Polemica feroce sulle ONG israeliane

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“Il Cavallo di Troia”. È il nome, fortemente simbolico, di un Rapporto che denuncia la volontà di potenze straniere di manipolare la politica israeliana attraverso il finanziamento di ONG critiche verso il governo. Sono almeno venti le Ong israeliane (fra cui Betzelem, Peace Now, Ir Amim) che si trovano al centro di un’aspra polemica, dopo la pubblicazione di un dettagliato rapporto, secondo cui le loro attività sono rese possibili in gran parte dai finanziamenti di istituzioni straniere, fra cui l’Unione europea e singoli governi europei. I fondi, secondo il rapporto, rappresentano in alcuni casi anche il 30-40% dei bilanci di quelle organizzazioni.
”Dobbiamo limitare la capacità di governi stranieri di manipolare (mediante i fondi alle Ong, ndr) la politica interna di Israele e di minarne la legittimità internazionale”, affermano gli autori del rapporto, firmato dalla associazione Ngo-Monitor e dall’Istituto di strategia sionista (Izs), un think-tank fondato anni fa da Israel Harel (un giornalista vicino al movimento dei coloni), che si avvale di esperti, fra
cui l’ex ministro della difesa Moshe Arens e del ministro Moshe Yaalon, entrambi del Likud. Il rapporto che ha già avuto una prima eco alla televisione – sarà discusso anche in parlamento.

La pubblicazione del Rapporto, intitolato: “Il Cavallo di Troia”, non giunge di sorpresa. Il Rapporto Goldstone delle Nazioni Unite sull’operazione “Piombo Fuso” a Gaza si basava in parte anche su dati ottenuti da Betzelem, mentre i dati raccolti sul terreno dagli esperti di Peace Now sono spesso
citati da governi stranieri quando criticano l’espansione delle colonie ebraiche in Cisgiordania. Di conseguenza in Israele, almeno negli ambienti di destra, in questi mesi è andato montando un clima di acrimonia verso quelle Ong. Lo stesso ministro Yaalon ha osservato di recente che Peace Now ”è un
virus che provoca danni molti gravi” a Israele.

Il Rapporto stabilisce che il bilancio di Peace Now nel 2007 è stato equivalente a un milione di euro, di cui il 40% è giunto da fonti straniere. Sono menzionati fra l’altro l’ambasciata norvegese in Israele e i ministeri degli esteri di Gran Bretagna, Germania e Olanda (dal Rapporto non risulta alcun
finanziamento istituzionale da parte dell’Italia verso le Ong esaminate). Il bilancio di Betzelem è stato nel 2007 di 1,4 milioni di euro, provenienti al 27% dall’estero. Fra i suoi sostenitori sono citati l’Unione Europea, nonché Olanda, Norvegia, Gran Bretagna.

Un’altra organizzazione che da’ filo da torcere al governo israeliano per le sue attività edili a Gerusalemme est è Ir Amim: il suo bilancio è di 700 mila euro, per due terzi provenienti dall’estero. Il rapporto esamina i bilanci di una ventina di Ong simili (ebraiche e arabe) e conclude che grazie agli aiuti esteri esse sono riuscite a guadagnarsi un peso specifico molto superiore a quello reale fra gli israeliani.

Eppure, rincara il Rapporto, esse non esitano ad agire contro un governo eletto democraticamente, anche mediante continui (e costosi) ricorsi alla Corte Suprema. ”Non c’è alcun altro
Paese al mondo che è obiettivo di manipolazione da parte di governi stranieri attraverso un intervento talmente massiccio nelle sue questioni interne”, lamentano gli autori del Rapporto, secondo i quali sta ora alla Knesset di stabilire una severa regolamentazione dei futuri finanziamenti esteri alle Ong.

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