L’ultimo addio ad Ariel Sharon

Israele ha salutato per l’ultima volta l’ex premier Ariel Sharon, morto sabato a 85 anni dopo otto anni di coma. La cerimonia funebre dell’ex premier israeliano si è tenuta davanti alla Knesset alla presenza dei familiari, dei dirigenti israeliani e di esponenti politici da una ventina di Paesi, tra cui il vicepresidente Joe Biden e l’ex primo ministro britannico Tony Blair, il primo ministro ceco Jiří Rusnok, il ministro degli esteri tedesco Frank-Walter Steinmeier e il presidente della Duma  Sergey Naryshkin.  L’Italia è stata rappresentata dal vice ministro degli Esteri Marta Dassù.

Dopo la lettura del Kaddish, la figura di Sharon è stata evocata dal capo dello Stato Shimon Peres e dal premier Benyamin Netanyahu. «Era la spalla sulla quale poteva poggiarsi la sicurezza della nazione – ha dichiarato il presidente Peres durante la cerimonia -. Un amico, un leader e un generale, un uomo della terra che protesse questa terra come un leone, diventando una leggenda militare». «Uno dei più grandi generali che il popolo ebraico e le forze armate israeliane hanno mai conosciuto – lo ha definito Netanyahu -,  un uomo pragmatico il cui pragmatismo era incardinato dentro una profonda passione e sentimento per il popolo ebraico».
«Come tutti i leader storici, ha avuto una stella polare dalla quale – ha aggiunto il vicepresidente Usa Joe Biden confermando l’amicizia e l’alleanza tra Usa e Israele – non ha mai deviato: la sopravvivenza dello stato di Israele e del popolo ebraico».

Quindi a prendere la parola sono stati i figli Omri e Gilad. La salma è stata poi portata a Latrun (a ovest di Gerusalemme) dove nel 1948 Sharon rischiò di morire nei combattimenti per la indipendenza di Israele. Là è avvenuto il saluto militare da parte dei comandanti delle forze armate.

Nella tarda mattinata si è poi svolta la sepoltura nel suo Ranch dei Sicomori, nel Negev occidentale, dove è sepolta anche la moglie di Lily. E solo poco tempo dopo la fine della cerimonia, verso le 4, due razzi lanciati dalla striscia di Gaza sono atterratiin un campo, proprio a pochi chilometri dal luogo  in cui era appena stata seppellita la salma di Ariel Sharon.

Sharon è morto sabato 11 gennaio dopo 8 anni di coma. Nelle ultime settimane le sue condizioni si erano significativamente aggravate. Nei giorni scorsi, parlando ai cronisti fuori dal Sheba Medical center all’ospedale Tel Hashomer, dove Sharon era in terapia intensiva, il prof. Zeev Rotstein aveva confermato ai reporter il serio deterioramento delle condizioni di salute dell’ex primo ministro.  Ai famigliari, i medici avevano detto chiaramente che i suoi organi vitali stavano cedendo e che la sua sopravvivenza era ormai solo questione di giorni o addirittura di ore. Già un mese fa, come riportato da Ynet, le sue condizioni erano peggiorate, rendendo necessaria un’operazione chirurgica. Poi negli ultimi giorni la situazione è precipitata.
Sharon, 85 anni, era ricoverato in coma all’Ospedale Tel Hashomer di Tel Aviv dal 4 gennaio 2006, in seguito a un’emorragia cerebrale che lo aveva colpito nel suo ranch nel Negev: già nel dicembre del 2005 era stato ricoverato per un leggero ictus, ma venne dimesso due giorni dopo. A distanza di due settimane però, il 4 gennaio 2006, il premier venne colpito da una grave emorragia cerebrale che comportò il suo ricovero d’urgenza all’ospedale Hadassah a Gerusalemme, dove fu sottoposto, in due diversi momenti, a due lunghi interventi per bloccare due episodi assai imponenti di emorragia cerebrale. Nel marzo 2006 Kadima, il partito fondato nel novembre da Sharon in seguito alla sua uscita dal Likud, vinse le elezioni; ma nell’aprile, visto il permanere del coma, Sharon fu ufficialmente destituito dalla carica di primo ministro. La decisione ebbe effetto dal 14 aprile e la carica fu assunta “ad interim” da Ehud Olmert.
Dopo oltre tre anni di coma, nel febbraio 2009, i sanitari dell’Ospedale Sheba-Tel Hashomer, in cui Sharon era ricoverato presso il reparto di Rieducazione respiratoria, chiesero alla famiglia di trovare un’altra sistemazione, contro il volere dei figli. Nel 2010 Sharon, che aveva ricominciato a respirare autonomamente, lasciò l’ospedale e fu trasportato nella sua casa, nella tenuta dei sicomori, per essere però poi riportato presso lo Sheba qualche tempo dopo. Il 28 gennaio 2013 l’equipe medica comunicò che l’ex premier, a seguito di una complessa risonanza magnetica, mostrava significativi segnali di attività cerebrale e che si trovava in uno stato di coscienza minima che gli permetteva di rispondere ad alcuni stimoli come le immagini della propria abitazione o le voci dei figli. Nell’autunno, però, le condizioni sono peggiorate sino alla notizia di oggi.

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