Intervista al neo-consigliere comunale Daniele Nahum. “Milano aperta ai diritti delle minoranze”

di Paolo Castellano

Con 821 voti, Daniele Nahum del Partito Democratico (PD) è riuscito a superare la soglia per entrare nel Consiglio comunale di Milano. Un risultato che premia un impegno, nella scena politica milanese, che Nahum porta avanti da molti anni. Bet Magazine lo ha incontrato.

Si aspettava questo risultato, soprattutto con una campagna elettorale che ha dovuto fare i conti con le restrizioni per il Covid?

C’è da dire che mi stavo preparando da molto tempo, per cui non è stato un risultato inaspettato. È stata una campagna elettorale strana, per diverse ragioni. Innanzitutto, la pandemia ha influenzato la socialità, la dimensione pubblica dei cittadini. E poi c’è stato poco tempo per incontrare la gente. Ho cercato di organizzare il maggior numero possibile di incontri, utilizzando anche gli strumenti digitali; prima della campagna elettorale ho realizzato diverse dirette su Internet. Nonostante le difficoltà, sono soddisfatto del risultato. Tuttavia, non pensavo che la soglia fosse così alta. La scorsa volta per entrare in Consiglio comunale con il PD bastavano circa 666 voti, e non ero entrato per 26 preferenze. Fortunatamente, ho raggiunto il traguardo con 821 voti.

Dialogo tra il Comune di Milano e il mondo ebraico milanese. Quali saranno i temi su cui punterà?

La presenza ebraica deve rivolgere uno sguardo attento ed empatico ai diritti anche delle altre minoranze presenti in città. In questo Paese noi ebrei siamo una minoranza storica. Siamo cittadini italiani e sappiamo cosa significhi, sulla nostra pelle, il razzismo e l’antisemitismo. Una comunità aperta e pluralista cerca di guardare anche alle altre minoranze che vengono minacciate dall’odio; per questi motivi dobbiamo auspicare che la comunità ebraica faccia propri i valori di una metropoli plurale e accogliente.

Per la stessa ragione penso che il tema della cultura sia centrale. Un esempio sono eventi come alla Giornata Europea della Cultura Ebraica, che sono fondamentali per Milano perché fanno vedere l’aspetto principale dell’ebraismo: l’inclusività del nostro mondo e il notevole apporto culturale per la città. Gli ebrei sono una presenza determinante. Dunque, tenterò di favorire il dialogo tra tutte le altre comunità e tutte le associazioni ebraiche promuovendo anche iniziative pubbliche. Per questo scopo, lo strumento del Consiglio comunale è molto utile perché si possono fare convegni pubblici e come consigliere li promuoverò certamente.

Parlando di una situazione più concreta, Milano ha assistito alle manifestazioni dei movimenti No vax che hanno esibito i simboli della Memoria strumentalizzando la Shoah. Per non parlare poi degli inni anti-israeliani e antisemiti nelle proteste filo-palestinesi di maggio davanti al Duomo. Qual è la sua visione su questi temi in materia di sicurezza?

È preoccupante che la Shoah venga strumentalizzata dai No vax, e su questo si deve intervenire perché è proprio il classico paradigma della banalizzazione della tragedia ebraica; dire che il Green pass sia come avere la stella gialla, e altre cose simili, è folle. A scuola i ragazzi dovrebbero studiare più a fondo temi complessi come la Shoah e l’antisemitismo. Purtroppo, si registra una perniciosa banalizzazione dell’Olocausto in soggetti con più di trent’anni, che oggi sono a loro volta diventati genitori. Che cosa potranno mai trasmettere ai loro figli? Risulta evidente la loro inadeguatezza e la scarsa dotazione di minime nozioni storiche. Un altro punto che mi inquieta è la sottovalutazione del Fascismo, di che cosa ha significato per l’Italia in termini sia storici sia di ricaduta sulla nostra contemporaneità. Mi preoccupa Forza Nuova che s’insinua facilmente all’interno di manifestazioni NoVax e va ad assaltare la sede della CGIL. Forza Nuova è un movimento antisemita. Il punto non è tanto ciò che mi dicono: “Ma Forza Nuova rappresenta solo lo 0,0001%”. Ci sono forze politiche – abbiamo visto nell’inchiesta di FanPage – come Fratelli d’Italia, che su quel tema sono ambigue: danno sedi a movimenti come Forza Nuova; candidano esponenti dell’estremismo di destra nei Consigli di zona. Non dimentichiamoci che ahimè nel Consiglio comunale di Milano ci saranno delle presenze di Fratelli d’Italia che si dichiarano apertamente fasciste. E poi, che dire dei rapporti ambigui emersi nell’inchiesta di FanPage tra Roberto Jonghi Lavarini ed esponenti di primissimo piano della Lega? Tanto per fare nomi e cognomi, il consigliere regionale della Lega Massimiliano Bastoni ha aperto il suo comitato elettorale con Lealtà e Azione. Fondamentalmente, bisogna pretendere dalla politica – e secondo me lo deve fare anche la Comunità ebraica di Milano -, che si faccia chiarezza su questi aspetti. Innanzitutto, a queste forze politiche bisogna chiedere di espellere chi ha rapporti con l’estremismo di destra e chi accetta di incontrare chiunque neghi la Shoah. La Comunità ebraica dovrebbe incoraggiare e fare proprio questo atteggiamento.

Lo stesso problema si presenta nei confronti di gruppi filo-palestinesi che negano l’esistenza di Israele e alle manifestazioni si esibiscono in cori antisemiti…

Su questo aspetto c’è una questione da chiarire: dobbiamo combattere tutti gli estremismi, con forza. Ma i gruppi filo-palestinesi non hanno appoggio politico da parte di chi noi rappresentiamo. Il PD non ha nulla a che vedere con loro. Il problema è mischiare queste cose. C’è l’antisemitismo di sinistra? Sì. È un fenomeno pericoloso? Assolutamente sì. Però a destra c’è un tema profondo di copertura. Il fatto è che il fascismo si è insinuato nelle rappresentanze. Nel PD non incontriamo elementi imbarazzanti come Bastoni. A parte questo, nella Sinistra c’è un lavoro da compiere per far intendere le ragioni di Israele, ma nessuno mette in dubbio l’esistenza dello Stato ebraico. Certe volte, accade che alcuni esponenti abbiano dei pregiudizi, ma non c’è mai un dubbio sul diritto di esistere di Israele e sulla sua legittimità. Da sempre, mi batto per le ragioni di Israele all’interno del PD.

Che cosa fare allora per contrastare l’antisemitismo a Milano? Recentemente ha anche fatto riferimento al ruolo del Memoriale della Shoah…

L’antisemitismo è un problema a Milano. Il mio riferimento al Memoriale era per ricordare il fatto che ha accolto i profughi, consentendo loro di dormire al coperto e al caldo. Il Memoriale ha dato un messaggio veramente importante a tutti noi, dimostrando come la presenza ebraica possa aiutare concretamente chi vive ai margini. Da un punto di vista sociale, per Milano sono “fondamentali” le attività del Memoriale. Credo che quell’episodio rappresenti un paradigma di come noi ebrei dovremmo concepire il nostro rapporto con la città.

Riguardo all’antisemitismo, io utilizzo la stessa formula di Giorgio Napolitano: per me antisionismo è antisemitismo. Parliamoci chiaro. Bisognerebbe segnalare tutte quelle bugie su Israele, comprese le accuse di apartheid nei confronti dei palestinesi, – il 20% della popolazione israeliana è musulmana e il terzo partito in parlamento è il partito arabo. Queste critiche sono inaccettabili. Soprattutto quando si parla di “genocidio di palestinesi”: viene strumentalmente utilizzata la tragica esperienza degli ebrei per dire che lì c’è un genocidio. Qui non c’è nessun genocidio, basta guardare i numeri.

Quindi su questi discorsi dobbiamo stare molto attenti. Mi voglio impegnare a organizzare un convegno a Palazzo Marino sulla questione dell’antisemitismo e dell’antisionismo, perché è un tema che la cittadinanza milanese dovrebbe approfondire.

I dati dell’affluenza a queste amministrative indicano anche una forte disaffezione alla politica. Da neo-consigliere comunale qual è la sua analisi su questo fenomeno e quali le soluzioni per sensibilizzare le nuove generazioni alla politica locale?

La politica è la passione più grande della mia vita. In passato mi è capitato di fallire, di non entrare in Consiglio comunale. Non ho gettato la spugna e sono andato avanti. Personalmente, ritengo che lo scopo principale della politica sia cambiare in meglio la vita delle persone. Questo significa intervenire soprattutto sugli ultimi, su coloro che sono in difficoltà. Da consigliere comunale voglio affrontare anche due temi in particolare: ad esempio, il problema dell’indigenza infantile: a Milano ci sono 20mila bambini che vivono sotto la soglia di povertà; e poi, c’è la questione dei rider, ovvero della rappresentanza legale, da parte del Comune di Milano, di una categoria di lavoratori a rischio sfruttamento. I rider necessitano di tutela qualora avessero contenziosi con le loro piattaforme.

Per quanto riguarda la capacità di attrarre i giovani verso la politica, si cattura l’attenzione dei ragazzi quando si propongono temi forti e narrazioni persuasive. Un esempio è Greta Thunberg e la sua battaglia contro il cambiamento climatico. Quello che manca oggi alla politica sono le forti visioni del mondo. La gente è disillusa perché spesso la politica non è stata in grado di proporre una narrazione edificante di sé stessa. Allora è tempo di tornare ai concetti basilari, la politica è anche tanto studio. Tornare a rifondare un pensiero politico è una questione di fondamentale importanza. Elaborare pensiero però non è qualcosa di passivo o astratto, non vuol dire non entrare nell’azione concreta, tutt’altro: il tema è che spesso manca l’azione concreta proprio perché non viene elaborato un pensiero.

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