Il futuro della didattica e delle tecnologie

Scuola

di Evelyn Careri


“SERIOUS GAMES AND GAMIFICATION FOR LEARNING”

Dal 28 gennaio al 1 febbraio 2013, si è svolto a Londra il 14mo Wingate Seminar presso la sede della World Ort. Il seminario, dal titolo “Serious Games and Gamification for Learning”, ha avuto come tema centrale di discussione lo sviluppo e l’evoluzione del rapporto già esistente tra didattica e tecnologie. Il seminario ha visto la partecipazione di diversi studiosi, ricercatori e esperti provenienti dai più importanti college ed istituti del Regno Unito e di partecipanti da tutto il mondo, rappresentanti di scuole ORT o affiliate. Oltre agli esperti, ogni partecipante ha avuto modo di apportare il proprio contributo presentando a scelta un lavoro inerente il tema della conferenza o riguardo il sistema scolastico delle varie nazioni rappresentate, arricchendo l’argomento trattato con testimonianze dirette.

Il tema centrale del seminario: una didattica attraverso “giochi seri” o una “gamificazione” della didattica stessa, con l’introduzione di giochi didattici nel contesto dell’apprendimento scolastico.

Ma cosa si intende con l’espressione “Serious Games”? Con il termine “serious games” si intendono giochi, giochi elettronici, 3D e non solo, non fini a se stessi, non giochi del tempo libero che hanno l’obiettivo di fare passare il tempo e divertire il giocatore, ma “giochi didattici” costruiti ad hoc per fare acquisire o potenziare delle abilità, in campo matematico-scientifico, linguistico ecc.

Questo tipo di giochi è già esistente e viene usato per esercitazioni esperienziali in settori come il marketing, il campo militare, quello medico perché fornisce delle significative simulazioni di realtà, ma stanno cominciando a prendere piede anche in molte scuole professionali. La proposta e la sfida sono dunque volte ad integrare questo tipo di realtà anche nell’ambito scolastico quotidiano.

Seconda Sarah de Freitas, Professor presso la Coventry University, i “Serious Games” rappresentano il futuro dell’apprendimento: non sono giochi dediti al divertimento ma rappresentano un nuovo e diverso modo di apprendere; inoltre sono più potenti in quanto basati su un tipo di apprendimento esperienziale e su un sistema basato su regole, che prende vita “mettendo delle strutture intorno all’esperienza”. Trattandosi di un tipo di apprendimento esplorativo sicuramente risulta molto più interessante. Ma perché dunque anche più efficace? Secondo la Prof.ssa De Freitas gli elementi che ne giustificano l’efficacia didattica sono vari: innanzitutto perché vi è un’immersione nell’ambiente di apprendimento che risulta essere molto più realistico e pertanto più coinvolgente e motivante; inoltre, si mettono in gioco e in pratica delle abilità che potenziano l’apprendimento. Non da ultimo questi giochi forniscono un feedback immediato che risulta fortemente motivante per il giocatore/apprendente.

Carlton Reeve, della Playing with Learning Ltd, ha proposto invece una riflessione su cosa sia un “buon gioco”, individuando come caratteristica saliente di ogni “buon gioco” non solo quella di saper creare “una sospensione dell’incredulità”, ma soprattutto di saper creare “competizione”.  Si tratta di una sana competizione verso se stessi, dove il fallimento è visto come stimolo a proseguire nel gioco per cercare di fare meglio. Poiché riuscire a progredire implica uno sforzo, le piccole nuove sfide verso se stessi portano a capacità migliori rispetto a quelle che si possedevano quando il gioco è iniziato. L’esperienza di apprendere è graduata e guidata, e permette di fare uno step dopo l’altro. Il feedback che se ne ottiene è sempre “formativo”, poiché implica un miglioramento costante e continuo, risultante da impegno e costanza nell’applicazione.

Ma siamo davvero pronti ad affrontare la sfida dei giochi? Siamo pronti a gestire una realtà in cui gli allievi siano più “esperti” dei docenti? Siamo pronti a immergerci in una realtà 3D abbandonando sempre di più il tradizionale approccio cartaceo? Si può far finta che questa realtà non esista e tagliarla fuori dal nostro contesto scolastico? Forse una cauta e graduale sperimentazione ci porterà a comprendere i pro e i contro di questo nuovo e senza dubbio rivoluzionario approccio, e ci aiuterà a capire e a dosarne il suo uso nelle nostre pratiche didattiche quotidiane.

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