Newsweek sulla vicenda Labour: “perché per gli ebrei è difficile sostenere la sinistra”?

di Ilaria Ester Ramazzotti

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L’articolo pubblicato da Newsweek intitolato “Labour-antisemitismo: perché è più difficile per gli ebrei sostenere i partiti di sinistra”

Anche il settimanale americano Newsweek ha dedicato articoli sui fatti legati alle accuse di antisemitismo rivolte all’ex sindaco di Londra Ken Livingstone, sospeso dal Labour Party, e al dibattito sorto attorno al recente caso. Questa settimana ha pubblicato l’opinione del giornalista Michael Goldfarb, introdotta dal titolo: “Antisemitismo Labour: perché é più difficile per gli ebrei sostenere i partiti di sinistra”.

“Al culmine del trambusto sviluppatosi attorno al Partito Laburista del Regno Unito sulla questione dell’antisemitismo, ho ricevuto una e-mail da un vecchio amico del South Carolina” esordisce l’autore. L’amico, che si definisce un sionista un po’ riluttante, si chiede se per questo debba considerarsi anche un po’ antisemita, e chiede l’aiuto e l’opinione di Goldfarb. “Il mio vecchio amico non è affatto antisemita – rassicura il giornalista –, ma la sua domanda era sincera”.

“Dipende da come tu definisci il sionismo – risponde Goldfarb -. Lo definisci come il movimento nazionale del popolo ebraico? O come il governo israeliano? O come il razzismo o il fascismo? La definizione corretta è la prima. Il sionismo è il movimento nazionale del popolo ebraico. Tutti i governi israeliani si definiscono sionisti come tutti i governi americani si definiscono democratici, anche se la definizione è stata modificata dopo la fondazione dello Stato.

La tempesta che ha colpito il partito laburista è nata perché molti a sinistra, nel Regno Unito (e in America), hanno adottato la terza definizione. Pensano che il sionismo sia uguale al razzismo e al fascismo. Una volta che si pensa questo, basta poco per fare della facile retorica paragonando Israele alla Germania nazista. La conclusione allora è duplice: Israele è uno stato fascista ed è stato creato a causa di quello che i nazisti hanno fatto agli ebrei europei nell’Olocausto; non ha alcuna legittimità perché è stato creato da europei bianchi colpevoli per quello che hanno permesso che accadesse; è l’ultimo vestigio del colonialismo e così via…

Questo non è pensiero nuovo a sinistra. Esiste da quasi mezzo secolo, dal giugno 1967, anno della Guerra dei sei giorni, quando Israele ha sconfitto gli eserciti congiunti di Giordania, Egitto e Siria e ha acquisito la Cisgiordania, Gaza e i Territori Occupati. Sei mesi più tardi, nel mese di novembre, il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha approvato la risoluzione 242 che chiedeva il ritiro delle truppe israeliane dai territori e il ‘riconoscimento della sovranità, dell’integrità territoriale e dell’indipendenza politica di ogni Stato della regione e il suo diritto a vivere in pace all’interno di confini sicuri, riconosciuti e liberi da minacce o atti di forza’.

A quel punto la sinistra era di riflesso a favore dei movimenti di liberazione nazionale. Era stata, fino a giugno del 1967, in linea di massima favorevole al movimento nazionale ebraico. Il fatto che il giovane Stato di Israele fosse governato da un partito laburista e che fosse largamente egualitario, persino  socialista, le ha reso facile dare il suo supporto. Ma la guerra ha dato un problema alla sinistra, creando un nuovo gruppo di oppressi che cercano l’autodeterminazione nazionale: i palestinesi. La sinistra ha iniziato a sostenere l’Organizzazione per la Liberazione della Palestina. L’OLP ha respinto la risoluzione 242 e la sinistra ha seguito l’esempio. Una retorica demagogica è stata utilizzata per denunciare Israele, con la stessa intensità usata per denunciare il coinvolgimento degli Stati Uniti in Vietnam.

‘Il sionismo è uguale al fascismo’ è diventata una frase comune. Per molti ebrei di sinistra questo è stato doloroso e destabilizzante. Da studente universitario nei primi anni Settanta – ricorda il giornalista -, con simpatie di sinistra, ho visto che gli amici ebrei cominciavano ad allontanarsi dalla politica di sinistra. C’è stata una spaccatura, in quel momento, che è cresciuta nel corso degli anni. Il leader del partito laburista nel Regno Unito, Jeremy Corbyn, è entrato in politica allora. Ken Livingstone, l’ex sindaco di Londra i cui commenti hanno scatenato la tempesta, ha fatto la stessa cosa. E nel corso degli anni sono stati incrollabili nelle loro critiche a Israele, hanno espresso il loro sostegno per le fazioni palestinesi, tra cui Hamas, votato alla distruzione di Israele. La loro retorica non si è ammorbidita con l’età, e una nuova generazione di studenti universitari nel Regno Unito, molti di origine musulmana, l’ha fatta rivivere. Livingstone, un demagogo di talento, ha suscitato la recente tempesta dicendo che Hitler fosse a favore del sionismo fino a quando non ‘impazzì’ e decise invece di uccidere tutti gli ebrei.

La cosa triste è che questo tipo di retorica rende ogni legittima critica a Israele ancora più difficile, in particolare agli ebrei di pensiero più liberale. Gli ebrei si chiedono: ‘Ho voglia di allearmi con Livingstone e con le persone che negherebbero agli ebrei una patria nazionale? E soprattutto con chi pensa che Israele sia in un certo modo simile al Terzo Reich?’

Ad ogni modo, ho concluso la lettera al mio vecchio amico del South Carolina dicendo che va bene pensare Benjamin Netanyahu stia facendo un gran danno alle prospettive di lungo termine del movimento nazionale ebraico, il sionismo. È bene scuotere la testa in preda alla disperazione per i più rabbiosi commenti anti-musulmani di alcuni del suo consiglio. Che non significa essere ‘antisionisti’ o ‘antisemiti’, ma pensare come molti ebrei. Purtroppo, l’idiozia di persone come Ken Livingstone, e dei suoi accoliti a sinistra, non rende più facile discutere del caso.