Alain Filkienkraut

Il filosofo ebreo Alain Finkielkraut si preoccupa per il futuro della Francia

di Nathan Greppi

“Se gli ebrei, in Francia, hanno avuto a lungo un rapporto teso, a volte doloroso, con il loro paese nel corso dei secoli, oggi affrontano una realtà nuova, particolarmente funesta.” Queste le parole del filosofo ebreo francese Alain Finkielkraut, noto nel suo paese per le sue forti prese di posizione contro l’antisemitismo islamico.

“Sono estremamente preoccupato, sia per gli ebrei francesi sia per il futuro della Francia,” ha dichiarato nel corso di un’intervista al Times of Israel. “L’antisemitismo che stiamo vivendo ora in Francia è il peggiore che abbia mai visto in vita mia, e sono convinto che sia destinato a peggiorare.”

Chi è

Nato a Parigi 69 anni fa da genitori ebrei polacchi sopravvissuti alla Shoah, Finkielkraut ha insegnato filosofia all’Ecole Polytechnique di Parigi, e per due anni ha insegnato anche all’Università di Berkeley negli anni ’70. È autore di oltre 30 libri, di cui il primo è stato pubblicato nel 1977. Il suo primo libro con tematiche ebraiche è L’Ebreo Immaginario del 1980 (tradotto in italiano nel 1990), e attualmente ne sta scrivendo uno con una forte impronta autobiografica.

Durante l’intervista ha detto di non essere allarmista, bensì realista, e di dire le cose come stanno alla faccia del politicamente corretto. Nel corso dell’intervista, ha spiegato che secondo lui la Francia è condannata se continuerà ad andare nella direzione presa finora; ciò, secondo lui, è dovuto a delle politiche fallimentari sull’immigrazione che hanno portato a un enorme popolazione musulmana non integratasi nella società francese, tanto da minacciarne la stabilità.

Questi fattori, secondo Finkielkraut, si riflettono molto sugli ebrei francesi, che negli ultimi anni sono stati costretti a lasciare chi il paese chi il proprio quartiere: “A causa della crescente ostilità che gli ebrei stanno affrontando, soprattutto in certe periferie di Parigi, molti sentono il bisogno di lasciare i luoghi dove hanno vissuto per molto tempo […] In anni recenti, decine di migliaia di ebrei si sono spostati, alcuni in Israele, alcuni in quartieri dove si sentono più sicuri. Una situazione simile sarebbe stata inimmaginabile 20 anni fa. È senza precedenti in Francia e, quel che è peggio, è destinata a continuare,” ha detto.

Secondo Finkielkraut, questo “È un terribile fenomeno legato all’immigrazione. E allo stesso modo in cui l’immigrazione aumenta, così aumenta l’antisemitismo. Non solo una grossa parte della sinistra rifiuta di prenderne atto, ma in più ci spiegano che gli immigrati sono i nuovi ebrei ed è importante imparare ad accoglierli come il paese avrebbe dovuto fare con gli ebrei durante la Seconda Guerra Mondiale.”

Parlando della sua gioventù, ha detto che negli anni ’50 e ’60 gli è capitato raramente di doversi confrontare con l’antisemitismo. “Quando ero giovane, mi aspettavo di incontrare antisemiti ma mi è capitato raramente,” ha detto. “Certo, mi è capitato qualche volta di essere chiamato ‘sporco ebreo’ ma non era niente di che, davvero. Così, sono cresciuto pensando che l’antisemitismo fosse una cosa del passato. Tutto ciò ha iniziato a cambiare circa 15 anni fa. Da allora, c’è stata una rinascita dell’antisemitismo in Francia. Ma non sono i vecchi demoni antiebraici (di estrema destra) a essere ricomparsi.”

La situazione francese

Questa primavera, Finkielkraut fu uno dei 300 firmatari di un appello, pubblicato su Le Parisien in seguito all’uccisione di Mireille Knoll, che denunciavano il nuovo antisemitismo di matrice islamica. Infatti, dal 2006 sono stati 11 gli omicidi commessi in Francia motivati dall’antisemitismo, e quasi tutti gli assassini erano musulmani. In particolare, i firmatari denunciavano quella che secondo loro è una vera e propria “pulizia etnica” nei confronti degli ebrei, che avviene nel silenzio dei media soprattutto nei quartieri multietnici. Alcuni giorni dopo la pubblicazione dell’appello, Finkielkraut disse in un’intervista al quotidiano Libération che non si sentiva più al sicuro a vivere nel quartiere parigino dove è cresciuto con i suoi genitori; infatti, negli ultimi anni gli è capitato più volte in quella zona che la gente gli mostrava il saluto antisemita “quenelle”, ideato dal controverso comico Dieudonne.

Accuse e repliche

Le sue posizioni sull’antisemitismo islamico gli sono valse diverse accuse di razzismo, oltre a numerose minacce: “Ovviamente, sarebbe assurdo insinuare che tutti gli immigrati siano antisemiti. La maggior parte non lo è. Ma la maggior parte degli antisemiti oggi in Francia proviene dall’Algeria, dall’Africa nord-occidentale, dall’Africa Subsahariana e dal Medio Oriente. Questo è il motivo per cui l’antisemitismo non viene molto affrontato.” Ha aggiunto che oggi gli immigrati musulmani nutrono una forte ostilità sia verso gli ebrei che verso la cultura francese, tanto che in certi quartieri degradati i francesi vengono fatti sentire stranieri in casa loro.

Israele come piano B

Se questa situazione dovesse peggiorare ulteriormente, secondo lui gli ebrei hanno un vantaggio che altri non hanno: possono trasferirsi in Israele. Infatti, egli ha visitato il paese oltre 20 volte, e ne è un fervente sostenitore, pur essendo in disaccordo con il governo di Netanyahu su alcune questioni, in primis come si sta occupando del processo di pace. Inoltre, egli ha denunciato anche il modo in cui Israele viene raffigurata in Francia. “In Francia, Israele è sempre meno compreso, soprattutto a sinistra. Molti non sembrano voler capire un paese che si difende, che si afferma.”

Parlando dell’attuale clima politico e sociale, ha concluso così: “Per ora, non sono preoccupato per la mia sicurezza personale, ma vedremo cosa succede. Molte persone sono sotto scorta della polizia, della quale potrei aver bisogno anch’io un giorno. Per ora ho ricevuto solo attacchi verbali, niente di fisico. Non è facile, ma mi rifiuto di chiudere la bocca.”

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