Giunte aperte o chiuse, decisione controversa

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Un Consiglio straordinario. Convocato, per la prima volta nella storia della Comunità milanese, su richiesta dei consiglieri dell’opposizione. Il motivo: la scelta della maggioranza di tenere le riunioni di Giunta a porte chiuse e non allargandole a tutti i consiglieri come avviene ormai da diversi anni. “Ma lo Statuto dell’ebraismo italiano”, precisa il presidente Jarach, “non prevede nulla di chiaro in proposito e non può valere la regola che se lo Statuto è lacunoso, allora la Giunta deve essere aperta. Lo spirito della norma indica piuttosto che data la delicatezza degli argomenti di competenza della Giunta, sia responsabilità del presidente decidere se riunirla a porte chiuse o aperte, o alla presenza di consulenti, esperti, o alcuni consiglieri a seconda delle decisioni da prendere”.

L’opposizione non ci sta, ritiene che la scelta sia antidemocratica e non consenta al Consiglio di esercitare la sua funzione di controllo sull’operato della Giunta. Ma non solo; come ripete più volte il consigliere Roberto Liscia, la Giunta, scegliendo di chiudere le proprie riunioni, si priva del contributo delle intelligenze che siedono in Consiglio. “È necessario rivedere i criteri di Governance, con una commissione operativa che scelga la soluzione più efficace”.
Ma le delibere di Giunta, ha ribadito Jarach, sono state immediatamente pubblicate sulla Newsletter del Bollettino, con una scelta di trasparenza mai intrapresa nelle precedenti amministrazioni. “Criticare la maggioranza su questo piano, quindi, appare strumentale e ingiustificato. L’opera di controllo del Consiglio sulla Giunta non deve esercitarsi necessariamente nel momento stesso in cui le questioni si discutono e si prendono le decisioni, ma può avvenire quando poi le scelte si mettono in pratica e si guardano i risultati”.

Il casus belli era stato, in realtà, la divulgazione tramite la Newsletter indipendente del consigliere Guido Osimo di alcuni contenuti discussi nella prima Giunta. Un fatto che la maggioranza ha ritenuto una violazione della riservatezza. Ma anche la decisione di Osimo di “autocensurarsi”, o di accettare un controllo del Presidente o di altra persona designata, non è bastata. Infatti l’assessore Alberto Foà è stato molto chiaro: “La situazione di estrema gravità in cui si trova oggi la Comunità, una crisi finanziaria che è anche una crisi morale, è stata causata proprio dal consociativismo della precedente amministrazione. Perché si confondono i ruoli e vengono meno le responsabilità della gestione. Le Giunte devono essere chiuse perché le discussioni possano essere franche e serene, senza che gli assessori siano sottoposti a pressioni di tipo personale. Chiuse, perché i temi sono sensibili, delicati, riservati. Contrariamente a quanto avvenuto fino ad oggi, le decisioni poi vengono rese pubbliche. È l’esatto contrario di ciò che avveniva prima, quando le Giunte allargate non erano in condizione di operare scelte ‘forti’ e non veniva comunicato nulla. Perché la Comunità possa vivere, è necessario che la Giunta possa affrontare liberamente i problemi e finalmente decidere, definire regole che devono essere rispettate da tutti. La maggioranza si assume le sue responsabilità. Questa è la vera democrazia”.

Diversi gli interventi, più o meno polemici, da parte delle opposizioni, in particolare dell’ex assessore alle Scuole Michele Boccia, che ha stigmatizzato il clima che è stato creato in Comunità. Un clima surriscaldato dal report sulla situazione finanziaria pubblicato nei giorni scorsi da Alberto Foà su queste pagine e sulla Newsletter comunitaria, dal quale alcuni consiglieri della precedente gestione si sono ritenuti diffamati; ma anche dai toni della dichiarazione da parte della lista Per Israele a proposito della chiusura delle riunioni di Giunta: “La decisione presa rappresenta un precedente grave e illegittimo che, pur in poche settimane, si inquadra in uno stile di lavoro di questo presidente e questa maggioranza che possiamo definire ‘anticomunitario’ e irrispettoso delle regole previste nello Statuto stesso”. Un contenuto definito “insultante” dal Presidente Jarach.

Avram Hason ha riportato i termini del problema sul concetto di efficienza del lavoro di Giunta, rivendicando il ruolo costruttivo dell’opposizione anche all’interno delle Giunte “allargate”. Ha riconosciuto però che, negli ultimi otto anni, l’eccesso di intervento dei consiglieri nelle riunioni di Giunta ne ha diminuito l’efficacia. “Vanno fissate delle regole chiare, e il consociativismo è sempre deleterio”, ha concluso.

Daniele Nahum ha contestato all’opposizione la strumentalità delle accuse e ha ricordato che a Roma, dove governa la lista Per Israele, le giunte sono aperte solo ai consiglieri della stessa lista, ed anche il gruppo milanese che si rifà alla stessa linea politica “nazionale” dovrebbe essere coerente. Diverso il discorso delle Commissioni, che vanno inaugurate al più presto, con il contributo di tutti i consiglieri.

Il dibattito è proseguito a lungo per arrivare ad una decisione che, alla fine, non è stata racchiusa in una delibera, ma solo in una dichiarazione di principio: il Presidente deciderà di volta in volta, a seconda degli argomenti, se aprire o meno la Giunta ai consiglieri, che hanno il diritto, come sempre, di consultare in Comunità, richiedendoli al Segretario Generale, i verbali di Giunta, con l’obbligo di conservarne la riservatezza verso l’esterno.

La serata si è chiusa con l’invito a partecipare tutti alla manifestazione di giovedì 24 giugno, al Castello Sforzesco, alle ore 21.15. La Comunità Ebraica e il Comune di Milano infatti hanno deciso di spegnere le luci del Castello Sforzesco per ricordare il quarto anniversario del rapimento, in territorio israeliano, del soldato Gilad Shalit, ancora prigioniero del movimento terroristico Hamas. A Gilad Shalit vengono negati i diritti del prigioniero sanciti dalla Convenzione di Ginevra; infatti la sua famiglia non ha informazioni sul suo stato di salute, né fisica né mentale. L’evento si svolge in concomitanza con la manifestazione a Roma, di cui Shalit è cittadino onorario, che vedrà spegnere le luci del Colosseo.

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