I giovani? Ripartono dal cuore

Giovani

Il loro impegno ebraico si chiama Jcorner ed è davvero fuori dal comune. Le feste, le attività giovanili, i soggiorni di vacanza assomigliano a quelli che avrebbero potuto organizzare molte altre istituzioni comunitarie e giovanili. Ma in questo caso servono soprattutto a far nascere nuove amicizie, ad avvicinare i giovani che vivono nelle realtà sociali e geografiche più isolate. E, perché no, a dare vita a nuove famiglie.

Chani Benjaminson ha cominciato ad occuparsi con alcuni amici di queste occasioni di incontro forse senza rendersi pienamente conto delle implicazioni enormi di quello che stava facendo.

Ora la sua attività, che non ha mai rinunciato agli incontri e alle occasioni sociali dal vivo, produce un portale Internet (www.jmeet.it) che potrebbe moltiplicare le potenzialità dell’azione del suo gruppo.

Così come in molti siti di cuori solitari, ebraici e non ebraici, i giovani possono cominciare nuove amicizie, che talvolta sfociano in qualcosa di più importante e stabile. E tutto avviene, assicurano gli organizzatori, in completa sicurezza, con grande discrezione. Anche se il web talvolta fa paura, in questo caso ci si muove in un ambiente piuttosto protetto.

Ma non basta, oltre al lancio del portale, l’organizzazione, che è nata a Roma, ma ambisce a operare su tutto il territorio italiano e vanta molte alleanze con i network giovanili ebraici internazionali, vuole un salto di qualità anche nelle iniziative ricreative.

L’ultimo esempio, una serata con Mogol, l’indimenticabile paroliere di Lucio Battisti, ne è la testimonianza.

Ascoltiamo Chani, la sua storia, le sue aspirazioni, per comprendere cosa si muove fra i giovani ebrei italiani.

Un incontro con Mogol. Una serata indimenticabile. Ma che cosa ha a che vedere con l’identità ebraica?

Ci sono personaggi che per vie misteriose hanno incrociato qualcosa di ebraico nella loro vita e questi incontri raramente sono stati sterili. Mogol è uno dei più grandi autori della canzone italiana. Il suo nome è legato a Lucio Battisti con il quale ha scritto pagine eterne della canzone italiana che hanno fatto cantare e ancora lo fanno, intere generazioni. Tutte le sfumature del sentimento amoroso, dell’umano sentire sono state usate da questo genio della parola in musica e in esse chiunque ci si è ritrovato.

Nella canzone “Pensieri e parole” di Mogol e Battisti, un testo che ha contrassegnato un’intera generazione di italiani, c’è una frase che vi ha affascinato.

Certo, questo è un capolavoro della discografia della mitica coppia Battisti – Mogol e nel testo c’è una frase, nel controcanto, che è quasi impercettibile, quasi non si sente: “Che ne sai di un amore israelita…”

Ma scoprire i segreti di amori ormai lontani nel tempo serve anche a richiamare la partecipazione di molti giovani.

Si è trattato di un appuntamento unico in cui un personaggio di rilievo accetta di raccontarsi, attraverso le sue canzoni commenterà, inoltre, alcuni aforismi da lui stesso scritti e pubblicati recentemente da Mondadori. E rappresentando l’occasione per scoprire da vicino un mito del panorama culturale italiano, serve anche da richiamo per molti giovani.

Parliamo di Jcorner e della sua nuova iniziativa sul web.

Il sito jmeet.it è un’iniziativa del JCorner. Jcorner è un gruppo nato quasi cinque anni fa su richiesta di molti giovani Ebrei romani che si lamentavano della mancanza di attività per gli over 25.

Chi c’è dietro l’iniziativa?

Su iniziativa di Rav Yitzchak Hazan, ho lanciato il Jcorner insieme a un
piccolo gruppo di 4 volontari e volontarie (David Ascoli, Daniela Chichota,
Chiara Di Segni, Rinaldo Leotardi) con una grande festa di Chanukkà in una
villa romana sull’Appia Antica, alla quale hanno partecipato 300 persone. Il
gruppo di volontari si è poi allargato ad includere Miriam Brindisi, Deborah
Funaro, Michaela Kichelmacher, Simone Mimun e Claudia Sermoneta.

E da allora?

Da allora abbiamo organizzato week-end in Sardegna e in Toscana, molte altre feste, eventi culturali, conferenze, cene ristrette a casa dei ragazzi o al ristorante chiamate Dinner in the City Insomma una grande varietà di eventi mirati a far conoscere i ragazzi e ad attirare diversi tipologie di giovani che hanno gusti molto variegati e idee precise su chi e cosa vogliono frequentare.

E il sito?

L’idea di creare un sito meeting è nato sia dal desiderio di ampliare il nostro giro e di creare un ponte tra chi vive nelle piccole comunità e quindi non ha spesso l’opportunità di conoscere altri coetanei che per quelle migliaia di persone che non frequentano i vari eventi e punti di ritrovo a Roma e a Milano, i cosiddetti ebrei invisibili. Sperando che usino questo media moderno per connettersi in qualche modo con altri giovani ebrei.

Si tratta di un’esperienza a livello nazionale che è destinata a restare dentro i confini italiani?

Inizialmente il sito è stato programmato con l’idea di puntare solo sul pubblico italiano, per i motivi che ho già detto, ma anche perché mentre nel mondo ebraico estero i siti simili sono molto usati e diffusi, in Italia ci sono ancora molti giovani che non parlano bene l’inglese, oppure che non desiderano vivere altrove. Insomma, molti non hanno familiarità con strumenti del web concepiti all’estero.

Come è nata l’iniziativa?

All’ultimo incontro Ecjs della gioventù ebraica europea (www.ecjs.org) che si è tenuto in Belgio, ci siamo convinti ad aprire il sito anche al pubblico Europeo. Jmeet.it ha quindi una versione in italiano ed in inglese, in modo da essere aperto anche ai rapporti oltre i confini nazionali e linguistici.

Ma cosa vi distingue da altre iniziative del genere?

Quello che distingue questo sito da altri è che dopo essersi
registrati, il proprio profilo deve essere approvato dallo staff. Questo per essere certi che gli iscritti siano effettivamente iscritti a una comunità ebraica e per ovvi motivi di sicurezza.

Un primo bilancio concreto?

Grazie agli eventi organizzati dal Jcorner si sono conosciute e sposate ben quattordici coppie, tra cui anche un membro dello staff, che ha conosciuto la sua attuale moglie al week-end in Sardegna.

E in futuro?

La quindicesima coppia è attualmente in cantiere…Per quanto riguarda il sito, Jmeet è stato appena lanciato quindi è ancora presto per tracciare un bilancio.

Perché ai giovani dovrebbe servire questo sito?

C’è molta solitudine causata credo dalla paura, paura di aprirsi, di esporsi troppo e, soprattutto di soffrire. Per questo mi sembra che molti giovani ebrei abbiano difficoltà a iniziare un rapporto duraturo. C’è anche un timore (a mio avviso infondato) di apparire sfortunati e fuori moda se si frequentano eventi per single. Oops chiedo scusa, intendevo per giovani ebrei.

Avete in cantiere anche iniziative culturali?

Lo scorso maggio abbiamo organizzato una conferenza con Doron Kornbluth, autore di Why Marry Jewish in collaborazione con la Culture Factory. Una delle cose che ha detto e che ha fatto molta impressione ai presenti era: volete sposarvi? Fate tutti gli sforzi possibili. Frequentate il tempio, le feste, andate a una lezione di Torà o a teatro, andate sui siti meeting. E ora finalmente c’è il sito in italiano che rende le cose più facili.

Chi finanzia questa iniziativa?

Il sito è stato sponsorizzato in parte con la donazione di un ebreo italiano.

Guido Vitale (direttore@mosaico-cem.it)

Nelle immagini: la home page del portale jmeet.it, la festa Chanukkà fashion001 e una parte dello staff di Jcorner durante la stessa festa. Il week-end in Toscana dove hanno partecipato 200 giovani da Roma, Milano, Firenze, Modena, Bologna, Venezia, ma anche Stati Uniti, Belgio e Israele.

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