Noam Bettan alla semifinale Eurovision 2026

Eurovision, Noam Bettan vola alto e conquista la finale tra tensioni e cori ostili: «Cantavo per Israele»

Mondo

di Nina Deutsch
Serata ad alta tensione alla Wiener Stadthalle di Vienna. L’artista israeliano spacca il palco con “Michelle”, brano interpretato in francese, inglese ed ebraico. – «Ho sentito i fischi, ma anche il sostegno»», racconta. Tra polemiche politiche e tensioni dentro e fuori l’arena, arriva la qualificazione alla finale di sabato, che vedrà sfidarsi i Paesi finalisti contro le “Big Four” – Francia, Germania, Italia e Regno Unito – oltre all’Austria, paese ospitante.

 

Nonostante i cori ostili, i fischi e un clima teso dentro la Wiener Stadthalle di Vienna, ieri sera l’israeliano Noam Bettan ha trasformato la pressione in energia pura: il giovane artista ha conquistato un posto nella finale dell’Eurovision Song Contest, regalando a Israele e al pubblico una delle serate più intense e discusse di questa edizione.

Insieme a Israele si sono qualificate anche Grecia, Finlandia, Belgio, Svezia, Moldavia, Croazia, Serbia, Lituania e Polonia. Fuori invece Portogallo, Georgia, Montenegro, Estonia e San Marino.

La finale di sabato vedrà sfidarsi i Paesi qualificati contro le “Big Four” – Francia, Germania, Italia e Regno Unito – oltre all’Austria, paese ospitante.

Bettan ha superato la semifinale di martedì grazie alla sua interpretazione di “Michelle”, eseguita in francese, ebraico e inglese. Ma la musica, per diversi momenti, si è intrecciata con la tensione politica: all’inizio della performance, durante la diretta televisiva, si sono sentiti cori “Stop al genocidio” provenire dal pubblico dell’arena viennese.

Bettan aveva già spiegato, in un’intervista rilasciata qualche settimana fa al Times of Israel, di essersi preparato psicologicamente ascoltando registrazioni di fischi e contestazioni, proprio per affrontare un’atmosfera potenzialmente ostile all’Eurovision di quest’anno.

Eppure, in mezzo al rumore della contestazione, Bettan non si è fermato. Anzi. Poco dopo l’esibizione, il cantante ha raccontato di aver percepito immediatamente anche il sostegno di chi tifava per lui.

«Ho sentito i fischi, certo. Ma subito dopo ho sentito persone che urlavano per incoraggiarmi. Quel sostegno mi ha scaldato il cuore e mi ha dato forza», ha dichiarato in un videomessaggio diffuso dopo la performance.

Secondo il quotidiano austriaco Österreich, due attivisti che avrebbero interrotto lo show sono stati allontanati dalla sicurezza dell’evento. L’emittente pubblica austriaca ORF, inoltre, aveva già fatto sapere che non avrebbe utilizzato sistemi tecnologici per coprire eventuali fischi o proteste durante la trasmissione.

Sul palco, Bettan ha scelto una messa in scena spettacolare e simbolica: lui e la ballerina Lihi Freud hanno iniziato l’esibizione all’interno di una gigantesca struttura a forma di diamante che, aprendosi lentamente, li ha proiettati al centro della scena insieme ad altri quattro ballerini.

L’entrata in scena

Noam arriva al pubblico con una naturalezza disarmante. Ha una voce intensa, calda, piena di sfumature. Ha presenza scenica, ritmo, carisma. Coinvolge, trascina, emoziona. E infatti, subito dopo la sua esibizione, sotto il video ufficiale pubblicato su YouTube, i commenti esplodono: migliaia di messaggi entusiasti, pieni di energia, di stupore, di applausi.

«Great voice, great sense of rhythm, and a compelling chorus. And in three languages. What a song!», scrive un utente. «OMG, so powerful. Amazing voice!», commenta un altro. «He’s so talented and this song is a bop. I’m so happy I voted for this song».
«The best song of the first semifinal, by far!»…

E poi centinaia di messaggi semplici, spontanei, pieni di entusiasmo: «Bravo Noam!».

«Stavo cantando per Israele»

L’emozione del cantante esplode soprattutto nel finale, quando interpreta il verso in ebraico “qualcuno che mi ascolterà”. Un momento che, a suo dire, è andato oltre la musica, che più di tutti lascia senza fiato.  Il richiamo inevitabilmente porta allo Shema Israel: “Ascolta, Israele”. Un’eco antica, profonda, che dentro questa canzone moderna torna a vibrare con forza sorprendente.

Quando canta “yesh mi sheyishma” il tempo sembra fermarsi. È un passaggio che attraversa la pelle. Sembra quasi una preghiera, un invito a risvegliarsi, ad ascoltare davvero, ad aprire gli occhi e il cuore. «Stavo cantando per Israele», ha detto Noam con la voce ancora carica di emozione. «Può sembrare una frase fatta, ma in quel momento sentivo davvero di cantare per Israele». E si percepiva. Si sentiva tutto.

Un brano internazionale denso di significato

E proprio in quei versi si nasconde forse l’anima più intensa di Michelle. Perché Michelle non è soltanto una canzone da Eurovision. È un brano internazionale, potente, costruito tra francese, inglese ed ebraico, capace di attraversare lingue, culture e sensibilità diverse senza perdere autenticità. Trasmette qualcosa di raro: un sentimento autentico. Vero.

E forse alla fine
andrà tutto bene
Prego per te
che tu possa essere amata
Tra una lacrima e l’altra
c’è qualcuno che ascolterà.
C’è qualcuno che ascolterà

In ebraico suona ancora più intenso, quasi sospeso tra dolore e speranza:

Ve’ulai basof
yihiye lanu tov
mitpalel alayich
shetizki le’ehov
bein dim’a ledim’a
yesh mi sheyishma
yesh mi sheyishma

Quando il talento supera le polemiche

Parole scritte con una delicatezza, che riescono ad andare oltre la cronaca, oltre la politica, oltre il conflitto. E forse è proprio questo che rende Michelle così difficile da ignorare.

Perché il talento, quando è autentico, supera tutto. Supera le polemiche, il rumore, le divisioni, perfino l’odio. La grande musica resta grande musica. Le canzoni che hanno un’anima arrivano dritte al cuore. E l’arte vera non si può negoziare: esiste, colpisce, resta.

«Thank you, toda raba, thank you all, I love you», dice Noam alla fine della performance, con quella voce graffiante e potente che sembra uscire direttamente dal petto. Non sono parole di circostanza. Si sente che vengono dal cuore. Bettan comunica empatia, autenticità, umanità. È vero. E questa verità arriva forte a chi ascolta.

Questa 70ª edizione dell’Eurovision resta però segnata da enormi polemiche politiche. Diversi Paesi europei – tra cui Spagna, Slovenia, Islanda, Irlanda e Paesi Bassi – avevano chiesto l’esclusione di Israele dalla competizione. Dopo il rifiuto dell’EBU, alcune delegazioni si sono ritirate per protesta, dando vita al più grande boicottaggio nella storia del concorso.

Anche fuori dall’arena il clima resta teso

Nel centro di Vienna si è svolta una piccola manifestazione anti-israeliana organizzata dal gruppo “Solidarietà con la Palestina Austria”, con slogan contro la partecipazione israeliana e installazioni simboliche dedicate alle vittime civili di Gaza. Per il fine settimana sono attese proteste molto più grandi, mentre giovedì è prevista anche una manifestazione a sostegno di Israele.