Mia è la vendetta

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Ma poi la storia lo ha dimenticato. Campione di pallanuoto nella Vienna degli anni trenta, romanziere di raffinato talento e pensatore fuori dagli schemi, Friedrich Torberg esce oggi dall’oblio grazie alla riscoperta di Mia è la vendetta, il suo profetico capolavoro.
“Questo libro ha un finale tra i più incredibili e brillanti dell’intera letteratura del XX secolo”. Il lusinghiero commento è di Erich Maria Remarque. E il libro di cui stiamo parlando, Mia è la vendetta, uscì per la prima volta nel 1943 negli Stati Uniti a firma di Friedrich Torberg, oggi encomiabilmente tradotto e ripubblicato dall’editore Zandonai di Rovereto (pp. 83, 11 euro), a cura di Haim Baharier.

24 giorni

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di Ruth Halimi e Emilie Frèche. Diario dei 24 spaventosi giorni del rapimento del giovane Ilan raccontati dalla madre Ruth, affinché la terribile vicenda di Ilan sia conosciuta e ricordata da tutti.“…..perché l’indifferenza uccide: un’indifferenza che ha permesso oggi che un ragazzo fosse ucciso nel cuore di una grande città come Parigi, ignorando le sue grida strazianti…..è il silenzio che ha ucciso Ilan Halimi e la giustizia ha contribuito a perpetrare questa cospirazione del silenzio…..”. Dall’Introduzione di Giulio Meotti, giornalista de Il Foglio“Alla fine gli hanno dato fuoco, come si faceva durante l’Inquisizione. Di Ilan Halimi doveva rimanere soltanto il nome. La vergogna e l’ipocrisia si sarebbe mangiati anche quello. Ilan non portava un lungo caffettano nero, non aveva un cappello di feltro, non indossava i filatteri, non leggeva un libretto dei Salmi, non portava la kippà. Di ebraico Ilan aveva soltanto il nome, sufficiente a fare di lui una preda”.

L’onnivoro responsabile

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di Ester Moscati
Onnivoro sì ma anche responsabile. L’’uomo è ciò che mangia, oggi più che mai. E che cosa c’’è di più ebraico che adottare scelte e comportamenti etici in fatto di cibo? Nel libro-inchiesta di Safran Foer c’’è ancora di più: l’’impegno a salvare l’’intero Pianeta

La bestia umana che è in noi

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di Ester Moscati
Gian Antonio Stella ripercorre la storia del disprezzo. La creazione del nemico. L’odio antico per l’altro da sé, la paura atavica del “barbaro”. Il razzismo è un male che sembra eterno. Siamo tutti “altro” rispetto a qualcuno; tutti diversi, per chi vuole appiccicare etichette sugli uomini, e ci va bene che la marcatura a fuoco è caduta in disuso. Ma mica da tanto. Nell’affresco dipinto da Stella, attraverso le pagine dense di un libro che non risparmia nessuna presunta, autocelebrata, “civiltà”, le reti oscure del medioevo con i suoi pregiudizi, le fobìe e le follie, si stendono ben oltre il secolo dei Lumi, scavalcano le epoche e le scoperte scientifiche.

La notte tace

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Come possono coesistere la poesia e l’orrore di Auschwitz? E come può l’arte, massima espressione di libertà dell’individuo, parlare della Shoah, di quel male radicale in cui la coscienza individuale è stata annichilita? Questa raccolta di poesie offre per la prima volta in traduzione italiana una ricca panoramica del modo in cui la Shoah è stata rappresentata ed elaborata in ebraico, la lingua del popolo che si voleva annientare.

La notte tace. La Shoah nella poesia ebraica
A cura di Sara Ferrari. Prefazione di David Meghnagi, direttore del Master Internazionale in didattica della Shoah, Università Roma Tre. Con una presentazione del Presidente della Camera dei Deputati Gianfranco Fini. Edizioni Salomone Belforte & C.

In occasione del 10° Giorno della Memoria, sarà presentato a Milano Lunedì 25 gennaio, alle ore 21, al Crt-Teatro dell’Arte, viale Alemagna 6, a cura di Salomone Belforte editori e Associazione Italia Israele di Milano

L’ineluttabile sequenza degli eventi

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La storia di un’emancipazione sofferta e tragica. Marcus studia in un buon college, a pochi passi da casa, è sereno, consapevole, responsabile. Ma la paura per la sua sorte rende il padre oppressivo fino alla paranoia. Non da una Jiddische mame, in questo caso, ma dalla follia paterna Marcus fugge, rifugiandosi in un campus del Midwest bigotto, razzista e anch’esso a suo modo folle, nell’assurdità delle regole, nella psicopatologia della vita quotidiana. E la follia è una condanna da cui Marcus non riesce ad emanciparsi.

Philip Roth, Indignazione, Einaudi, pp.136, euro 17,50.

Anime vagabonde in cerca di un sorriso

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“Solo per uno scherzo del destino questo libro lo scrivo in italiano: la verità è che sarei potuto nascere in almeno tre altri diversi paesi”. Così parla Gad Lerner, giornalista, scrittore, 55 anni, alludendo a tutte le altre vite possibili che, alla stregua di molti ebrei, avrebbe potuto vivere se solo la casualità avesse dipanato il filo della Storia in modo diverso. Altri luoghi, altri destini. Dalle pendici dei Carpazi ad Aleppo, da Boryslaw-Leopoli in Galizia, – città queste mutilate per sempre della loro rigogliosa civiltà ebraica-, fino alla luminosa Beirut di ieri e di oggi, Beirut “col suo splendore agonizzante, città fin troppo favoleggiata” ma incapace di redimersi da catene di lutti e lotte intestine. E infine Tel Aviv, Varsavia, la Milano degli anni ‘50. Quelle che Lerner racconta nel suo nuovo libro sono storie di ebrei in sospeso tra cosmopolitismo e miseria provinciale, anime in viaggio lungo i sentieri tortuosi d’Europa e Oriente, tra memorie malvagie o compassionevoli, quasi sempre struggenti.

Come un diamante

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Dalla provincia alla scintillante Parigi, per amore di Sacha. È urgente e fiammeggiante. Una memoria che germina in narrazione di immagini potenti, magari senza la consequenzialità ordinata di un romanzo classico, ma con l’intensità che solo le esperienze vissute in profondità possono avere. È una scoperta felice

Non smetteremo mai di danzare

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Le storie mai raccontate dei martiri d’Israele, in un libro del giornalista Giulio Meotti.
Rievocare le vittime, raccontarle come se formassero una catena esistenziale indissolubile, per me era l’unico modo per non lasciarle andare via. Leggere questi racconti è un atto di solitudine volontaria contro l’abbandono di cui furono vittime queste migliaia di giovani e vecchi, bambini e infanti, donne e uomini.” Queste parole, scolpite nell’introduzione del suo nuovo libro, danno il segno di cosa abbia significato per Giulio Meotti scrivere il suo Non smetteremo di danzare: le storie mai raccontate dei martiri di Israele (edizioni Lindau)

Il pesciolino e lo squalo

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della Cultura Ebraica, il Museo Ebraico di Roma presenta “Quando il pesciolino e lo squalo s’incontrarono la prima volta”, di Gilad Shalit