Bagnati dallo stesso mare

Arte
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Opere Foto-grafiche di Norma Picciotto
La Casa delle Culture del Mondo, Milano dal 15 Maggio al 2 Giugno
Studio Rachel Timor, Tel Aviv dal 20 Giugno al 4 Luglio 2013.
Curatrice: Gigliola Foschi

“Se ho trovato grazia agli occhi tuoi, accetta il dono della mia mano, perché ho visto il tuo volto come uno vede il volto di Dio”, dice Giacobbe quando riabbraccia il fratello Esaù (Genesi, 33,10), dopo anni di separazione e di inimicizia. Vedere il volto dell’altro come se i suoi occhi fossero una porta che ci rende visibile il mistero della sua stessa anima; cogliere nel suo sguardo una profondità abissale. Questa scena di accoglienza e riconciliazione, in cui Giacobbe comprende chi sia Esaù, accettando fraternamente di essere guardato da lui, di “trovare grazia ai suoi occhi”, ci aiuta ad avvicinarci alle intense, misteriose immagini di Norma Picciotto, dove spesso vediamo affiorare – fra le forme e i colori della natura, del paesaggio, degli oggetti – due profondi occhi al tempo stesso soavi e dolenti, un tacito volto gentile di donna, che aleggia e riverbera ora fra gli alberi, ora da dietro un portone antico o fra le increspature di acque calme. Certo, questa figura rappresenta il volto stesso dell’autrice, la quale ci interpella e ci chiama dall’interno del mondo delle immagini che lei ha creato, come per invitare anche noi a entrare in esso, a farne parte.

Ma questo non è semplicemente un autoritratto, non è soltanto un dolce volto di donna. Piuttosto è un volto emblematico, simbolico, che si fa specchio del volto di tutti, della persona umana e del suo mistero che giace nascosto in ognuno di noi. Ma c’è di più. Al di là ancora della sua identità di volto umano, personale, questa immagine così enigmatica, interrogativa, ma anche stranamente soave, sembra aprirsi addirittura verso l’imperscrutabile, è come si facesse soglia dischiusa sull’Invisibile: ci si mostra infatti quale uno sguardo ineffabile, indefinibile, mescolato e nascosto fra le mille umili cose di questo nostro mondo.

Le immagini di Norma Picciotto, in effetti, uniscono il mondo e lo sguardo sul mondo, la dimensione spirituale e quella terrena, le cose di quaggiù e quelle di lassù, come se la terra fosse collegata alla sfera celeste attraverso un canale che passa attraverso la nostra coscienza. Si avverte nei suoi lavori la presenza di un centro energetico, di una concentrazione di forze che dall’infinito sembra emanare verso la finitezza del mondo per darle vita; la forma circolare – l’immagine di un cerchio, di una lente, di una semisfera, di una bolla di sapone – si ripresenta quasi sempre, di immagine in immagine, nei lavori di Norma Picciotto. Il profilo sottile di una circonferenza trasparente – a volte completa, più spesso interrotta – si sovrappone a una porzione di mondo, inquadrando di volta in volta un paesaggio marino, il disegno di una figura umana, un tratto di città. Questa linea lenticolare e circolare sembra sopraggiungere proprio per delimitare, proteggere, sostenere una porzione di realtà trasfigurata, donandole un’intensità in più, un supplemento di energia e di riflessi luminosi stabilendo una misteriosa, abissale connessione fra quel frammento di mondo e l’Infinito.

Pontile

Per capirlo, osserviamo ad esempio Pontile: immagine di un lungo, pallido pontile che s’inoltra nel mare notturno fino a sprofondare fra i flutti, mentre in lontananza le onde, come illuminate da una sconosciuta luna, biancheggiano in uno splendore irreale, reso ancor più fantasmatico dalla presenza di enigmatici oggetti luminosi che solcano il cielo tenebroso. Sembra di vedere una trasposizione in immagine del discorso di Giobbe, che per lodare la potenza e la maestà di Dio, dice a un certo punto di Lui: “Ha tracciato un cerchio sulla superficie delle acque, là dove la luce confina con le tenebre” (Giobbe, 26-10). Ma se viene in mente qui – a proposito di Pontile – il libro di Giobbe, è proprio perché un grande cerchio di luce chiara, un ampio e sottile alone luminoso inquadra e protegge il pontile che s’inoltra dentro le tenebre marine: lo delimita con una linea di così profonda quiete, di così delicata pace, da farci capire che quel pontile non s’inabissa verso l’orrore di un nulla senza senso, ma si congiunge con l’infinito.

Protesa a creare ponti magici, connessioni simboliche con la perfezione circolare della natura, l’opera di Norma Picciotto guarda al tempo stesso, verso la concretezza terrena delle cose, della natura, delle persone. È come se la sfera luminosa, le permettesse di attingere a una tavolozza universale di colori, per comporre un mosaico di paesaggi e di ricordi. La memoria personale e la memoria dei popoli, delle genti, con tutte le sue stratificazioni, riaffiora e si mescola, dando vita a sovrapposizioni inaspettate, sorprendenti, e tuttavia sostenute da un’armonia compositiva mai stridente o provocatoria, ma anzi carica di pietas e di profonda umanità.

Bagnati dallo stesso mare è infatti l’ospitale, caldo titolo di questa mostra in cui troviamo soprattutto immagini di un mondo mediterraneo, non più separato da aspri conflitti, ma dove terre e culture, carezzate dalle medesime acque, possono ritrovare i legami che le uniscono. Il lavoro di Norma Picciotto, sembra sospinto da un profondo desiderio di pace, di fratellanza, di unità, dove la ricerca mistica si unisce alla ricerca interiore, alla memoria personale, per tessere nuove, feconde relazioni, fra le diverse culture a cui lei si sente profondamente legata. Legami non solo immaginati, sognati, ma soprattutto ritrovati dentro se stessa, nelle sue radici ebraiche sefardite, nel suo essere intimamente italiana e figlia di una cultura europea che l’ha nutrita con la storia della sua arte. Dopo essere stata, tra gli anni Settanta e Novanta, una delle protagoniste del fotogiornalismo d’inchiesta, dal 2000 Norma Picciotto ha rinnovato in modo radicale il proprio linguaggio fotografico, fino a renderlo uno strumento capace di interrogare la realtà, ma anche di aprirsi ai desideri, alle emozioni più intime, al flusso della memoria, al mondo plurisignificante dei simboli.

Le sue opere, nate da una fusione di più fotografie, sfruttano la libertà espressiva oggi offerta dalla tecnologia digitale, per creare un nuovo mondo visivo che invita alla meditazione. Un mondo dove il passato riemerge nel presente e la realtà s’intreccia con sogni e visioni interiori. Un mondo dove il Mediterraneo torna a essere un mare originario, un luogo ospitale di incontri e storie comuni, che bagna Tel Aviv così come Venezia. Sospesi nella sua magica bolla di sapone, in quella lente d’ingrandimento, i simboli del passato, le tracce della sapienza ebraica così come quelle dell’arte europea, riempiono di sé il presente, uniscono spiritualmente quello che la storia, fatta spesso anche di guerre, di aspri conflitti, ha separato nel tempo e nello spazio. Così, tra le onde che si rifrangono lungo le spiagge d’Israele, emerge un nudo di Pierre Bonnard (Bagnanti 1 Bonnard); in una Tel Aviv notturna sbocciano da un albero libri sapienziali ebraici (L’albero della conoscenza). Mentre nel dittico Incrostazioni, contorti e salmastri cordami marini pullulano di persone in miniatura; ma in una delle due fotografe tali personcine raffigurano italiani, mentre nell’altra si tratta di israeliani. In fondo – sembra volerci dire questo dittico – siamo davvero uniti dallo stesso mare: che lo vogliamo o no, le nostre radici storiche e culturali sono comuni.

Protese dunque a unire, e non a dividere, le opere di Norma Picciotto trovano appunto nella figura del cerchio un simbolo pregnante che le lega reciprocamente. Circolari sono le capocchie dei chiodi con incisa la Stella di Davide (Mappa) o le ruote che si librano nel cielo (Cerchi). Sprovvisto di angoli e spigoli, il cerchio simboleggia infatti l’armonia, la concentrazione di energia, la fusione tra la dimensione intellettuale e spirituale, il cielo in rapporto alla terra, il ciclo circolare del tempo, e il cerchio luminoso del sole. Come nella Merkavah: il carro celeste col trono divino che appare in visione al profeta Ezechiele, e le cui ruote, abbaglianti come pietre preziose, splendono “alte e imponenti; e i cerchi di tutt’e quattro erano pieni d’occhi tutt’intorno” (Ezechiele, 1, 18). Così, eccoci ritornati a quella mistica dei cerchi e degli occhi, che traversa le opere di questa autrice. E impregnati di luce sono non solo i cerchi e gli occhi che ricorrono nelle immagini di Norma Picciotto, ma la totalità di queste immagini stesse. Vere e proprie scritture di luce (secondo l’etimologia del termine “fotografia”), le sue immagini riescono a connettere passato e presente, mondo terreno e mondo spirituale, memoria individuale e memoria collettiva, interiorità e paesaggio naturale, l’una e l’altra sponda di uno stesso mare, perché una stessa luce di pace le bagna tutte. Così veniamo a scoprire che il titolo della mostra, Bagnati dallo stesso mare, non significa soltanto “bagnati dalla stessa luce del mar Mediterraneo”, ma anche “bagnati dallo stesso mare di luce che è la luce divina”. Metaforiche e liriche, concrete e simboliche, mistiche e terrene, le immagini di Norma Picciotto riescono a distillare in noi illusioni e allusioni, speranze e ricordi, aneliti e struggimenti, nostalgie d’infanzia o di mondi divini, proprio perché unificate da un’unica, delicata e misteriosa luminosità.

Gigliola Foschi

Commenti

Arturo Schwarz
Nelle fotografie di Norma Picciotto riscontro – oltre a una non comune perizia tecnica e un riflesso dell’umana alienazione – un senso del meraviglioso la cui dimensione onirica è una componente essenziale. Sono queste – realtà e sogno – come forse voleva significare il titolo della mostra, le Radici della sua opera.


Novo Umberto Maerna
Vice Presidente e Assessore alla Cultura della Provincia di Milano
Norma Picciotto: Il Mediterraneo e il senso dell’origine
La mostra di Norma Picciotto, che la Provincia di Milano ospita alla Casa delle Culture del Mondo di via Natta, è coerente con la missione e gli obiettivi che la Provincia di Milano sta perseguendo ormai da anni, cogliendo un successo andato ben oltre ogni nostra più rosea aspettativa. Tale mostra, infatti, indaga e porta a scoprire luoghi più o meno lontani che spesso ruotano attorno al Mediterraneo ed all’identità che da esso trae origine, soprattutto in Italia. Le fotografie di Norma Picciotto, oltre ad aprirci a questa consapevolezza, evidenziano il legame tra fotografia ed il senso del luogo: l’uomo moderno infatti, avverte il bisogno di riconoscersi in archetipi, tradizioni, comunità che formino appartenenza ad un territorio e ad una comunità; l’affermazione del valore appartenenza ad un territorio e ad una comunità e della memoria quindi come elemento equilibrante di una globalizzazione imperante che si esprime anche mediante il livellamento della caratteristiche locali. La difesa delle differenze, delle identità e delle tradizioni che si incarnano in patrie territorialmente definite si accompagna inevitabilmente alla valorizzazione della memoria, dell’eredità culturale, dell’idea di comunità allargata.

Francesco Maria Talo’ Ambasciatore d’Italia in Israele
È con grande piacere che saluto la mostra della fotografa Norma Picciotto “Sulle sponde dello stesso mare” che si inaugura a Milano per essere successivamente esposta a Tel Aviv grazie all’Istituto Italiano di Cultura, con il Patrocinio della nostra Ambasciata.   Norma Picciotto presenta una serie di immagini originali, create con tecniche innovative e basate su fotografie da lei scattate in varie parti del mondo. Rielaborate, esse trasmettono al pubblico forti emozioni, evocando con piccoli dettagli l’abbraccio tra la cultura ebraica, la odierna Israele e l’arte italiana.  Gli scatti di Norma Picciotto diventano dunque dei quadri che colpiscono per la loro intensità e per il messaggio poetico. La fotografia si sfuma con la pittura e la poesia, così come elementi artistici italiani si  intrecciano  a  quelli della cultura ebraica, alle immagini della moderna Tel Aviv e della città vecchia di Gerusalemme. Italia e Israele si incontrano in queste immagini, proprio come due Paesi ‘’sulle sponde dello stesso mare.’’  Auguro grande successo alla Mostra, sia nel suo allestimento milanese che in quello israeliano, ansiosi di ospitarla sulle sponde di Tel Aviv.

www.normapicciotto.it