di Anna Balestrieri
Un vertice atteso, ma senza svolte. L’incontro di tre ore alla Casa Bianca tra il presidente statunitense Donald Trump e il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, mercoledì 11 febbraio si è chiuso senza conferenze stampa, senza dichiarazioni congiunte e senza annunci di rilievo. Un silenzio che pesa, soprattutto perché il colloquio avveniva in un momento di fortissime tensioni regionali, tra negoziati sul nucleare iraniano, minacce militari e un fragile processo di cessate il fuoco a Gaza.
Privilegiare i negoziati
Trump insiste: la via prioritaria resta il negoziato con Teheran. In un breve messaggio sui social, il presidente americano ha spiegato di aver ribadito a Netanyahu la necessità di proseguire i colloqui con l’Iran. «Non è stato raggiunto nulla di definitivo, se non il fatto che ho insistito perché le negoziazioni continuino», ha scritto Trump, lasciando però intendere che, in assenza di un accordo, «si vedrà quale sarà l’esito».
Netanyahu: al centro le esigenze di sicurezza di Israele
Dal canto suo, il primo ministro israeliano ha dichiarato che i due leader hanno discusso di Iran, Gaza e sviluppi regionali, sottolineando come Israele guardi con sospetto a un’intesa limitata al solo nucleare che non affronti anche missili balistici, sostegno ai gruppi armati e capacità di arricchimento dell’uranio.
Diplomazia e muscoli: due binari paralleli
Mentre Washington parla di dialogo, il Pentagono rafforza la presenza militare in Medio Oriente, con l’invio di una seconda portaerei. Il messaggio è duplice: apertura al compromesso, ma con l’opzione militare sempre sul tavolo. Lo ha ribadito anche il vicepresidente JD Vance: «Se non possiamo ottenere un accordo, esiste un’altra opzione».
Gaza, progressi rivendicati ma dossier bloccato
Trump ha parlato di «tremendi progressi» sulla Striscia, facendo riferimento al cessate il fuoco entrato in vigore in ottobre. Tuttavia, il piano in 20 punti per la fine della guerra e la ricostruzione resta impantanato, soprattutto sul nodo del disarmo di Hamas e sul ritiro graduale delle truppe israeliane.
West Bank: linea rossa per Washington
Alla vigilia del vertice, Trump ha ribadito la propria opposizione a qualsiasi mossa israeliana verso l’annessione della Cisgiordania: «Sono contro l’annessione. Abbiamo già abbastanza problemi». Una presa di posizione che arriva mentre il governo israeliano approva misure percepite da molti come passi verso una annessione di fatto.
Un incontro che segnala cautela, non convergenza. Il vertice Trump-Netanyahu mostra una relazione ancora stretta, ma attraversata da divergenze strategiche profonde. Gli Stati Uniti puntano a guadagnare tempo con la diplomazia; Israele teme che il tempo giochi a favore dell’Iran. In questo scarto si misura oggi uno dei principali equilibri – e rischi – del Medio Oriente.



