di Anna Balestrieri
Due soldati riservisti israeliani sono rimasti uccisi e altri quattro sono stati gravemente feriti il 5 agosto nel villaggio di Majdal Zoun, nel Libano meridionale, quando un ordigno esplosivo è detonato durante un’operazione dell’IDF contro infrastrutture di Hezbollah.
L’ottimismo che aveva accompagnato l‘avvio dei negoziati tra Israele e Libano a Romaè stato bruscamente ridimensionato dagli eventi sul terreno. Due soldati riservisti israeliani, Harel Birenstock (a sinistra) e Tamir Vaknin (a destra), sono rimasti uccisi e altri quattro sono stati gravemente feriti il 5 agosto nel villaggio di Majdal Zoun, nel Libano meridionale, quando un ordigno esplosivo è detonato durante un’operazione dell’IDF contro infrastrutture di Hezbollah.
Secondo una prima ricostruzione dell’esercito israeliano, i militari stavano entrando in un edificio destinato alla demolizione quando è avvenuta l’esplosione. Israele ha definito l’attacco una “palese violazione” del cessate il fuoco, attribuendone la responsabilità a Hezbollah, e ha risposto con raid mirati contro obiettivi del movimento sciita nel Libano meridionale, emettendo anche un ordine di evacuazione per alcune aree della località di Mansouri.
Il ministero della Salute libanese ha riferito che gli attacchi israeliani hanno provocato un morto e dodici feriti, mentre Beirut ha denunciato il bombardamento di un’area nei pressi del cimitero della città di Tebnine.
Le conseguenze dell’incidente si sono fatte sentire anche sul piano diplomatico. La sessione dei negoziati in corso a Roma si è conclusa con diverse ore di anticipo. Secondo fonti israeliane, la decisione sarebbe stata motivata dalle presunte fughe di notizie della delegazione libanese verso i media locali, mentre il Dipartimento di Stato americano ha attribuito l’interruzione agli sviluppi militari sul terreno, precisando che i colloqui riprenderanno regolarmente il giorno successivo.
Nonostante il brusco rallentamento, Washington ha definito i negoziati “estremamente produttivi”, sottolineando che le delegazioni hanno continuato a compiere progressi tecnici sull’attuazione dell’accordo quadro che prevede il graduale ritiro israeliano dal Libano meridionale, il dispiegamento dell’esercito libanese nelle aree interessate e il delicato processo di disarmo di Hezbollah.



