Mantova letteraria

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per l’undicesima volta, dal 5 al 9 settembre Mantova si trasforma nella città delle lettere, della musica e delle arti, e la sua splendida cornice storica, dove è rimasto intatto fino ad oggi il fascino voluto dai Gonzaga, è pronta ad accogliere, tra piazze, teatri, palazzi e giardini, i protagonisti della letteratura internazionale, nel corso dell’XI Festivalletteratura, evento seguito ogni anno da migliaia di appassionati lettori ed importante punto di riferimento del mondo culturale.

Eugenio Gentili Tedeschi: testimonianze

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uomo di cultura e di fede laica, ebreo. Questo il ritratto di Eugenio Gentili Tedeschi, tratteggiato in Testimonianze, l’ultimo libro in suo ricordo pubblicato da Alinea, a cura di Giovanni Denti e Orsetta Ronchetti.
Una lettura che ci accompagna alla scoperta di uno dei più importanti progettisti della scena milanese dal dopoguerra ai giorni nostri, attraverso ricordi dei suoi allievi e collaboratori, interviste rilasciate da Gentili Tedeschi alla curatrice e racconti, nei quali l’architetto disegna la sua gioventù di partigiano.

Nel baratro con Clara

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un mystery nella quarta. Forse è più vicino al secondo genere che alla classica nozione di giallo, alla Agata Christie o alla Simenon, per intenderci.
In ogni caso una lettura avvincente, tipicamente estiva, anche se il tema di fondo è una vicenda che affonda le sue radici nel periodo 1939 – 1945 in Francia ed nella persecuzione e deportazione degli ebrei.
La vicenda si svolge ai nostri giorni, a Parigi, ed ha come scenario il Marais, il quartiere ebraico, e i suoi immediati dintorni.

Festival della letteratura israeliana a Bologna

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Palazzo Poggi ospita il Festival di letteratura israeliana Lo’ ha-kol havalim – Non tutto è vanità, organizzato dal Museo Ebraico di Bologna con il patrocinio di Provincia di Bologna, Regione Emilia-Romagna e Ambasciata di Israele: una serie di quattro serate in cui attori come Ivano Marescotti, Ugo Pagliai e Gioele Dix leggeranno i grandi scrittori israeliani di ieri e di oggi, accompagnati dalle note del chitarrista Emanuele Segre.

L’Unione Sovietica e la Shoah

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Antonella Salomoni è una storica che ha già pubblicato libri ed articoli sull’ebraismo nell’Unione Sovietica (da segnalare il suo Nazionalità ebraica, cittadinanza sovietica uscito alcuni anni fa presso la Patron editore di Bologna) ed è quindi una buona conoscitrice dell’argomento, come si può evincere anche dal corposo apparato di note e di riferimenti bibliografici che accompagna il volume. La sua è quindi una ricerca storica approfondita e documentata, anche alla luce di quanto è stato reso fruibile agli studiosi negli archivi ex-sovietici dopo la dissoluzione dell’URSS.

E Dio disse: scordati il pianofo

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è una scoperta abbastanza recente dell’editoria italiana e data più o meno da quando ha avuto inizio il successo dei libri di Mordechai Richler. E sa offrire libri di piacevole lettura, in particolare romanzi di formazione (L’ultima mitzvà di Lucio Burke – pubblicato da Instar libri, ad esempio) come questo di Torgov. Il risvolto di copertina ci dice che l’autore è un noto avvocato di Toronto con la passione per la scrittura di testi comici per programmi radiofonici e miniserie televisive. In questo libro c’è molto del suo vissuto, a partire dalla cittadina immaginaria in cui si svolge la vicenda

Antisionismo, antisemitismo, antiamericanismo in un saggio di Luzzatto Voghera

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antiamericanismo: si tratta di un tema che riempie le pagine dei quotidiani con le prese di posizione dei vari opinionisti e ricorre di frequente nei cosiddetti “salotti” televisivi che (non tutti, ma sicuramente nella maggior parte) assomigliano sempre più a mercati in cui i diversi venditori si accapigliano e si insultano per piazzare in qualche modo la loro merce. E tanto meno vale la merce tanto più si urla per sovrastare l’offerta concorrenziale.

La grande mela e i suoi ebrei

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Lubavitch, chassidim, liberal, ortodossi, modern orthodox, conservative e reformed, ebrei di destra e di sinistra, repubblicani e democratici, Black Jews e Bobov, hippy e religiosi. Parlano russo, yiddish, americano, pharsi, mangiano gefilte fish, knishes, baklawa, o hamburger, patatine e kosher sushi, ascoltano rap, canti di preghiera e folk music. Sono gli ebrei di New York raccontati nell’ultimo di libro di Maurizio Molinari, corrispondente de La Stampa di Torino dagli Stati Uniti.

Non dire notte

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68 anni, tra gli scrittori più noti in Israele e a livello internazionale, che ha ricevuto due riconoscimenti a Milano: l’Ambrogino d’Oro del Comune e il premio Uomo dell’anno 2007 dalla Associazione Amici del museo d’arte di Tel Aviv. Il suo ultimo libro Non dire notte è il primo in classifica in Italia per la narrativa straniera. Mosaico lo ha intervistato e ha seguito il suo incontro con il pubblico alla libreria Feltrinelli. “Tutto in Israele è nato dai sogni e dai libri. Potrei generalizzare e dire che ogni azione umana, ogni essere umano, ogni creazione nasce dai sogni. I sogni vengono prima, i libri vengono prima”, ha detto Oz.

Noè secondo i rabbini

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di ambito cattolico esce questo volume di non grande mole ma di estremo interesse per una serie di ragioni.
Innanzi tutto è il terzo di una collana diretta da Elena Lea Bartolini, diretta a quanti in ambito cristiano desiderano conoscere ed approfondire la lettura ebraica della Torah. Prima di questo volume sono usciti il commento di Rav Elia Kopciowski allo Shemà ed un volume della stessa Bartolini su Gerusalemme nella tradizione ebraica.

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