di Nathan Greppi
All’edizione 2026 della Biennale, ben otto film erano finanziati dal Doha Film Institute (DFI), ente culturale per volere di Al-Mayassa bint Hamad bin Khalifa Al Thani, sorella dell’emiro e sovrano del Qatar Tamim bin Hamad Al Thani. Inoltre, solo nei primi sei mesi del 2026, il DFI risultava aver sostenuto almeno 48 progetti cinematografici provenienti da 39 paesi diversi. Prima ancora, nel 2025, era presente con altri otto film sostenuti al Festival di Cannes.
Personaggi e Storie
“NAZA: The Real Story”: il controdocumentario israeliano che risponde al film su Gaza
di Pietro Baragiola
Come NAZA, anche il nuovo documentario porta gli intervistati sui tetti di Tel Aviv, ma sostituisce le testimonianze anonime raccolte nel primo film con quelle di comandanti dell’IDF, ufficiali dell’intelligence e soldati che affermano di avere partecipato direttamente alle operazioni nella Striscia. Il film è distribuito gratuitamente sul proprio sito con sottotitoli in inglese, in modo da “rendere la verità accessibile a tutti”.
«Per motivi di sicurezza»: escluso un fondatore israeliano da un hackathon a San Francisco
di Anna Balestrieri
La motivazione addotta per il rifiuto è stata la «sicurezza» dei partecipanti, ma nei messaggi scambiati con l’organizzatore il riferimento è esplicitamente alla vicenda dei cercapersone esplosi in Libano nel settembre 2024. La San Francisco Tech Week ha successivamente rimosso l’hackathon dal proprio calendario ufficiale, indicando una violazione dei propri termini di utilizzo.
“Distorto, fuorviante e insincero”: Tzahal pubblica la risposta completa al film “NAZA”
di Nina Prenda
Nella sua risposta, l’esercito ha detto che il film “presenta un quadro distorto, fuorviante e insincero della pianificazione degli obiettivi e del processo delle operazioni dell’IDF” e che la narrazione del film è “basata su sostanziali errori fattuali derivanti da false dichiarazioni manipolative della realtà”.
Genocidio, apartheid e colonialismo: quando le categorie precedono i fatti
di Anna Balestrieri
Due studi recenti rimettono sotto esame tre parole diventate centrali nel dibattito su Israele e pongono una questione che riguarda anche il modo in cui l’informazione contemporanea costruisce le proprie certezze. Il rischio, quando le categorie precedono i fatti, non è soltanto sbagliare la definizione di una guerra. È perdere progressivamente la capacità di distinguere fra ciò che sappiamo, ciò che inferiamo e ciò che, per quanto moralmente persuasivo, resta ancora da dimostrare.
Houellebecq aveva visto tutto. Tranne l’antisemitismo
di Davide Cucciati
Dopo il 7 ottobre 2023, lo scrittore francese aveva confessato a una radio israeliana di trovarsi davanti a “una specie di cosa mostruosa” che non riusciva a mettere pienamente a fuoco. Si era detto sorpreso soprattutto dalla reazione delle giovani generazioni e degli ambienti universitari. Poche settimane dopo era tornato sulla questione in termini ancora più espliciti: “Ho un vero problema di comprensione con l’antisemitismo”.
Gaza GenoLIE: la campagna internazionale contro l’accusa di genocidio a Israele
di Pietro Baragiola
La campagna, il cui nome unisce le parole inglesi “genocide” e “lie” (“genocidio” e “menzogna”), parte da una data precisa: l’8 ottobre 2023, quando, appena un giorno dopo il massacro compiuto da Hamas, l’accusa di genocidio allo Stato ebraico era già iniziata a comparire sui social network.
Da Mengele a Göring: le nuove leggi americane riaprono la battaglia per la restituzione dell’arte sottratta dai nazisti
di Pietro Baragiola
Nel settembre 2024 lo Stato della California ha stabilito che chi rivendica opere o altri beni perduti a causa di persecuzioni politiche può agire per recuperarli e che il passaggio dell’oggetto a successivi proprietari, anche se acquistato in buona fede, non cancella automaticamente i diritti del legittimo. La norma consente inoltre di riaprire, in determinate circostanze, controversie precedentemente respinte per ragioni procedurali o per il trascorrere del tempo.
“Nessuna resistenza giustifica il terrorismo”. Il discorso dimenticato di Kofi Annan all’ONU
di Nathan Greppi
In un discorso presso il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, il 12 dicembre 2006, l’allora segretario generale ONU Kofi Annan rivolgeva alla propria organizzazione le stesse critiche che oggi gli rivolgono molti difensori d’Israele. Denunciò per esempio il fatto che “parte della retorica usata in relazione alla questione implica un rifiuto di riconoscere la legittimità dell’esistenza stessa di Israele, per non parlare della validità delle sue preoccupazioni sulla sicurezza”.
Vienna riapre la sua sinagoga più antica: due secoli di storia e una memoria che torna a vivere
di Anna Balestrieri
Grazie a finanziamenti pubblici e privati, la Stadttempel è tornata ad accogliere la comunità ebraica. La sinagoga, inaugurata nel 1826, è l’unica delle 26 sinagoghe viennesi esistenti prima della Shoah a essere sopravvissuta ai pogrom nazisti del novembre 1938. Qualche giorno prima, circa 450 persone avevano accompagnato una nuova Torah nel suo ingresso nella sinagoga restaurata, passando per Judenplatz, nel luogo in cui sorgeva la sinagoga medievale di Vienna.
Da Ferrara a New York, all’asta machzorim dell’Italia ebraica tra Medioevo e Rinascimento
di Davide Cucciati
Tra i pezzi di maggior rilievo emerge un nucleo italiano particolarmente interessante, composto da due machzorim: uno realizzato intorno al 1475 e attribuito al celebre scriba e artista Joel ben Simeon; l’altro, di rito romano, prodotto a Ferrara intorno al 1500 e caratterizzato, tra l’altro, da una singolare rappresentazione grafica dei suoni dello shofar.
“I Love Jewish Girls”: la prima passerella della New York Fashion Week dedicata agli stilisti ebrei
di Pietro Baragiola
Ben 500 persone hanno presenziato alla serata, tenutasi al Léman Ballroom, per vedere con i propri occhi le collezioni dei 18 stilisti e marchi ebrei provenienti da Israele, Messico, Brasile e da diverse città degli Stati Uniti.














