Il pericolo è secolare: in Europa il 75% dei figli di matrimonio misto non frequenta scuole ebraiche

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di Stefania Ilaria Milani

E se la principale minaccia per il futuro dell’Europa ebraica si chiamasse proprio secolarizzazione? Se l’assimilazione multiculturale stesse riuscendo dove, per fortuna, non è mai arrivato l’antisemitismo? Così sembrano annunciare le alte cifre del rapporto del Rabbinical Center of Europe (associazione che fa capo al movimento Chabad, con sede a Bruxelles e uffici operativi a Gerusalemme).

Come scrive Giulio Meotti su “Il Foglio”, l’85% degli ebrei nel Vecchio Continente ha celebrato un matrimonio misto, il 75% dei loro figli non frequenta scuole ebraiche, l’80% non partecipa ai riti sinagogali e ben il 90% degli studenti ebrei non ha nulla a che fare con la propria comunità. Secondo Menachem Margolin, direttore generale del Rabbinical Center, una delle massime ragioni di questo fenomeno sarebbe da ascrivere alla paura, diretta conseguenza della Shoah a 70 anni dal suo disgraziato svolgimento. «Le persone – sostiene Margolin – non sono orgogliose di essere ebree, ne hanno timore».

Una situazione del tutto terrificante che ha indotto anche Shimon Elitov, membro del rabbinato israeliano, ad affermare: «L’assimilazione è sicuramente peggio dell’Olocausto fisico».

Mentre il rabbino Adin Steinsaltz grida alla morte della comunità ebraica inglese e l’ex rabbino capo dell’Union Jack, Jonathan Sacks, pubblicava nel 1994 “Will we have jewish grandchildren?”, una piccola ma storica comunità come quella austriaca necessiterebbe di un miracolo per non scomparire: appunto, su 15.000 ebrei solo 8.140 si dichiarano tali. L’altra metà si è persa, ha preferito farsi invisibile. In verità, ora gli ebrei potrebbero dissolversi perché assimilati ai non ebrei.

Quindi Ariel Muzicant, presidente della comunità nella capitale austriaca, preoccupato per le restanti comunità ebraiche a rischio di estinzione, ne fa i nomi: «Copenaghen, Vienna, Stoccolma, Praga, Bratislava, tutte queste corrono il pericolo di spegnersi in vent’anni. Ci saranno ancora ebrei, ma non più comunità funzionanti».  Per non parlare, poi, degli ebrei nel mondo, ad esempio dei due terzi degli ebrei statunitensi che non appartengono propriamente a nessuna sinagoga.

Nel caso la previsione effettuata dall’esperto Bernard Wasserstein si rivelasse esatta, sulla base degli attuali tassi di natalità e assimilazione, 200 ebrei laici di oggi diventeranno 10 alla quarta generazione. «Siamo all’ultima scena dell’ultimo atto di oltre un millennio di vita ebraica in Europa – dice Wasserstein – … Assistiamo all’appassimento del giudaismo come presenza spirituale nella vita degli ebrei europei».

Eppure, malgrado l’aliyà negli ultimi anni sia stata ovunque in forte regresso, dalla Francia si è potuto registrare una netta inversione di tendenza, ossia un picco di uscite verso Israele del 312% in più nei primi mesi del 2014 rispetto al 2013. E Ariel Kandel, capo dell’Agenzia ebraica in Francia, pronostica che l’emigrazione continuerà ad aumentare sino al superamento di quella dall’America, dove, comunque, esiste una comunità dieci volte più folta. Probabilmente questi due terzi di ebrei francesi che vogliono trasferirsi in pianta stabile a Gerusalemme non si avvalgono solo del proprio diritto al ritorno, bensì si sentono costretti a fuggire da una nazione verso cui nutrono un fondato timore.

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