Il saluto del presidente onorario COREIS per la giornata della cultura ebraica

Pubblichiamo i saluti del  inviati in occasione della Giornata della cultura ebraica di domenica 18 settembre, a cui non potrà partecipare perché impegnato negli stessi giorni nell’incontro interreligioso di Assisi. Della Comunità Religiosa Islamica parteciperanno all’evento nella Sinagoga di via Guastalla il direttore generale ‘Abd al-Sabur Turrini, Mulayka Enriello e una delegazione di tre persone della COREIS Giovani.

Anche da parte dell’Imam e neo Presidente della COREIS, Yahya Pallavicini, che ha incontrato proprio ieri a Roma insieme ad alcuni membri della COREIS la nuova Presidente dell’UCEI Noemi Di Segni, vengono formulati i migliori auguri e saluti alla Comunità Ebraica di Milano e a Rav Alfonso Arbib, ma, nel medesimo periodo, sarà impegnato ad un incontro dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite a New York.

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E a te abbiamo rivelato il libro secondo Verità, a conferma delle Scritture rivelate prima, e a loro protezione. Giudica dunque fra loro secondo quel che Dio ha rivelato e non seguire i loro desideri a  preferenza di quella verità che t’è giunta.

A ognuno di voi abbiamo assegnato una regola e una via, mentre se Iddio avesse voluto, avrebbe fatto di voi una comunità Unica, ma ciò non ha fatto per provarvi in quel che vi ha dato. Gareggiate dunque nelle opere buone, che a Dio tutti tornerete, e allora Egli vi informerà di quelle cose per le quali ora siete in discordia.

Corano, Sura della Mensa, 5:48

Il rabbino Gabriel Hagai nel suo «commento» a questa sura coranica diceva che: «quello che dobbiamo fare è «sbarazzarci dei propri limiti e della propria confusione causata dal passaggio in un mondo relativo e dualista, così che l’essere umano possa accedere prima della sua morte alla conoscenza chiara – chiarezza il cui grado è in funzione delle azioni compiute nel mondo».

E sempre il rabbino Gabriel Hagai diceva a proposito di Gesù che «Élie Benamozegh (1823-1900), Gran Rabbino di Livorno (Italia) – da dove veniva anche Elio Toaff, Grande Rabbino anch’egli presente all’incontro voluto da San Giovanni Paolo II ad Assisi nel 1986, recentemente scomparso all’età di cento anni – era autore dell’opera Israele e l’Umanità, e aveva l’abitudine di chiamare i Vangeli Midrâsh Ribbî Yéshûa (lett. “Gli insegnamenti del Rabbino Gesù”), conferendo dunque loro legittimità e un posto nella tradizione ebraica autentica».

Così dice il rabbino Hagai: «La Scrittura trascende qui la forma fisica che essa può rivestire nel mondo di quaggiù. Il Corano, come la Tôra, non è che l’incarnazione di una Rivelazione, che è la Madre di tutte le religioni rivelate, abramiche o precedenti ad Abramo. Si tratta della “Tôra Celeste” – quella che René Guénon, lo Shaykh ‘Abd al-Wahid Yahya, chiamava Tradizione Primordiale – di cui parlano i nostri saggi».

Ma per concludere, «entrambe queste opinioni sono vere, poiché appartengono allo stesso spirito» – alla stessa ilham, ispirazione divina “inspirare” per poi “espirare”, ed eventualmente anche “spirare”, – nella stessa coerenza nei confronti delle fonti autentiche della Rivelazione sinaitica, anche se la loro forma esteriore è diversa, cambia, evolve e si adatta.

Il primo comandamento della Legge ebraica contenuta nella Torah, ripreso poi dal cristianesimo, recita: «Io sono il Signore Dio tuo, non avrai altro Dio all’infuori di me», confermato dalla Testimonianza di fede islamica: «Non vi è dio se non Iddio e Muhammad è il Suo Profeta».

Dio, il-Dio o Iddio, l’Unico, è Uno e non c’è altro Dio all’infuori di Lui, in arabo Huwa. Huwa è il suono dell’inspirazione dell’«H» come in Ruh, Spirito di Dio, nel Corano riferito a Gesù che ne incarna la maestria del soffio e come in Ruah, in ebraico.

Si tratta di far «risuonare» (per-sonare) nel proprio cuore il Suo Santo Nome (Huwa- Allah- Hu, «Lui è Dio») con l’inspirazione (ilham, in arabo) e l’espirazione del soffio, questa espressione che contiene due lettere, la «H» e la «W», del nome divino Huwa, «Lui», le stesse di Hawa, Eva, e di Wahid, l’«Unico», corrispondenti in arabo a due lettere del tetragramma ebraico.

Dio si dice in ebraico «EL», oppure Eloah, oppure al plurale Elohim ed ha un significato sconosciuto e intraducibile. L’uso del termine Elohim pur assumendo una valenza al plurale esprime la manifestazione Unica della Divinità nella molteplicità e nell’Universalità delle forme, il riflesso delle teofanie originate dal Principio della Luce e dello Spirito.

L’Essenza di questo Principio è contenuta misteriosamente nel termine «EL», variante in ebraico del sostantivo semitico nordoccidentale «IL», lo stesso che in italiano assume la funzione come articolo determinativo «il» che dà l’assolutezza al nome di Dio con il termine composto da «il» e «Dio» nella parola «Iddio». Una funzione simile assume in arabo anche l’articolo determinativo «AL» con «ILAH» nel Nome Supremo di Dio ALLAH.

È verso di Lui che il credente (a qualsiasi religione ortodossa appartenga) finalmente «si rivolge», Eloah in ebraico, o in arabo IlaHu e cioè «verso di Lui» con l’espirazione di quella stessa «H» iniziale, Huwa, a completare il cerchio dello zero metafisico nella successione della ripetizione di questa sequenza: Hu – Wa – Allah- Hu.

Shaykh ‘Abd al-Wahid Pallavcini

Presidente Onorario CO.RE.IS. (Comunità Religiosa Islamica) Italiana

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