Spagna: gli ebrei di Barcellona cercano di non farsi trascinare in lotte politiche

Mondo

di Nathan Greppi

“Le violenze tra la polizia e i manifestanti indipendentisti qui a Barcellona non interromperanno le festività”: queste le parole pronunciate da Victor Sorenssen, Presidente della Comunità Ebraica di Barcellona, in un’intervista rilasciata al Jerusalem Post. Ha continuato dicendo che gli ebrei del capoluogo catalano non si fanno influenzare troppo dalla politica.

Sorenssen ha rilasciato questa dichiarazione dopo gli scontri di domenica 1 ottobre, durante i quali oltre 800 manifestanti sono stati feriti dalla polizia per via del referendum con il quale la regione della Catalogna, situata nel nord-est della Spagna, intendeva separarsi dalla Spagna per diventare una repubblica.

Ma come ha reagito la comunità ebraica locale? Secondo Sorenssen i preparativi di Sukkot e Simchat Torah procedono senza problemi, nonostante le tensioni. Ha aggiunto che, a quanto ne sa, nessun membro della comunità di Barcellona è rimasto ferito negli scontri.

In quanto alle posizioni degli ebrei sul referendum, ha dichiarato che “come la popolazione catalana in generale, anche la comunità ebraica è divisa sulla questione dell’indipendenza. […] La comunità ebraica è un’istituzione religiosa e culturale e rispettiamo tutti i vari approcci e punti di vista dei nostri membri, che spaziano dall’essere favorevoli a contrari all’indipendenza.”

Secondo i dati del Congresso Ebraico Europeo, in totale vivono 45.000 ebrei in Spagna, di cui 15.000 a Barcellona.

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