Premio Adei-Wizo Adelina Della Pergola agli scrittori Zeruya Shalev e Carlo Greppi

di Nathan Greppi
Mercoledì 15 novembre, al Cinema Oberdan, si è tenuta la cerimonia per conferire il Premio Letterario Adei-Wizo, che quest’anno è arrivato alla 17° edizione. I vincitori del primo premio, dedicato ad Adelina Della Pergola e la cui giuria è composta da sole donne, e del Premio Ragazzi sono stati rispettivamente Zeruya Shalev con Dolore e Carlo Greppi con Non restare indietro.

Dopo un breve video che raccontava le attività di Adei-Wizo, il Presidente Nazionale dell’associazione Ester Silvana Israel ha dato il benvenuto a tutti i presenti. Ha voluto inoltre rendere omaggio alla memoria di Rav Giuseppe Laras, deceduto quella mattina. Ha ricordato che questa edizione segna anche il 90° anniversario della nascita dell’Adei, avvenuta proprio a Milano nel 1927. Anche Susanna Sciaky, capo della sezione milanese dell’Adei, ha voluto dare il benvenuto, ricordando che è stata proprio Milano a inaugurare la 1° edizione nel 2001 (ogni anno si tiene in una città diversa).

Dopo di loro è salito sul palco per salutare anche il Prof. Sergio Della Pergola, alla cui madre Adelina è dedicato il primo premio. Secondo lui serve molto diffondere la conoscenza della cultura ebraica, poiché “indagini che facciamo sul pregiudizio dimostrano che i pregiudizi nascono dove non c’è contatto con il mondo ebraico.” Si è inoltre dichiarato preoccupato “sul piano dei pregiudizi, sull’ostilità verso le minoranze e verso ‘l’altro’.” Ha concluso però in modo ottimista affermando che il contatto avvenuto la mattina con i giovani alla Scuola Ebraica, con i quali si è parlato dei candidati al Premio Ragazzi, lo fa sperare per il futuro.

Le finaliste

Dopo i saluti del Vice-Ambasciatore israeliano in Italia, Ofra Farhi, la scrittrice e giornalista Anna Momigliano ha presentato le tre finaliste del primo premio: per cominciare ha discusso con l’autrice israeliana Shifra Horn, autrice del romanzo Scorpion Dance, che narra la storia d’amore tra un ebreo israeliano e una tedesca discendente di un SS, e sullo sfondo il rapporto tra gli israeliani e la cultura tedesca. La Momigliano le chiede se è stato difficile narrare in prima persona dal punto di vista di un maschio. “Tutti i miei libri precedenti sono stati narrati in prima persona, e l’io narrante era una donna,” ha risposto la Horn. “In Scorpion Dance invece l’ho scritto in prima persona come uomo, e proprio per questa ragione ci sono voluti otto anni per concludere questo libro.”

Eve Harris, scrittrice inglese che ha pubblicato il libro Il matrimonio di Chani Kaufman, romanzo corale che racconta la storia di una comunità haredì di Londra, dove ognuno è attraversato da un travaglio interiore, e che nel 2013 è stato candidato al prestigioso Man Booker Prize. La Harris ha raccontato che, dopo anni a insegnare in scuole pubbliche di Tel Aviv e Londra, per un breve periodo ha lavorato in una scuola di ebrei ortodossi, dove ha dovuto adeguarsi a regole molto rigide, entrando in un mondo in cui “ho sentito che mi serviva un passaporto per entrare, […] ma contemporaneamente in un posto pieno di calore e vitalità, di senso dell’umorismo e di umanità.”

Il romanzo della Shalev parla di una donna che, dopo essere sopravvissuta a un attentato, ha un dolore dal quale non riesce a liberarsi: “Il dolore è una questione veramente importante, e che si può esaminare da diversi punti di vista,” ha detto. “Io, nel mio libro, lo vedo come un protagonista fondamentale, forse il principale in assoluto.”

Dopodiché la Momigliano si è nuovamente rivolta a Shifra Horn, chiedendole perché ha voluto includere nel suo libro elementi della cultura tedesca come Wagner, che in Israele è molto malvisto, al che lei ha risposto che “la mia scrittura è intuitiva, non faccio mai un progetto.” Ha poi spiegato che quando era ragazza, a Gerusalemme, chi parlava tedesco lo faceva solo in casa e mai in pubblico, se no lo chiamavano “nazista”. La Shalev ha affermato che non è stato facile per lei scrivere il libro perché anni fa è rimasta davvero coinvolta in un attentato, e gli ci sono voluti 10 anni per parlarne. “Noi scrittori non abbiamo il controllo su ciò che scriviamo, finito il mio dolore ho potuto scrivere del dolore di un’altra,” ha detto. Infine, la Momigliano ha chiesto alla Harris come si è trovata a raccontare il mondo ortodosso: “Nel mio paese, quando si pensa agli ebrei, hanno più in mente Amy Winehouse, noi liberali siamo la maggioranza, non so per quanto sarà così vista la loro natalità,” ha detto. “Volevo raccontare questo mondo per chi non lo conosce.”

Il Premio Ragazzi

Subito dopo è venuto il turno dei due finalisti del Premio Ragazzi, che proprio quella mattina sono venuti alla Scuola Ebraica a parlare con i ragazzi: il primo, Ahmed Dramé, è un attore maliano-francese di 24 anni, che nell’autobiografico Una volta nella vita racconta come, da ragazzo cresciuto nelle banlieue parigine degradate, è riuscito a riscattarsi dopo che, al liceo, la sua classe ha vinto un concorso sulla memoria della Shoah; il secondo, Carlo Greppi, è uno storico torinese che nel romanzo Non restare indietro parla di un ragazzo che fa un viaggio di formazione ad Auschwitz.

L’annuncio dei vincitori

E infine, dopo tanta attesa, è venuto il momento delle premiazioni: Il Premio Adelina Della Pergola è andato alla Shalev, mentre la Horn e la Harris sono arrivate rispettivamente 2° e 3°. Per quanto riguarda il Premio Ragazzi, il vincitore è stato Greppi. Inoltre, è stata conferita una menzione speciale per il romanzo Eccomi di Jonathan Safran Foer, e in quel caso il premio è andato alla casa editrice Guanda, che l’ha pubblicato in Italia.

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