di Pietro Baragiola
L’iniziativa, della durata di 36 ore, sostiene servizi di assistenza, percorsi terapeutici e la formazione di medici specialisti in risposta alla crescente emergenza sanitaria provocata dai conflitti degli ultimi anni.
Non tutte le ferite di guerra sono visibili. È questa la consapevolezza da cui nasce “No Time to Wait”, la campagna di raccolta fondi lanciata dall’associazione World Jewish Relief, che il 28 e il 29 giugno punta a raccogliere 580.000 euro per finanziare nuovi programmi di sostegno psicologico in Israele e Ucraina.
L’iniziativa, della durata di 36 ore, sostiene servizi di assistenza, percorsi terapeutici e la formazione di medici specialisti in risposta alla crescente emergenza sanitaria provocata dai conflitti degli ultimi anni.
Gli aiuti in Israele
Soffermandosi sui conflitti in Medio Oriente, la World Jewish Relief ha evidenziato come gli attacchi missilistici, le sirene e il protrarsi della guerra tra Israele e Hamas abbiano provocato un forte incremento dei problemi legati alla salute mentale, compreso un rialzo del rischio di suicidi.
“Le risorse raccolte durante la nostra campagna serviranno a potenziare i servizi di consulenza psicologica e i programmi di sostegno rivolti ai civili traumatizzati dagli eventi del 7 ottobre” hanno spiegato i portavoce della World Jewish Relief nel loro ultimo comunicato.
La situazione resta altrettanto complessa in Ucraina dove, secondo i dati rilasciati dall’organizzazione, oltre 10 milioni di persone necessitano di assistenza umanitaria mentre 1.000 abitazioni appartenenti a famiglie ebree hanno subito danni gravissimi a causa del conflitto.
“Contiamo sul fatto che la raccolta fondi agevolerà la risoluzione di questi problemi e molto altro tra cui la riparazione delle case per anziani e persone vulnerabili” aggiunge il comunicato.
Il caso di Yulia
A testimoniare l’impatto di questi conflitti sulla salute mentale è la storia di Yulia, 46enne che vive nell’area orientale dell’Ucraina con le sue due figlie.
“Ogni allarme aereo porta con sé la stessa paura” ha raccontato la donna al sito Jewish News. “Una paura che mi porta a chiedermi: riuscirò a mettere in salvo le mie bambine?”
A causa dei bombardamenti, la figlia di Yulia, Maria, ha sviluppato forti stati d’ansia e difficoltà ad esprimere le proprie emozioni.
“Ho temuto di perdere mia figlia” ha spiegato Yulia. “Grazie al supporto psicologico di World Jewish Relief abbiamo intrapreso insieme un percorso terapeutico che ci ha permesso di ricostruire un dialogo. Abbiamo finalmente imparato ad ascoltarci e per me questo è il dono più grande.”
Secondo l’organizzazione, negli ultimi anni sono stati formati oltre 800 psicologi tra Israele e Ucraina, e più di 50.000 persone hanno ricevuto assistenza per affrontare i traumi legati alla guerra.
“Il costo psicologico dei conflitti militari è immenso per queste comunità” ha affermato il direttore generale di World Jewish Relief, Paul Anticoni OBE. “Rivolgiamo un appello urgente a tutto il mondo affinché possa offrire un’ancora di salvezza a chi oggi si trova in situazioni di disperato bisogno psicologico.”
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