Debora Lipstadt (Foto:

L’Arabia Saudita è il primo paese visitato da Deborah Lipstadt nella sua carica di inviata contro l’antisemitismo

Mondo

di Michael Soncin
“L’Arabia Saudita è un paese di grande importanza nel Golfo e ha dimostrato disponibilità e apertura ad ospitarmi”. Parole di Deborah Lipstadt, pronunciate in merito alla prima tappa del tour internazionale nelle vesti di responsabile per la lotta contro l’antisemitismo, nomina conferitale dall’amministrazione Biden qualche mese fa, dopo un tortuoso processo di conferma che si è trascinato per otto mesi.

Deborah Lipstadt è all’unanime riconosciuta come una delle personalità più rispettate al mondo per gli studi sull’Olocausto e sull’antisemitismo. Sebbene questo viaggio preceda per pura coincidenza la visita in Arabia Saudita del presidente Biden, prevista verso la metà di luglio, Lipstadt ha sottolineato che il suo non è un viaggio per discutere di politica regionale, ma della questione dell’antisemitismo, ovvero, per il ruolo che le è stato specificatamente affidato.

Dal Forward si legge che lei stessa ha proposto l’incontro ai Sauditi, seppure il paese non rientri  – al momento – tra le nazioni firmatarie degli Accordi di Abramo, per fare una “dichiarazione volta al cambiamento”, viste le vicissitudini fatte di dubbie e contrastanti reazioni nei confronti degli ebrei e della loro storia.

“Parlare con loro per normalizzare la situazione, la visione degli ebrei, la comprensione della storia ebraica, rivolgendosi a tutta la popolazione, ed in particolare ai più giovani”, ha detto Lipstadt, esprimendo l’intento principale della sua visita. “Sanno di cosa voglio discutere, sanno di cosa voglio parlare”.

Durante la permanenza ha detto di sperare di poter incontrare i maggiori esponenti politici, religiosi e della società civile del paese, oltre agli studenti, nelle città di Riad e Gedda.

Nel monitorare l’antisemitismo globale, l’Arabia Saudita è solamente la prima tappa del tour, che proseguirà poi in Israele, negli Emirati Arabi Uniti, e in Argentina in occasione del XXVIII anniversario dell’attentato alla comunità ebraica dell’AMIA a Buenos Aires dove morirono 85 persone ed oltre 300 rimasero ferite.

 

 

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