Hessel, quando un ebreo boicotta Israele…

di Miriam Bendayan

Hessel e il boicottaggio contro Israele

Novantatre anni, un padre ebreo, ex partigiano, deportato a Buchenwald: è Stéphane Fréderic Hessel, protagonista in Francia del caso editoriale dell’anno con il suo pampleth “Indignez-vous” – 800.000 mila copie finora- che invita le persone a indignarsi davanti a tutte le ingiustizie e problemi del mondo contemporaneo.

Peccato però che poi il suo idolo polemico sia solo Israele. In questi giorni ritroviamo Hessel sulle pagine di tutti i quotidiani francesi per le sue drastiche  posizioni contro Israele e soprattutto a favore del boicottaggio contro i prodotti israeliani (triste forma di protesta  verso la politica di questo stato che si è diffusa purtroppo in molti ambienti).

Il 19 gennaio scorso,  Hessel avrebbe dovuto essere l’ospite d’onore all’Ecole Normale Supérieure di Parigi per un incontro focalizzato proprio sul BDS (boicottaggio, disinvestimento, sanzioni) contro Israele. Tuttavia, dopo ripetute proteste del Crif (Consiglio rappresentativo delle associazioni ebraiche di Francia), la direzione del prestigioso istituto ha cancellato l’appuntamento.  Subito si è scatenata la polemica.

I promotori della campagna anti-israeliana hanno immediatamente reagito organizzando per il giorno stesso al Pantheon una manifestazione contro “l’offesa alla libertà d’espressione” e lo stesso Hessel ha replicato: “Mio padre era ebreo, sono sopravvissuto a Buchenwald e le accuse di antisemitismo non mi sfiorano. Quando nacque lo Stato d’Israele ne fui felice, oggi però ho il diritto di indignarmi  e oppormi alle azioni di un governo israeliano che può essere criticato come tutti gli altri”.

Diverso il parere del Crif che sostiene che quella dello scrittore novantatrenne sia una vera e propria fissazione anti israeliana e ricorda, soprattutto, come, in base alla legislazione francese, la campagna di boicottaggio sia illegale. Sempre secondo il Crif, quando le azioni anti-israeliane sono così esasperate, non si parla più di critica ma di un vero e proprio “terrorismo intellettuale” e lo dimostra ad esempio il fatto che al dibattito previsto all’ENS, non era stata contemplata nessuna presenza di un esponente a favore di Israele.

Ed è questo il punto centrale, aggiungiamo noi: non è stato impedito a Hessel di parlare, come tanti media riassumono semplificando, ma è stato annullato un incontro che vedeva rappresentata solo la fazione pro-boicottaggio e nessuna controparte.