Cittadinanza ai discendenti degli ebrei spagnoli cacciati nel 1492

Mondo

di Paolo Castellano

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(Fonte: Progetto Dreyfus)

Ci sono alcune date che non si scordano mai e rappresentano il simbolo del cambiamento. Il 1492 è la data della scoperta dell’America da parte di Cristoforo Colombo ma pochi ricordano cosa rappresenti questo anno per la Comunità ebraica spagnola di allora.

La Corona in quell’anno firmò nei pressi di Santa Fe, vicino a Granada, l’editto di espulsione generale degli ebrei che ebbero tre mesi per lasciare la nazione. Fu l’inizio dell’intolleranza verso gli Ebrei sefarditi e migliaia di loro lasciarono il paese dando inizio ad una grande diaspora in tutta Europa.

Come riporta la BBC, agli inizi di ottobre la Spagna ha concesso la cittadinanza a 4.302 persone i cui antenati ebrei furono espulsi cinque secoli fa durante l’inquisizione. E’ una nuova legge che consentirà la doppia cittadinanza.

La legge conosciuta come “Ebrei-Sefarditi” è stata approvata nel mese di giugno e il primo ottobre è entrata in vigore. Invece il giorno dopo il governo spagnolo ha deciso  di accelerare le pratiche di coloro che avevano già richiesto la cittadinanza con la legge precedente. La vecchia legge infatti li aveva costretti a rinunciare alla nazionalità spagnola.

La federazione spagnola delle  Comunità ebraiche ha detto che la maggioranza del gruppo dei richiedenti è  del Marocco, della Turchia e del Venezuela. In base alla nuova legge coloro che vogliono ottenere la cittadinanza dovranno documentare la propria discendenza alle autorità ebraiche.

Dovranno inoltre dimostrare di avere conoscenze di base della lingua spagnola, superare un test di cultura spagnola e comprovare una recente relazione con la Spagna.

L’espulsione degli Ebrei durante l’inquisizione spagnola fu definita dal il governo spagnolo “un errore storico”. Coloro che rimasero nei territorio iberico si dovettero convertire al cattolicesimo per non incorrere nella condanna al rogo.

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