Turchia dopo il fallito golpe: quali ripercussioni per gli ebrei?

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di Mara Vigevani

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Il fallito golpe in Turchia del 15 luglio

Nuovo Sultano, presidente a vita, Governatore, non importa come lo si chiama, dopo l’attentato al maggiore aeroporto di Istanbul e un tentato golpe, Receip Erdogan è più forte che mai, onnipotente sultano della Turchia, possiamo ormai dire, post- democratica.

Varie le analisi sui motivi che hanno portato nella notte tra venerdì e sabato a un fallito colpo di stato.

Che ripercussioni avrà sulla comunità ebraica?

Per ora nessuna, tutti cercano di tornare alla vita normale, e si preparano a iniziare una nuova settimana di lavoro. Un mini golpe e quattro ore di tensione, da dimenticare.

Questo tipo di eventi, a cui la Turchia non è estranea, spesso innesta tra gli ebrei della comunità l’idea di andarsene, ma i risultati si notano a distanza.

La lenta ondata di giovani turchi ebrei che abbandonano il paese di cui siamo testimoni negli ultimi anni è iniziata da tempo. I motivi si possono riassumere in un senso di insicurezza, ma anche difficoltà economiche e ritorno alla religione ebraica, fenomeno estraneo alla laica comunità turca fino a circa 15 anni fa.

La prima ondata di emigrazione della comunità è iniziata con gli eventi della Mavi Marmari, la flotilla turca fermata dagli israeliani in direzione di Gaza e sui cui è avvenuta una sanguinosa battaglia. Le manifestazioni del 2010 fortemente anti israeliane avvenute in quel periodo hanno portato molte giovani famiglie a prendere la decisione di abbandonare la Turchia.

Da allora è iniziato un lento esodo arrivato ai massimi numeri negli ultimi anni.

La channukia in piazza Ostroy a Istanbul
La channukia in piazza Ostroy a Istanbul

La maggior parte della comunità che ha deciso di rimanere, adotta i metodi di sopravvivenza che hanno aiutato gli ebrei a mantenere la loro culturalmente ricca comunità per 500 anni.

Gli ebrei turchi non amano definire le loro ideologie politiche, e non sono coinvolti nella vita politica del paese. Non  partecipano a manifestazioni di nessun genere  e non si fanno intervistare facilmente.

Nei periodi più caldi si rendono ancora meno visibili, e aspettano tempi migliori.

Il nuovo presidente della comunità, Ishak Ibrahimzadeh, sembra voler aprire la comunità all’esterno con l’uso dei social media, ma anche con le ottime relazioni che ha all’interno del comune di Istanbul. Ultimo esempio ciò che a Istanbul hanno chiamato il miracolo di Hanukkà: per la prima volta nella storia della Turchia, il rabbino capo ha acceso le candele della Hanukkia in una cerimonia pubblica, nella piazza di Ortakoy, alla presenza  di funzionari statali di alto livello e religiosi musulmani.

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