Violino Stradivari forze trafugato dai nazisti

Il mistero del violino scomparso: uno Stradivari di 300 anni rubato dai nazisti, riemerge in Francia

Personaggi e Storie

di Pietro Baragiola
Secondo le ricostruzioni, il violino apparteneva all’industriale polacco Henryk Grohman, che lo aveva poi donato a un museo di Varsavia prima della guerra. Nel 1944, però, lo strumento sarebbe stato sottratto dai soldati nazisti durante l’occupazione della città. Dopo il conflitto, questo violino avrebbe attraversato la Germania Est per poi riapparire in Francia nei primi anni Novanta, prima di scomparire nuovamente.

Un concerto tra vino e musica, in una tranquilla città dell’Alsazia, potrebbe aver riportato alla luce uno dei più preziosi strumenti musicali scomparsi durante la Seconda guerra mondiale. Al centro della vicenda c’è un violino del 1719, dal valore stimato di circa 10 milioni di dollari, trafugato dai nazisti nel 1944 e mai più ritrovato.

A sollevare il caso è stata Pascale Bernheim, specialista nel recupero di strumenti musicali sottratti durante il regime nazista, convinta che il violino riemerso in Francia sia il celebre “Lauterbach”, uno dei pezzi mancanti della produzione di Antonio Stradivari.

 

La ricomparsa del Lauterbach

Tutto ha avuto inizio con un articolo pubblicato su un quotidiano francese dove veniva raccontata una serata musicale tenutasi il 31 marzo a Colmar, vicino al confine tedesco. Durante questo evento il violinista Emmanuel Coppey aveva eseguito diversi brani utilizzando tre strumenti di grande prestigio storico: uno costruito nel 1964 da Nicola Amati, un altro del 1735 attribuito ad Antonio Guarnieri, e infine un violino Stradivari del 1719.

Proprio quest’ultimo ha attirato l’attenzione di Bernheim.

“Sono assolutamente convinta che si tratti del Lauterbach” ha dichiarato l’esperta, riferendosi a uno dei due Stradivari di quell’anno ancora dispersi (il “Lauterbach” e il “Lautenschlager”).

Secondo le ricostruzioni, il violino apparteneva all’industriale polacco Henryk Grohman, che lo aveva poi donato a un museo di Varsavia prima della guerra. Nel 1944, però, lo strumento sarebbe stato sottratto dai soldati nazisti durante l’occupazione della città. Dopo il conflitto, questo violino avrebbe attraversato la Germania Est per poi riapparire in Francia nei primi anni Novanta, prima di scomparire nuovamente.

 

Prove a favore e dubbi

Nonostante lo straordinario ritrovamento non c’è ancora una conferma certa che questo violino sia proprio il famigerato Lauterbach. Per avvalorare la sua tesi Bernheim ha dunque avviato un’indagine approfondita, risalendo ai discendenti di Grohman in Austria e Argentina e analizzando la storia dello strumento.

Secondo Bernheim, il violino sarebbe stato esaminato più volte dal celebre liutaio britannico Charles Beare che, attraverso l’analisi dendrocronologica, lo aveva identificato come uno Stradivari del cosiddetto “periodo d’oro”. Inoltre il fatto che la sua cassa armonica fosse realizzata con un unico pezzo di legno sembrerebbe associarlo allo storico Lauterbach.

Ma non tutti condividono questa conclusione. Il produttore musicale Emmanuel Jaeger, che ha organizzato la serata del 31 marzo, ha respinto l’ipotesi: “per quanto ne so, non si tratta del violino rubato”.

Una posizione che Bernheim contesta con decisione: “se è davvero uno Stradivari del 1719 e non il Lauterbach, allora quale sarebbe?”

Il mistero si inserisce in un contesto più ampio di opere d’arte e oggetti di valore trafugati durante il nazismo, molti dei quali non sono mai stati recuperati. I violini di Stradivari, in particolare, rappresentano alcuni degli strumenti più rari e preziosi al mondo: nel febbraio scorso, il “Joachim-Ma” è stato venduto all’asta per 11,3 milioni di dollari, mentre il record è tuttora detenuto dal “Lady Blunt”, aggiudicato nel 2011 per 15,9 milioni.

Se confermata, la scoperta del “Lauterbach” non sarebbe solo un ritrovamento di straordinario valore economico, ma anche un tassello importante nel lungo e complesso processo di restituzione dei beni sottratti durante la Seconda guerra mondiale. Ad oggi, però, il violino resta avvolto nel dubbio, sospeso tra storia, memoria e un enigma ancora da risolvere.