di tessuti accudito da cugini lontani. Fu molto dura, ma ricominciò una nuova vita sposandosi nel 1949 con nostra madre e riuscendo a laurearsi in Economia e Commercio nel 1968 a 43 anni.” Una vita tutta in salita e vissuta con coraggio, forza e intensità, caratteristica ricordata da vari relatori.  A questo proposito presidente comunitario Milo Hasbani ne ha rievocato “lo sguardo intenso e la dolcezza di marito, padre e nonno”.

Nedo Fiano da testimone infaticabile della Shoah ad affettuoso padre e nonno in famiglia

Durante la serata sono stati approfonditi vari lati professionali e caratteriali di Fiano, primo fra tutti quello della testimonianza. Tutto cominciò alla fine degli anni ’70 come hanno evidenziato sia Andrea che Emanuele Fiano, dopo anni di studio della Shoah e di riflessione interiore su quello che aveva vissuto. Quest’ultimo ha raccontato che come tanti sopravvissuti “in famiglia, papà non parlava molto dei campi e avevamo saputo tutto dai libri che aveva in casa e dalle atroci fotografie che essi contenevano”. “Vedevo i buchi nelle gambe” ha ricordato Emanuele Fiano “il numero sul braccio, che ci diceva che era quello di casa, ma era diverso e che gli mancava un alluce del piede, che aveva perso mentre nei disumani lavori del campo sistemava le rotaie dei binari e una di esse gli era caduta sul piede mozzandogli quel dito, ma non diceva molto”. Nella sua interessante testimonianza di figlio più giovane, nato nel 1963 mentre gli altri sono nati negli anni ’50, egli ha ricordato come “nell’ebraismo la Memoria non passa solo dalle parole ma anche dai simboli. In questo caso dalle ferite sul corpo a causa delle percosse inferte con estrema violenza dai soldati delle SS nel lager di Birkenau”.

Dopo molti anni di silenzio e di incessante studio, lettura e analisi della Shoah “aveva una libreria meravigliosa e mentre eravamo in vacanza a volte si isolava a leggere libri mentre noi chiacchieravamo sotto gli ombrelloni” ha ricordato Fiamma Nirenstein, finalmente nel 1977 decise di iniziare la sua infaticabile e preziosa opera di testimonianza. Il suo esordio di “narratore” della Shoah fu al Tempio di via Guastalla in una affollatissima Sala Jarach dove egli “svuotò la valigia che egli aveva riempito fino a quel momento” come ha detto Emanuele Fiano. “Fu un momento fondamentale per lui “ ha proseguito “che aveva sofferto così tanto, vide suo padre deperire davanti a lui e suo cugino morì a soli 18 mesi ma che gioiva della possibilità di raccontare la sua esperienza”.

Molto sentita anche la testimonianza di Fiamma Nirenstein che ha messo in luce diversi tratti caratteriali di Nedo Fiano. “Ricordo quel suo aspetto di bell’uomo, la premura e l’affetto che aveva nei nostri confronti, come padre, nonno, zio e marito, quell’ironia acuta nel dare a tutti noi un soprannome, mi chiamava “Fiamska” alludendo al mio padre polacco, l’allegria e il gusto per la battuta anche se in alcuni momenti diventava misterioso e si chiudeva in sé stesso”. Nel suo coinvolgente ritratto la Nirenstein ha narrato alcuni aspetti inediti della personalità di Nedo. Oltre alla sua forza e alla sua combattività nella sua personalità spiccavano “ il senso pratico, la sua incredibile generosità, la saggezza dei suoi consigli, le sue capacità manageriali da uomo che conosceva la vita e i suoi ostacoli e quella bellissima voce con cui cantava meravigliosamente. Come nelle cene pasquali in famiglia dove intonava i canti tradizionali e tutti ne eravamo emozionati”. Gli ultimi anni di Nedo Fiano sono stati segnati da un graduale e fisiologico decadimento, “non si ricordava più di Auschwitz nonostante avesse passato buona parte della sua vita come custode della Memoria” ha ricordato il figlio Emanuele.

Il ritorno ad Auschwitz nel 1995 con il documentario “Memoria” di Ruggero Gabbai

In tema di Memoria e di Auschwitz molto intenso il racconto dell’Assessore alla Cultura Schoenheit che ha ricordato il legame fra suo padre Franco e Nedo in un aneddoto che li lega. “Era l’aprile del 1945 e mio padre stava facendo il censimento dei morti nelle baracche del campo quando vide Nedo in condizioni estremamente gravi” ha raccontato Schoenheit “egli disse che aveva perso tutto e mio padre gli rispose che doveva sopravvivere se no i nazisti avrebbero vinto su di noi”.

Collegato al ritorno di Nedo Fiano ad Auschwitz il racconto della consigliera Pia Masnini Jarach. Nel suo toccante resoconto ha sottolineato la centralità di tre persone come Nedo Fiano, Goti Bauer e Liliana Segre nel ricordo della Shoah e “il groviglio di emozioni” che ha caratterizzato il suo viaggio ad Auschwitz assieme a varie persone, fra cui Nedo Fiano che tornava per la prima volta nel lager dopo mezzo secolo in occasione del documentario “Memoria” firmato dal regista Ruggero Gabbai basandosi sul soggetto di due autorevoli storici come Liliana Picciotto e Marcello Pezzetti e uscito nel 1997 anche se le riprese cominciarono nel 1995. E’ stato un viaggio molto inquieto”, come ha evidenziato la Jarach. “Mio marito ebbe un problema col passaporto che era scaduto e scelse di tornare indietro mentre noi eravamo in hotel nell’odierna città di Oswiecim, nome polacco di Auschwitz “ ha rievocato “quando abbiamo appreso della morte di Rabin. Fu una sovrapposizione estremamente forte per noi e per Nedo fu davvero difficile tornare in un luogo dove la sua famiglia era stata sterminata”.

In tema di aneddoti Pia Jarach ha raccontato di un altro suo incontro con Nedo Fiano nel 1998 per conto della Fondazione Spielberg. Durante una serie di interviste ai sopravvissuti alla Shoah “ebbi la soddisfazione di non far piangere Nedo mentre tutti gli altri piansero”. Una serie di testimonianze, ricordi, l’ex consigliere Hason ha ricordato la loro amicizia ai tempi in cui era presidente del Benè Berith e “la sua visione estremamente moderna del mondo, quando insistette perchè le donne entrassero a far parte dell’organizzazione benefica che al tempo era tutto maschile” mentre lo statistico Sergio Della Pergola ha definito Nedo Fiano “un grande educatore del 900”.

Durante lo stimolante incontro non solo ricordi e emozioni ma anche riflessioni sull’antisemitismo nonostante il continuo impegno dei sopravvissuti e di Fiano nel cammino della Memoria e proposte come quella di Roberto Jarach di dedicare “una delle stanze del Memoriale a Nedo”. Egli ha ricordato l’impegno di Nedo Fiano, elogiandone la capacità di capire le emozioni altrui, la sua attività al Memoriale e verso i giovani. In conclusione il Rabbino e biologo Gianfranco Di Segni ha intonato l’Yizkor, preghiera in memoria dei defunti.

 

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