La traversata del ricordo

Mondo

Alla fine di giugno un centinaio di persone hanno ripercorso le vie di fuga che 60 anni fa profughi e sopravvissuti alla Shoah fecero per passare dal Sudtirolo, attraverso la valle Aurina, alle pianure d’Italia e dirigersi al mare e raggiungere così, anche se in modo fortunoso, l’allora Palestina.

In quest’esodo trovarono l’aiuto della popolazione locale. L’episodio è poco conosciuto persino in Alto Adige. Era l’estate-autunno 1947. La grande guerra era finita, il regime nazi-fascista spazzato via, ma non era stato debellato il sentimento antisemita in Europa. Sospinti dai regimi comunisti che avanzavano dall’est, decine di migliaia di ebrei fuggirono verso ovest attraversando il Sudtirolo e così l’Austria, divisa e occupata dalle forze alleate vincitrici, si trasformò in un vero e proprio sentiero della salvezza.

Gli ebrei fuggiaschi sceglievano i passi del Brennero e di Resia per raggiungere, prima meta, Merano, da dove proseguivano poi per i porti di Bari e Brindisi. Merano, l’unica città della zona con una comunità ebraica organizzata, arrivò ad ospitare fino a 15mila ebrei. La Gran Bretagna, potenza mandataria in Palestina bloccò però l’esodo ebraico fermando così anche le masse di profughi che si trovarono bloccati nell’alta valle Aurina, che divenne un vero e proprio “cul de sac” dell’arco alpino.
La forcella del Tauern, alta 2.600 metri e innevata per la maggior parte dell’anno, per alcuni mesi fu scelta come via di transito. Il Tauernweg era noto come il sentiero del contrabbando e della transumanza delle mucche e delle pecore dal piano alle malghe estive. Questa via fu attraversata da almeno cinquemila ebrei, uomini e donne, bambini e vecchi che arrivavano in gruppi da cento a duecento persone al rifugio Krimmler Tauernhaus e affrontavano con l’oscurità la scalata per raggiungere, la mattina dopo, a Casere di Predoi, il fondovalle al versante sud dei ghiacciai dell’Hohentauern. Qui si trovava un campo di raccolta, per soccorrere feriti e malati, e con dei camion continuavano la fuga prima per Merano e poi verso i porti italiani. Tutta l’operazione era sostenuta da una efficiente organizzazione logistica. Ma vi era pure il contributo, materiale e morale, delle popolazioni delle vallate a sud e a nord del passo.

La traversata commemorativa, organizzata da un comitato che ha riunito i Comuni della zona, è stata fatta da ben 135 persone che hanno camminato per 8-9 ore, accompagnati da guide, ripercorrendo la mulattiera che porta dal rifugio Krimmler Tauernhaus per il Krimmler Tauernjoch e poi giù a Casere in Valle Aurina. C’era chi era giunto da Israele, dall’America, dalle più svariate parti d’Europa.
Numerosi i testimoni, come Jacov Shwartz, bimbo di tre anni, che i genitori a turno portarono a spalle; Jaffa Levi, che all’epoca aveva appena due mesi. Ora ha 60 anni vive ad Haifa. E ancora Bilha Talit, cresciuta in Boemia, che all’epoca aveva 18 anni ed era più che una semplice profuga. Lavorava per la Bricha, la struttura di base dell’intera operazione ed era responsabile della cassa. Oggi ha 78 anni. Ma il ricordo comune è andato a Liesl Geisler, che gestiva all’epoca il rifugio Krimmler Tauernhaus, come una vera “madre coraggio”. A suo nome, su proposta della comunità ebraica meranese, il governo del Land Salzburg ha istituito un “Premio dell’umanità”.

Menu