Una Comunità che non lascia indietro nessuno

2020

 

n° 5 - Maggio 2020 - Scarica il PDF
n° 5 – Maggio 2020 – Scarica il PDF

Emergenza Covid-19
Moltissimi volontari, i movimenti giovanili mobilitati, la spesa e i farmaci portati  nelle case, l’assistenza agli anziani, le telefonate a chi è solo… E ancora: lezioni online  di ebraico, di Torà e per i ragazzi della Scuola. Decisioni tempestive e assistenza per aiutare i più deboli e bisognosi. Un grande sforzo per garantire la distribuzione dei prodotti. Abbiamo saputo reagire ma la ripartenza avrà bisogno dell’aiuto di tutti

 

Caro lettore, cara lettrice,

prima o poi ci sarà un dopo: uscire di casa, passeggiare nei parchi, sedersi su una panchina davanti alla grande fontana dei Giardini pubblici, guardare le vetrine, visitare una mostra, prendere un battello sul lago di Como… Arriverà un tempo in cui abbracceremo chi ha perso qualcuno, stringeremo la mano a chi soffre, andremo a trovare chi è solo, daremo un buffetto a un nipotino o un appuntamento a un amico al bar, per un caffè… Non dovremo più ridere solo al telefono, amarci al telefono, piangere al telefono, lavorare, celebrare compleanni al telefono… Ridisegnare lo skyline della nostra vita diventerà l’esercizio di ogni giorno.

Ma oggi siamo orfani di una normalità perduta, vogliamo indietro la nostra vecchia vita, il mondo di ieri, quello che era e che non è più, anche se era troppo di corsa, troppo impegnato, troppo caotico. Guardiamo dalle finestre questa primavera lucente, salutandola un po’ stralunati, come con una fidanzata che ci sta lasciando. Questo sole virologico e squillante dovrà chiederci scusa; gli alberi delle nostre piazze dovranno fare atto di contrizione per tanta indisponente vitalità. La fioritura dei prunus rosa nei viali ci sembrerà meno sfacciata di questa primavera perduta.

“…disarmato è il cuore/dove più la corazza è alta…”, scriveva il poeta Nelo Risi (Tutte le poesie, Mondadori), a sua moglie Edith Bruck, scrittrice scampata alla Shoah. Siamo diventati attenti e guardinghi, abbiamo messo su questa stramba corazza, ci siamo abituati al silenzio delle strade e al limite di velocità che ci impone questa quotidianità ammalata. Affamati di normalità ci chiediamo dov’è finita la leggerezza del cuore, il ritmo disarmato del nostro muscolo cardiaco. Ci interroghiamo su che cosa voglia dire pattinare su un ghiaccio sottile, con un virus che ci priva degli affetti più cari, della catena del ricordo, della memoria collettiva di una famiglia, quando viene spezzata.

Un elogio della normalità dovrebbe partire da qui: perché all’improvviso abbiamo scoperto che la normalità è la cosa più preziosa che abbiamo, che non le abbiamo mai dato importanza; alla fine non sappiamo bene che cos’è questa normalità ma è ciò che rivogliamo indietro. Una cosa abbiamo imparato in questi mesi: il senso del limite. La tradizione ebraica pone da sempre l’accento sulle virtù di un’educazione del limite, sulle siepi e sui confini dentro i quali ciascuno di noi deve imparare a muoversi per vivere meglio. Senza senso del limite ogni libertà è una finzione. I sacerdoti del Tabernacolo, – Nadav e Avihù, eccelsi sapienti figli di Aronne -, vennero inceneriti sul colpo per aver esagerato nella loro smodata ricerca di elevazione spirituale. Non avevano fatto nulla di malvagio, avevano soltanto smarrito la capacità di contenersi, avevano oltrepassato il limite. Senza limiti, le civiltà si ammalano, «possono essere tanto emozionanti e di breve durata quanto i fuochi d’artificio. Per sopravvivere hanno bisogno di trovare un modo per contenere l’energia affinché duri e non diminuisca. Credo che dobbiamo recuperare il senso dei limiti perché, nella nostra ricerca incontrollata di ricchezza sempre maggiore, stiamo mettendo in pericolo il futuro del pianeta e tradendo la nostra responsabilità verso le generazioni che ancora non sono nate», scrive rav Jonathan Sacks. Ritrovare la gioia del contenimento, imparare il limite, preservare la fiducia: perché prima o poi ci sarà un dopo.

Mia mamma mi ha chiesto l’altro giorno al telefono, “secondo te, lo trovano il vaccino?”. Avrei dovuto rispondere: “non ne ho la più pallida idea”. Invece ho risposto, “sì, lo trovano”.

Fiona Diwan