In parlamento, insulti a Emanuele Fiano e Liliana Segre. Intanto Israele, in guerra, ha bisogno di sostegno

Taccuino

di Paolo Salom

[Voci dal Vicino Occidente] È meglio dire come il mondo è veramente, oppure raccontarci la solita favoletta sui buoni sentimenti? Nel lontano Occidente, la risposta è quasi sempre: la favola!

Pensate alla reazione di gran parte dei parlamentari alla mozione sull’odio presentata da Liliana Segre, rimasti seduti a braccia conserte dopo essersi astenuti, invece di applaudire, a prescindere dalla loro posizione sul documento in sé, l’ultima testimone degli orrori che l’uomo è capace di infliggere ai propri simili; oppure al grido “sionista!” rivolto a Emanuele Fiano, sempre nella Camera dei Deputati, in un contesto dove Israele, peraltro, era totalmente assente.
Ecco: date queste premesse, io dico che è preferibile affrontare il mondo per quello che è. Parlando di ebrei e Israele significa affrontare la realtà di un sentimento che cresce di giorno in giorno, qui nel lontano Occidente e anche altrove. Antisemitismo, antisionismo: termini molto ampi che fotografano l’ostilità con la quale dobbiamo necessariamente fare i conti.
Certo, sarebbe bello vivere in un contesto dove il rispetto per le differenze culturali, religiose o del colore della pelle fosse il filo conduttore della nostra esistenza. Ma non è così. Perciò la prima, dura riflessione: noi ebrei non dobbiamo avere paura di denunciare ad alta voce chi ci attacca, in maniera esplicita (pochi); o in maniera trasversale (molti). Dobbiamo sapere che la parola “sionista” gridata a gran voce, oppure sibilata tra i denti, nel cuore di chi la scaglia vuole essere un’offesa e corrisponde a “ebreo”e quindi è portatrice di un valore negativo. Ma è proprio qui il clou: chi ci definisce in quel modo con rabbia punta proprio a quello che siamo, non a quello che pensiamo. Da qui la prima considerazione: inutile “dialogare”, dobbiamo contrattaccare, denunciando senza esitazioni.
La seconda considerazione riguarda Israele. E qui mi rivolgo anche ai tanti ebrei che preferiscono spaccare il capello in quattro e accodarsi a chi accusa lo Stato ebraico di “errori” o “di uso eccessivo della forza” quando si trova in aperto conflitto con alcuni dei vicini arabi, non solo palestinesi. Ecco: a mio parere è giunto il momento di vedere le cose come stanno. La guerra esiste. Israele è inserito in un’area del mondo cui la Storia ha (per ora) disegnato un destino differente rispetto a quello d’Europa (per quanto ex Jugoslavia e Ucraina dovrebbero far riflettere…). Se la guerra esiste ed è una minaccia quotidiana, la guerra è qualcosa che va considerata e affrontata, non si può far finta che non ci sia. E Israele fa benissimo ad essere sempre pronto in questo senso e a sparare quando è necessario, senza esitazioni. Certo, è facile dirlo da qui. Ma il punto è un altro: dal nostro luogo di pace (momentanea) dobbiamo rivolgere parole di sostegno a chi non si trova nelle stesse condizioni. Sostegno e Ahavat Israel. Di nemici ne abbiamo abbastanza comunque.

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