di Anna Balestrieri
È iniziato nella capitale italiana un nuovo ciclo di negoziati indiretti tra Israele e Libano, mediati dagli Stati Uniti, con l’obiettivo di consolidare il fragile processo di de-escalation lungo il confine meridionale libanese. I colloqui, ospitati presso l’ambasciata americana, rappresentano il settimo round negoziale dall’inizio del conflitto scoppiato nel marzo scorso sono iniziati martedì 4 agosto e si protrarranno fino a giovedì.
La delegazione israeliana comprende anche rappresentanti delle Forze di Difesa Israeliane (IDF), mentre Beirut punta a ottenere un ritiro graduale delle truppe israeliane dal Libano meridionale, nell’ambito di un’intesa più ampia che prevede anche il dispiegamento dell’esercito libanese nelle aree interessate.
L’accordo quadro e il nodo delle “pilot zones”
I negoziati riprendono dopo l’accordo quadro raggiunto a Washington nel mese di giugno, che prevede il progressivo disarmo di Hezbollah, il ritiro graduale delle forze israeliane e il trasferimento del controllo del sud del Libano all’esercito regolare libanese, inizialmente attraverso specifiche aree sperimentali, le cosiddette pilot zones.
Secondo fonti israeliane, l’obiettivo di questa nuova fase è creare gruppi di lavoro incaricati di affrontare sei dossier principali: la delimitazione dei confini terrestri e marittimi, la valutazione delle zone pilota, il disarmo di Hezbollah, il blocco dei finanziamenti iraniani destinati al movimento sciita e l’accelerazione della ricostruzione del Libano meridionale.
Hezbollah boccia i colloqui: “Solo vergogna e umiliazione”
L’apertura dei negoziati è stata accompagnata da un durissimo attacco del segretario generale di Hezbollah, Naim Qassem.
“I negoziati diretti con Israele non porteranno al Libano altro che vergogna, umiliazione e continui compromessi”, ha dichiarato in un discorso televisivo.
Qassem ha inoltre criticato apertamente il presidente libanese Joseph Aoun, accusandolo di aver abbandonato il ruolo di garante dell’unità nazionale per assumere una posizione politica divisiva.
La dura replica del governo libanese
Le dichiarazioni del leader di Hezbollah hanno provocato una pronta risposta del primo ministro Nawaf Salam.
Senza citare direttamente il movimento sciita, Salam ha affermato che “il più grande sostegno a Israele è stato fornito da chi ha trascinato il Libano in avventure militari inutili”, accusando implicitamente Hezbollah di aver offerto allo Stato ebraico il pretesto per l’offensiva militare che ha devastato vaste aree del Paese.
Il premier ha inoltre ribadito la necessità di “uno Stato con un solo esercito”, sottolineando che soltanto le forze armate regolari devono esercitare l’autorità su tutto il territorio nazionale.
Il ruolo decisivo dell’esercito libanese
Uno dei principali punti di verifica dell’accordo riguarda la capacità delle Forze Armate Libanesi di sostituire efficacemente l’IDF nelle aree evacuate e, soprattutto, di impedire la ricostituzione delle infrastrutture militari di Hezbollah.
Poco prima dell’inizio dei colloqui di Roma, l’esercito libanese ha diffuso immagini del sequestro di razzi Grad da 122 millimetri introdotti clandestinamente dalla Siria, insieme all’arresto di due presunti trafficanti.
La pubblicazione dell’operazione è stata interpretata come un chiaro segnale rivolto sia agli Stati Uniti sia a Israele per dimostrare l’impegno concreto di Beirut nel contrasto al riarmo di Hezbollah, aumentando così le possibilità di ulteriori ritiri israeliani dalle zone pilota.
I dubbi sull’attuazione dell’intesa
Nonostante i primi passi avanti, numerosi osservatori restano scettici sulla reale capacità dell’esercito libanese di procedere al disarmo di Hezbollah, che continua a rifiutare qualsiasi ipotesi di consegna delle proprie armi.
Anche il ritiro israeliano rappresenta un banco di prova, soprattutto quando interesserà aree ancora completamente controllate dall’IDF.
Violenza in calo, ma la tensione resta alta
Dopo l’accordo israelo-libanese e l’intesa preliminare raggiunta tra Stati Uniti e Iran nel mese di giugno, gli episodi di violenza sono sensibilmente diminuiti.
Tuttavia, il Libano continua a denunciare raid aerei israeliani, bombardamenti intermittenti e demolizioni di edifici nel sud del Paese.
Dal canto suo, Israele sostiene di colpire esclusivamente postazioni di Hezbollah che rappresentano una minaccia per le proprie truppe e di proseguire nella distruzione di bunker, fortificazioni e tunnel ancora presenti nelle aree sotto controllo militare israeliano.
Roma al centro della diplomazia regionale
Il nuovo ciclo di negoziati rappresenta uno dei più importanti tentativi diplomatici degli ultimi mesi per trasformare il cessate il fuoco in un accordo di sicurezza più stabile. Il successo dell’iniziativa dipenderà dalla capacità delle parti di rispettare gli impegni assunti: il graduale ritiro israeliano, il rafforzamento dell’autorità dello Stato libanese e il delicato processo di disarmo di Hezbollah, elemento ritenuto essenziale per una stabilizzazione duratura del confine tra i due Paesi



