Tecnologia digitale per ricomporre l’opera di Maimonide

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Il termine ebraico genizah significa luogo riposto, nascondiglio, e sta indicare quello speciale locale, in genere nella cantina o nel solaio di una sinagoga, dove venivano depositati e conservati testi sacri che materialmente non potevano più essere usati, ma che non potevano essere distrutti perché contenevano il Nome di Dio.

La più famosa e la più ricca di materiale ebraico è la genizah dell’antica sinagoga ben Ezra del Cairo, dove sono stati trovati un’infinità di frammenti di documenti e opere di Maimonide e di altri dotti ebrei, scritti in ebraico e giudeo-arabo, risalenti a 800 anni fa. Gli studiosi hanno spesso posto il problema della ricomposizione, o meglio del riassemblaggio di questi frammenti.

L’opera di Maimonide, pilastro del pensiero ebraico la cui influenza giunge fino a oggi non ha certo bisogno di ripensamenti o rivisitazioni. Ma ora il centro per gli Studi ebraici dell’università di Manchester è all’opera per cercare di ricomporre, valendosi della più avanzata tecnologia digitale, qualcosa come 300.000 minuscoli frammenti, sparsi fra istituti e raccolte di tutto il mondo: 10.000 si trovano presso la biblioteca Rylands dell’Università di Manchester, le cui acquisizioni ne hanno fatto uno dei centri più importanti per la ricerca del patrimonio ebraico. Si stanno appunto esaminando pagine di commento di sezioni della Mishnah scritte di pugno da Maimonide che illustrano le variazioni che egli apportò prima della stesura finale. In una collezione di genizah a Cambridge è stata scoperta la pagina successiva: e quindi tanto più importante la collaborazione fra istituti che conservano il materiale di genizah.

Con i mezzi che offre la tecnologia digitale per la produzione di immagini soltanto ora gli studiosi possono lavorare insieme per ricomporre questo puzzle. Si spera di ricollegare i frammenti della raccolta della Biblioteca di Manchester con quelli presenti in altre biblioteche e arrivare a una migliore comprensione del tutto.

Il centro si servirà di una speciale macchina per la produzione di immagini digitali dei frammenti che permetterà di sapere se un frammento di un documento appartenga e si adatti a un altro, magari in un’altra parte del mondo. Una volta riassemblati i documenti, l’immagine risultante verrà teletrasmessa sul sito web della biblioteca di Manchester.

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