Opera di William Congdon

Prorogata fino al 13 marzo al Memoriale della Shoah la mostra di disegni di William Congdon

Arte

di Roberto Zadik
Disegni dal realismo e dall’espressività davvero impressionanti, quelli del grande artista americano William Congdon (1912-1998), che raccontano le inenarrabili atrocità del lager di Bergen Belsen, protagoniste della mostra In The Death of one (Nella morte di una persona) al Memoriale della Shoah. Visto il grande successo, l’esposizione iniziata lo scorso 14 ottobre e che avrebbe dovuto concludersi lo scorso 31 gennaio, è stata prorogata fino a domenica 13 marzo. Il catalogo della mostra, In the Death of one (Biblion Editore 90pp, 20 euro) è firmato dall’Assessore all’Autonomia e Cultura della Regione Lombardia, Prof. Stefano Bruno Galli.

William Congdon come tanti suoi coetanei della buona borghesia americana si era arruolato come autista volontario di ambulanza, una “moda intellettuale” già iniziata durante la Prima Guerra Mondiale e cui avevano aderito fra gli altri Ernest Hemingway e John Dos Passos.

Il 2 maggio 1945 Congdon arrivò nel campo, liberato poche settimane prima dai britannici e dove era morta Anna Frank. In quel luogo Congdon trovò scene terrificanti che con il suo tipico tratto rapido e al tempo stesso preciso decise di raffigurare.

Ma quali soggetti decise di rappresentare questo pittore che nel dopoguerra sarebbe divenuto uno degli esponenti di spicco dell’Action Painting al pari di Jackson Pollock Mark Rothko? Le immagini dell’esposizione, riprodotte nel catalogo dell’Assessore Galli, mostrano persone denutrite e dai volti scavati, come le due rappresentazioni dell’ebreo tedesco e ungherese, le fosse comuni e le pile di cadaveri raffigurati con il sobrio realismo di questo artista.

Un’esposizione importante sia a livello documentario su ciò che è stato l’Olocausto, sia a livello artistico.

Utilizzando come fonti le Lettere ai genitori di Congdon, il suo diario e una sua poesia In The Death of one che dà il titolo alla mostra, l’Assessore Galli ha realizzato questa “guida ragionata” come l’ha definita accompagnando il visitatore nell’universo “vivo e palpitante” di questo artista destinato secondo le parole di Massimo Cacciari “a diventare un grande maestro del nostro secolo”.

Nelle parole di Congdon il lager «era un manicomio alla rovescia, dove la pazzia era stata imposta ai normali dai pazzi che erano i loro guardiani».

Scomparso a 86 anni a Milano nel 1998, questo artista inquieto e viaggiatore ha lasciato un segno nel mondo dell’arte internazionale, anche grazie a questi disegni che con sobria eleganza raccontano l’invivibile realtà di quel campo di sterminio.

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