ONU, presentato piano d’azione globale contro l’antisemitismo

Mondo

di Paolo Castellano

L’8 luglio l’ONU ha pubblicato un documento per combattere l’odio antiebraico. Il testo è stato curato da Ahmed Shaheed, relatore speciale sulla libertà di religione e di culto, e si intitola Piano d’azione per combattere l’antisemitismo – il report di quattro pagine si trova a questo link.

Il mondo ebraico ha accolto con favore l’iniziativa poiché le Nazioni Unite più volte sono state accusate di diffondere e mostrare pregiudizi contro lo Stato di Israele.

Si è di fronte al primo testo nel suo genere che identifica l’antisemitismo come una sfida impellente e impegnativa che i governi, i giganti dei social media, i leader religiosi e i funzionari governativi hanno il dovere di affrontare con urgenza. «Come sottolinea il segretario generale delle Nazioni Unite Antonio Guterres, l’antisemitismo non è soltanto un problema per la comunità ebraica. L’antisemitismo è tossico per la democrazia e il rispetto reciproco tra i cittadini. Minaccia i diritti umani di tutte le persone», ha evidenziato Shaheed.

Come riporta il Jerusalem Post, il recente testo arriva tre anni dopo un precedente rapporto sull’antisemitismo globale presentato sempre da Shaheed all’Assemblea generale delle Nazioni Unite. In quell’occasione si era scatenato un dibattito sulla natura del BDS. Un funzionario dell’ONU aveva dichiarato che “il diritto internazionale riconosce i boicottaggi come forme legittime di espressione politica e che le manifestazioni non violente a sostegno di un boicottaggio sono, in linea generale, una posizione legittima che andrebbe tutelata”.

Shaheed è un diplomatico che proviene dalle Maldive. Il suo incarico all’ONU risale al 2016 ed è un esperto indipendente nominato dal Consiglio per i Diritti umani alle Nazioni Unite.

Shaheed ha scritto che “in molti paesi c’è una mancanza di consapevolezza di che cosa sia l’antisemitismo e in particolare delle sue moderne manifestazioni”. L’esperto ha poi espresso preoccupazione per le restrizioni alle pratiche religiose e secolari che potrebbero mettere a rischio la vita comunitaria ebraica. Infine, il j’accuse contro le piattaforme social che dovrebbero impegnarsi di più per contrastare il discorso d’odio online.

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