«Per motivi di sicurezza»: escluso un fondatore israeliano da un hackathon a San Francisco

Personaggi e Storie

di Anna Balestrieri
La motivazione addotta per il rifiuto è stata la «sicurezza» dei partecipanti, ma nei messaggi scambiati con l’organizzatore il riferimento è esplicitamente alla vicenda dei cercapersone esplosi in Libano nel settembre 2024. La San Francisco Tech Week ha successivamente rimosso l’hackathon dal proprio calendario ufficiale, indicando una violazione dei propri termini di utilizzo.

Un fondatore israeliano di una startup di intelligenza artificiale è stato escluso da un hackathon a San Francisco dopo che gli organizzatori hanno scoperto il suo passato nella Unità 8200 dell’esercito israeliano. La motivazione addotta per il rifiuto è stata la «sicurezza» dei partecipanti, ma nei messaggi scambiati con l’organizzatore il riferimento è esplicitamente alla vicenda dei cercapersone esplosi in Libano nel settembre 2024.

Il protagonista della vicenda è Adam Levi, fondatore della startup di intelligenza artificiale Stealth ed ex membro dell’Unità 8200. Levi aveva chiesto di partecipare al “Build Your Agentic Investment Bank – Hackathon”, un evento dedicato allo sviluppo di agenti di intelligenza artificiale per il settore finanziario, previsto per il 6 ottobre a San Francisco nell’ambito della Tech Week.

La sua partecipazione è stata inizialmente approvata, ma successivamente ritirata. In una conversazione privata resa pubblica dallo stesso Levi, l’organizzatore Mostapha Benhenda gli comunica che la sua partecipazione non può essere convalidata «per motivi di sicurezza». Alla richiesta di spiegazioni, però, il riferimento diventa molto più preciso.

«I partecipanti all’hackathon portano con sé cercapersone, smartphone e computer portatili», scrive Benhenda, secondo gli screenshot pubblicati da Levi, aggiungendo di non volere che l’«IGF» — acronimo dispregiativo utilizzato per riferirsi alle Israel Defense Forces — faccia esplodere quei dispositivi «in faccia» ai partecipanti. «Quello che è successo in Libano non deve succedere in California», scrive ancora l’organizzatore, spiegando che all’evento avrebbero partecipato anche cittadini libanesi e palestinesi.

Il riferimento è all’operazione del settembre 2024 nella quale migliaia di cercapersone e altri dispositivi utilizzati da Hezbollah esplosero simultaneamente in Libano. L’episodio, attribuito a Israele, provocò vittime e feriti e divenne uno degli episodi più controversi della guerra tra Israele e Hezbollah.

 

La risposta di Levi: «Le cene di Shabbat sono l’unico posto in cui possiamo essere accettati»

Levi ha scelto di rendere pubblica la conversazione su X. In un primo post ha condiviso lo screenshot accompagnandolo con una domanda sarcastica: «Is that a threat?», taggando anche account ufficiali israeliani.

Poco dopo ha pubblicato una seconda battuta, diventata rapidamente virale: «Turns out shabat dinners is the only place we can get accepted to in sf», cioè: «A quanto pare le cene di Shabbat sono l’unico posto in cui possiamo essere accettati a San Francisco». Il post ha raggiunto centinaia di migliaia di visualizzazioni e ha trasformato una controversia inizialmente circoscritta in un caso molto più ampio nel mondo della tecnologia americana.

 

Nei post successivi Levi ha mantenuto un tono ironico. A chi gli chiedeva se fosse coinvolto nella progettazione dei cercapersone esplosivi ha risposto: «For everyone asking building explosive pagers was never my thing», precisando subito dopo che il suo lavoro riguarda invece il fintech e la ricerca sugli investimenti. Ha quindi invitato gli utenti che si trovano a San Francisco a contattarlo.

La scelta di Levi è significativa: invece di presentarsi esclusivamente come vittima dell’episodio, ha utilizzato la vicenda per rilanciare pubblicamente la propria attività professionale. In un’altra dichiarazione riportata dall’Algemeiner, ha spiegato di voler comunque andare a San Francisco per la Tech Week e di voler continuare a costruire la propria azienda. «What happened is exactly why I build», ha detto: ciò che è successo è esattamente il motivo per cui costruisco.

L’organizzatore rilancia: «Non possiamo sapere se fosse coinvolto»

La controversia non si è però fermata alla pubblicazione degli screenshot. Benhenda ha continuato a rispondere a Levi su X, sostenendo che il suo passato nell’Unità 8200 rappresentasse un rischio.

«Hai comunque prestato servizio nell’Unità 8200 durante l’attacco dei cercapersone in Libano. Non c’è modo di sapere che non fossi coinvolto, dato che le tue attività sono classificate», ha scritto l’organizzatore.

Benhenda ha poi aggiunto che l’esercito americano e la CIA non condurrebbero attacchi sul territorio statunitense e ha sostenuto, con evidente tono provocatorio, che Levi sarebbe invece il benvenuto agli eventi organizzati in Israele, persino presso il centro Azrieli di Tel Aviv, «proprio di fronte» alla sede dell’Unità 8200. «Nessun rischio per la sicurezza in questa sede», ha scritto.

Il passaggio è importante perché sposta ulteriormente la questione: non si tratta più soltanto di una decisione organizzativa motivata genericamente dalla sicurezza, ma di un’associazione individuale tra un cittadino israeliano, il suo precedente servizio militare e un’operazione attribuita allo Stato di Israele.

Lo sponsor si ritira e Tech Week rimuove l’evento

Le conseguenze sono arrivate rapidamente. Secondo quanto riferito da Levi all’Algemeiner, investitori di Andreessen Horowitz, uno dei principali nomi del venture capital della Silicon Valley, lo hanno contattato direttamente comunicandogli il ritiro della sponsorizzazione dell’evento.

Anche San Francisco Tech Week ha successivamente rimosso l’hackathon dal proprio calendario ufficiale, indicando una violazione dei propri termini di utilizzo. Secondo la stampa israeliana, l’evento era stato programmato per il 6 ottobre e contava circa 200 partecipanti registrati.

La vicenda ha inoltre assunto un’ulteriore dimensione dopo che è emerso che il luogo indicato dagli organizzatori, il Frontier Tower di San Francisco, non sarebbe stato effettivamente informato dell’evento. Un responsabile della struttura ha dichiarato pubblicamente di non aver ricevuto comunicazioni dagli organizzatori e che l’evento non si sarebbe tenuto lì.

Un caso che va oltre il singolo hackathon

L’episodio riapre una questione sempre più presente nel settore tecnologico americano: fino a che punto il conflitto israelo-palestinese può trasformare l’identità nazionale, il passato militare o l’origine di un professionista in un criterio per stabilire chi può partecipare a uno spazio professionale internazionale?

Levi sostiene di aver incontrato nel settore tecnologico americano sia «un’ondata di odio» sia una quantità straordinaria di solidarietà. Ha raccontato all’Algemeiner di aver assistito anche a episodi estremi, citando il caso di un ricercatore di uno dei principali laboratori di intelligenza artificiale che gli avrebbe detto apertamente di sostenere Hamas.

Al tempo stesso, la vicenda mostra la rapidità con cui una controversia locale può diventare globale quando viene portata su X. Uno screenshot privato, una battuta ironica e una risposta dell’organizzatore hanno trasformato un’esclusione da un hackathon in un caso discusso da investitori, aziende tecnologiche e migliaia di utenti online.

Per Levi, almeno pubblicamente, la conclusione resta quella annunciata sui social: continuerà a lavorare e a partecipare alla Tech Week. L’episodio, dice, non lo farà arretrare. Al contrario, è diventato parte della sua stessa narrazione pubblica come imprenditore israeliano nella Silicon Valley.