Un galà per rifiorire

di Fiona Diwan

Come sempre la metamorfosi lascia sbalorditi: da palestra a opulento salone delle feste, Cenerentola che diventa principessa. E poi l’insolito spettacolo della Comunità che incontra, in casa propria, la città di Milano, al solo scopo di stringersi intorno alla nostra scuola. Un miracolo reso possibile dalla Fondazione: toccare cuori e portafogli riunendo, per l’annuale raccolta fondi, il “tout Milan. Politica, finanza, editoria, mondo imprenditoriale: da Lele Fiano a Roberto Maroni, da Gabriele Albertini a Manfredi Palmeri, da Enrico Marcora a Lucia Ada de Cesaris a Ruggero Gabbai. Senza dimenticare John Elkann e sua moglie, Lavinia Borromeo, ospiti d’onore.

Dite la verità: chi non era curioso di vedere come se la sarebbe cavata il Presidente Fiat alle prese col pensiero di Maimonide, come annunciava il suo discorso? Mica male…, specie perché giocava in trasferta. Un buon aggancio di palla quindi, anche perché il nostro Rav haRashì, Alfonso Arbib, gli aveva fornito un assist d’eccellenza, tirando in ballo un altro Maestro, rav Utner, sul tema dell’educazione ebraica e dello studio come strada in perenne “lavori in corso”, come strada mai finita ed educazione permanente. Tra una citazione da Mishnè Torà e una riflessione sul tema dell’educazione, Elkann ha lodato il ruolo delle Fondazioni che si dedicano alla crescita conoscitiva dei giovani. Non solo la Fondazione Scuola ma anche la Fondazione Giovanni Agnelli di cui Elkann è Vice-Presidente: che da anni persegue un articolato e meritorio obiettivo di supporto alla realtà educativa italiana, promuovendo le materie scientifiche alle elementari, il sostegno linguistico agli alunni stranieri delle scuole medie e infine con l’istituzione di prestiti d’onore per permettere gli studi universitari ai ragazzi non abbienti. Progetti che incarnano uno dei principi più profondi della tradizione ebraica, ha sottolineato ancora Elkann citando Maimonide, quello della tzedakà: poichè dare agli altri ciò che è giusto significa metterli nelle condizioni di essere indipendenti e di non dover più chiedere o dipendere dalla capricciosa e ondivaga generosità altrui.

Dare è molto importante, ha sottolineato a sua volta il presidente onorario della Fondazione Scuola Cobi Benatoff. Ma ciò che conta «è che vi faccia un po’ male. Se dare è privarsi di qualcosa di proprio per darlo agli altri, allora dovrà farci un po’ male. Sennò vuol dire che in fondo non ci è costato nulla. E questo non va bene. Quindi date, date: ma che vi punga almeno un pochino!». Virtuosismo da fund raiser consumato.

In sala non vola una mosca, 500 persone mute e in silenzio: la voce di Sara Panzieri si alza, intonando un commovente Shemà Israel. L’ugola d’oro della nostra Comunità riesce a toccare il cuore ogni qual volta si esibisce. In sala, chi non la conosce chiede il suo nome. Questa ragazza ha un talento immenso, un dono, e ogni volta che il suo canto cessa, tutti in sala ne vorrebbero ancora e ancora. Virtuoso anche Assaf Cohen, un Chopin meraviglioso si sgrana sotto le sue dita, al pianoforte e, anche qui, non vola un fiato.

Il Presidente Ucei, Renzo Gattegna sale sul palco e porta il saluto e l’impegno del Ministro per l’Istruzione Stefania  Giannini, di parlare delle scuole ebraiche d’Italia e di come sostenerle. Una bella vittoria, questa, un bel modo di lasciare un segno potente da parte della presidenza Gattegna.

Una serata scintillante, quindi. Bravi tutti: Mario Platero che presentava, il Presidente Marco Grego alla “regia”, e poi consiglieri e organizzatori, hostess e catering (eccellente il menù di carne dello chef Masayuki Kondo, mai mangiato un reale di vitello così buono).

Lechaim!