Influencer musulmani partecipano ad Auschwitz alla Marcia della Vita

di Redazione
Un gruppo di giovani influencer provenienti da paesi arabi e prevalentemente musulmani in un’operazione congiunta con l’organizzazione Sharaka ha partecipato alla Marcia della Vita ad Auschwitz, con l’obiettivo di portare alla luce la verità dell’Olocausto nel mondo arabo, rafforzando al contempo il legame tra il mondo arabo e Israele dopo la sigla degli Accordi di Abramo. Lo riporta il The Times of Israel.

In una versione più ridotta quest’anno a causa della pandemia e della guerra nella vicina Ucraina, questa Marcia della Vita ha visto 2.500 persone compiere il viaggio di 3,2 chilometri  da Auschwitz I a Birkenau. I partecipanti negli anni passati sono stati decine di migliaia.

Quest’anno segna anche la prima volta nei tre decenni di storia della Marcia che gli Emirati Arabi Uniti inviano una delegazione ufficiale del governo per partecipare all’evento. Quella delegazione non è ufficialmente collegata a Sharaka, ma i tempi delle due delegazioni riflettono la mutevole realtà politica in Medio Oriente.

Promuovere il dialogo e la conoscenza reciproca

Sharaka è stata fondata nel dicembre 2020 pochi mesi dopo che Israele aveva firmato gli storici Accordi di Abramo con Emirati e Bahrain, che, nella Dichiarazione, sanciscono uno sforzo attivo per promuovere il “dialogo interreligioso e interculturale” e una cultura di pace tra le religioni abramitiche, affrontando simultaneamente le sfide attraverso la cooperazione e il dialogo reciproci. Inoltre, l’attenzione è rivolta alla promozione di una pace duratura in Medio Oriente e nel resto del mondo, cercando la tolleranza e il rispetto per tutti, assicurando una vita di “dignità e speranza”. Attraverso la Dichiarazione, l’obiettivo è “massimizzare il potenziale umano” con l’aiuto del progresso rispettivamente nella scienza, nell’arte, nella medicina e nel commercio.

“Per troppo tempo a causa del conflitto, il mondo arabo ha minimizzato, ignorato o negato l’Olocausto, sostenendo che fosse una cospirazione,  qualcosa usato dagli ebrei per giustificare cose legate a Israele- , afferma Dan Feferman, direttore degli affari globali di Sharaka e membro del Jewish People Policy Institute -. Questo è davvero pensato per essere un viaggio che apre gli occhi. Tutte queste persone attraverso le loro varie piattaforme – media tradizionali, social media – trasmetteranno questa visita e la useranno come piattaforma per avviare un movimento più ampio di educare il mondo arabo e musulmano sull’Olocausto”.

“Ho sempre sentito dire che l’Olocausto non è accaduto”

Interessanti sono le testimonianze raccolte dal Times of Israel fra gli influencer arabi. Rawan Osman, per esempio, padre siriano e madre libanese, 38 anni, è cresciuta nella valle della Bekaa, nel Libano meridionale, una roccaforte del gruppo terroristico Hezbollah. Ha vissuto in Arabia Saudita e Qatar prima di trasferirsi a Strasburgo, in Francia, per l’università nel 2011.

“Non ho mai incontrato un ebreo finché non mi sono trasferita in Europa”, dice Osman. “Abitavo nel quartiere ebraico di Strasburgo, vicino alla Sinagoga de la Paix. La città ha una comunità diversificata, ma non mi rendevo conto che il quartiere ebraico significava che gli ebrei vivevano effettivamente lì, perché i quartieri ebraici in Libano e in Siria sono abbandonati”.

Osman, nata in Libano, attualmente vive a Stoccarda e frequenta l’Università di Heidelberg, dove sta studiando gli studi ebraici e l’ebraico moderno. Dice, tuttavia, che quando ha visto per la prima volta ebrei ultra-ortodossi nel suo quartiere di Strasburgo, ha avuto paura. Non perché considerasse gli ebrei un nemico, ma piuttosto perché le rigide leggi anti-normalizzazione rendevano severamente vietato qualsiasi contatto con gli israeliani – nella sua mente, “ebrei”.

C’è anche Aysha Jalal che lavora presso la Commissione nazionale per l’istruzione, la scienza e la cultura del Bahrain per l’UNESCO. Ha visitato Israele con Sharaka lo scorso ottobre e ha avuto l’opportunità di visitare Yad Vashem, il memoriale e museo nazionale israeliano dell’Olocausto. E dopo aver visitato il museo, ha deciso di venire a vedere di persona i campi di sterminio.

“È impressionante, in realtà, quello che abbiamo visto qui”, dice Jalal. “È un’esperienza molto difficile, ma dobbiamo vederla per assicurarci che non accada di nuovo e per educare le persone della nostra comunità a vedere la vera storia, non la storia che ci viene data dai media, perché i media raccontano molte bugie. È una storia completamente diversa: ho sempre sentito dire che l’Olocausto non è accaduto”.

(Nella foto il gruppo di influencer musulmani con Sharaka provenienti da 7 Paesi. Fonte: facebook)

 

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