Clown alla Rsa Arzaga

Quando un sorriso diventa incontro: la clownterapia alla RSA Arzaga

News

dell’Equipe della RSA Arzaga
La Residenza per Anziani Arzaga di Milano è stata scelta come sede di una sperimentazione nelle Rsa dalla Fondazione Dottor Sorriso ETS , dando così avvio a una collaborazione che ha rappresentato un’importante occasione di incontro tra il mondo della ricerca, quello della cura e quello dell’espressione artistica.

Un sorriso, una risata inattesa, uno sguardo complice: a volte sono i gesti più semplici a creare occasioni preziose di incontro e di relazione. È proprio da questa consapevolezza che nasce la Terapia del Sorriso, un’attività che attraverso il linguaggio universale della comicità, del gioco e dell’improvvisazione artistica si propone di sostenere il benessere emotivo delle persone che vivono situazioni di fragilità.

Da molti anni la Fondazione Dottor Sorriso ETS porta la propria esperienza soprattutto nei contesti ospedalieri pediatrici, dove i suoi clown professionisti affiancano bambini, famiglie e personale sanitario, contribuendo a rendere più serena e accogliente l’esperienza della cura.

Nel 2025 la Fondazione ha scelto di esplorare un nuovo ambito di intervento: quello delle persone anziane che vivono in Residenza Sanitaria Assistenziale. Grazie alla collaborazione con il Consorzio Italiano per la Ricerca in Medicina, è nato uno studio pilota finalizzato a valutare gli effetti della clownterapia sulle persone anziane residenti in RSA.

La Residenza per Anziani Arzaga di Milano è stata scelta come sede di questa sperimentazione, dando così avvio a una collaborazione che ha rappresentato un’importante occasione di incontro tra il mondo della ricerca, quello della cura e quello dell’espressione artistica.

Gli interventi sperimentali si sono svolti da febbraio a ottobre 2026 e hanno coinvolto un gruppo di residenti con capacità cognitive sufficientemente conservate, ancora in grado di partecipare alle attività culturali e socio-educative della struttura e di esprimere autonomamente le proprie preferenze.

A condurre gli incontri è stato un gruppo di clown con esperienze differenti, maturate nell’ambito educativo, artistico, creativo e della clownterapia. Prima dell’avvio del progetto, gli operatori hanno partecipato a una formazione specifica, realizzata con il contributo della Fondazione e dei professionisti della RSA, per conoscere meglio le caratteristiche e i bisogni delle persone anziane coinvolte.

Nel corso dei mesi, gli incontri hanno dato vita a momenti di gioco, improvvisazione, musica, sorrisi e scambi spontanei.

Al di là dei risultati scientifici dello studio, che sono ancora in attesa di essere conosciuti, l’esperienza ha rappresentato un percorso particolarmente arricchente anche per gli stessi clown, sia dal punto di vista umano sia sul piano della ricerca artistica.

Ma proprio durante questa esperienza è emersa una riflessione importante.

Attraversando i diversi nuclei della Residenza, i clown hanno incontrato anche persone con una maggiore compromissione fisica e cognitiva, spesso impossibilitate a partecipare alle consuete attività di animazione e socializzazione. Persone che, attraverso uno sguardo, un gesto o una richiesta più esplicita, hanno manifestato il desiderio di ricevere attenzione, vicinanza e contatto umano.

Questi incontri hanno fatto nascere una nuova prospettiva: portare la Terapia del Sorriso anche a coloro che, proprio a causa della maggiore fragilità, hanno meno occasioni di partecipare alla vita comunitaria.

In questi contesti, la clownterapia può assumere un significato ancora più profondo. Non si tratta necessariamente di provocare una risata, ma di creare un incontro autentico, capace di adattarsi ai tempi, alle possibilità e alle modalità comunicative di ciascuna persona. Una melodia familiare, un piccolo gioco, un’espressione buffa o semplicemente una presenza attenta possono diventare strumenti per entrare in relazione anche quando le parole si fanno più difficili.

La Terapia del Sorriso non sostituisce le cure sanitarie o gli interventi assistenziali ed educativi, ma si propone come un’attività complementare, orientata a favorire il benessere psicologico, l’espressione emotiva e la qualità delle relazioni.

L’esperienza vissuta alla RSA Arzaga ci ricorda, soprattutto, che il bisogno di relazione, di attenzione e di sentirsi riconosciuti non viene meno con l’avanzare dell’età o con il progredire della fragilità.

È da questa consapevolezza che nasce il desiderio di proseguire il percorso intrapreso, immaginando una nuova fase del progetto rivolta anche ai residenti più fragili, affinché il sorriso possa raggiungere proprio chi ha maggiori difficoltà a partecipare alle occasioni di incontro della quotidianità.

Perché un sorriso non cancella le difficoltà, ma può trasformare, anche solo per un momento, il modo in cui le attraversiamo. E talvolta, prima ancora di far ridere, il dono più prezioso è riuscire a far sentire qualcuno visto, ascoltato e accolto.