n° 2 - Febbraio 2011

I nuovi media della Comunità

2011
Cari lettori, care lettrici,

il Giorno della Memoria appena trascorso ha visto fiorire un po’ ovunque eventi numerosi e tutti interessanti. L’intera settimana dal 23 al 30 gennaio è stata animata da dibattiti, tavole rotonde, proiezioni…

Se da una parte qualcuno, (Ferruccio de Bortoli e Ernesto Galli della Loggia), ha creduto giusto mettere in guardia circa una certa “ipertrofia della memoria che rischia di far perdere l’indispensabile nesso tra funzione conoscitiva (sapere, affinché catastrofi come la Shoah non accadano mai più) e funzione etica (cittadini consapevoli dei valori universali, e quindi migliori)”, dall’altra parte invece io ritengo che il Giorno della Memoria sia un’occasione per interrogarci su noi stessi.

Guardare al nostro presente a partire dalla immane tragedia della Shoah è un’opportunità per fermarci, guardare alla nostra identità di ebrei e italiani, e rompere lo schema ripetitivo di un “disperato presente che ci schiaccia”, come dice De Bortoli. Un’occasione per riflettere su questo terribile disimpegno morale che sembra travolgere la classe politica del nostro Paese ma anche sullo smarrimento della società civile, quando non si fa assuefazione che scivola all’indifferenza.

Riflettere ad esempio, sul fatto che con il 2010 si è conclusa un’epoca e che con lei muore un modello di pensiero: quello che postula una felicità legata alla convinzione di uno sviluppo crescente e infinito, individuale, economico, sociale. Un’idea di felicità che si realizza solo nell’accumulo infinito di beni, cose, oggetti. Ora, come dicono in molti, non esiste economia sganciata dalla morale e dall’ecologia.

Occorre un nuovo modello di pensiero, capace di ancorare l’economico nel sociale, che faccia della sobrietà e della misura la nuova piattaforma della nostra ricerca di felicità. Per uscire dal cuore di tenebra che ci ha reso sudditi e consumatori ciechi, per ripensarci come soggetti capaci di raggiungere una forma di felicità che si misuri con il piacere delle relazioni, con il gusto per gli altri, con quella creatività che fonda l’essere divino della natura umana.

Fiona Diwan

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