Austria ed ebrei: lo stereotipo che non muore

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di Marina Gersony

In Austria più di 7 persone su 10 (73%) considerano l’antisemitismo un problema «grande» o «molto grande». Il 75% degli intervistati ritiene che l’antisemitismo sia aumentato negli ultimi cinque anni e reputa inefficaci gli sforzi del governo austriaco per combatterlo.

«La comunità ebraica austriaca è sempre più preoccupata per il consolidamento dell’antisemitismo. Pertanto, l’Agenzia dell’Unione europea per i diritti fondamentali (FRA) riunirà i responsabili politici dell’UE e nazionali, le organizzazioni ebraiche e i rappresentanti della società civile il 30 aprile 2019 a Vienna per discutere come affrontare questo preoccupante sviluppo». Questo l’annuncio della FRA, l’agenzia con sede nella capitale austriaca che ha come scopo fornire alle istituzioni europee e alle autorità nazionali competenti, assistenza e consulenza sul rispetto dei diritti umani e delle libertà fondamentali, un valore condiviso da tutti gli Stati membri dell’Ue (https://fra.europa.eu/de/press-release/2019/antisemitismus-osterreich-bekampfen-gemeinsam-gegen-besorgniserregende-trends). Il dibattito partiva da una serie di considerazioni: in Austria più di 7 persone su 10 (73%) considerano l’antisemitismo un problema «grande» o «molto grande». Il 75% degli intervistati ritiene che l’antisemitismo sia aumentato negli ultimi cinque anni e reputa inefficaci gli sforzi del governo austriaco per combatterlo. Tuttavia, l’impegno per garantire la sicurezza della comunità ebraica viene considerato positivamente da due terzi della popolazione (64%). Un altro dato rilevante è che due terzi degli ebrei in Austria (67%) evitano di portare segni che possano ricondurre alla loro identità. Infine, rispetto alla media dei 12 Paesi Ue che hanno partecipato all’indagine (78% in Austria rispetto a una media dell’87% nell’Ue), la comunità ebraica austriaca ha meno conoscenza delle leggi che vietano la discriminazione per motivi di origine etnica o religiosa. Oggi, soprattutto a causa dell’immigrazione dall’ex Unione Sovietica, tra gli 8.000 e i 15.000 ebrei vivono in Austria – principalmente a Vienna. (Fonte, Wikipedia, Geschichte der Juden in Österreich).

Nonostante l’antisemitismo sia istituzionalmente considerato riprovevole e socialmente non più accettabile in un’Europa post-bellica e nelle intenzioni rappacificata, anche l’Austria deve fare i conti con un ri-sentimento che ha radici profonde nel passato; un sentimento antiebraico che, sommato a quello attuale di matrice islamica, potrebbe creare alleanze pericolose. Lo studio Antisemitismus 2018  presentato il 15 marzo scorso e condotto dall’Institut Ifes in collaborazione con Demox Research e Telemark per conto del Presidente del Consiglio Nazionale austriaco, Wolfgang Sobotka, offre una panoramica indicativa.
I risultati dell’indagine si basano su 2.731 interviste condotte per telefono, online e di persona, tese a identificare come gli stereotipi antisemiti circolino in questi gruppi e in che misura siano essi rappresentati.

L’odio verso gli ebrei si declina in forme sempre diverse, a partire da quelle manifeste, che rientrano in quello che viene definito un antisemitismo razzista («Non puoi aspettarti che un ebreo sia decente»), a quelle sul negazionismo dell’Olocausto: «I rapporti sui campi di concentramento e sulla persecuzione degli ebrei durante la Seconda guerra mondiale sono esagerati», opinione condivisa dal 10% degli intervistati. Ci sono poi le forme di antisemitismo latenti (circa il 30% degli intervistati), che si esprimono nel cosiddetto antisemitismo tradizionale, che vede gli ebrei come un «ente prepotente», soprattutto in ambito economico.

Ad esempio, nel sondaggio rappresentativo in tutta l’Austria, il 39% concorda con l’affermazione «Gli ebrei dominano il mondo degli affari internazionali». Esiste poi l’antisemitismo anti-israeliano, riconducibile ad affermazioni come «Gli israeliani trattano i palestinesi in modo sostanzialmente non molto diverso da come i tedeschi trattavano gli ebrei nella Seconda guerra mondiale», parere condiviso da un terzo degli intervistati (34%). In questo cahier de doléance non poteva mancare l’antisemitismo secondario che parte dal presupposto che gli ebrei traggano vantaggio dal ruolo di vittime: «Oggi gli ebrei cercano di trarre vantaggio dal fatto di essere stati vittime durante il periodo nazista» è la certezza di un buon 36%. Dulcis in fundo, l’antigiudaismo religioso: l’affermazione che «Gli ebrei sono responsabili della morte di Gesù» ottiene i consensi del 14% degli intervistati.

Riguardo ai “nuovi austriaci” di lingua turca e araba interrogati sulla questione, essi concordano quasi sempre con tutti gli stereotipi antisemiti elencati, anche se «il clima di opinione sulla questione dell’antisemitismo in Austria è cambiato permanentemente in meglio».
Oggi, il 41% degli intervistati condivide che ci sia «un obbligo morale di assistere gli ebrei in Austria»: un bel risultato se si pensa che, nell’ormai lontano 1973, soltanto il 20% condivideva questa affermazione. Il cambiamento positivo si evince anche da un doveroso riconoscimento: «Gli ebrei hanno contribuito molto alla vita culturale in Austria». Lo ammette il 56% degli intervistati.

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