Argentina: il nuovo governo dice no all’accordo con l’Iran

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Insediato da poche settimane, il nuovo governo argentino di Mauricio Macri prende già le distanze dalla politica della predecessora, Cristina Kirchner. Un primo importante passo in questo senso è la decisione di non rinnovare l’accordo siglato con l’Iran sulla creazione di una commissione che indaghi sull’attentato antisemita all’AMIA del 1994 a Buenos Aires, arrivato a scadenza in estate.Un passo dunque chiaro del nuovo governo per prendere le distanze da Teheran, come ha dichiarato lo stesso Macri.

Il centro ebraico AMIA dopo l'attentato del 1994 in cui morirono 85 persone
Il centro ebraico AMIA dopo l’attentato del 1994 in cui morirono 85 persone

L’accordo siglato dal ministro degli esteri argentino Hector Timerman e il suo omologo iraniano Ali Akbar Salehi, prevedeva la creazione di una commissione indipendente mista per indagare sull’attentato del 1994 in cui morirono 85 persone. La giustizia argentina fin dall’inizio ha accusato Teheran di essere implicata nell’attentato e reclama l’estradizione di otto responsabili iraniani: una tesi questa fortemente sostenuta anche dalla comunità ebraica, che ha però dovuto scontrarsi con la politica della Kirchner di avvicinamento a Teheran.

Non si dimentichi che il procuratore Aberto Nisman, che accusava la ‘presidenta’ di volere coprire la responsabilità dell’Iran, è morto assassinato da ignoti, poche ore prima che portasse in tribunale le prove della colpevolezza della Kirchner. La Kirchenr, secondo Nisman, aveva siglato un accordo con l’Iran secondo il quale l’Argentina sarebbe stato favorita in alcuni affari commerciali con l’Iran in cambio della protezione da parte argentina dei responsabili dell’attentato all’Amia.

La decisione del governo argentino di annullare l’accordo con l’Iran è stata accolta con favore in Israele. “Salutiamo questo cambio di direzione con gioia, Spero che le relazioni fra Israele e l’Argentina migliorino così come quelle con gli altri Paesi dell’America latina”, ha dichiarato il premier israeliano Beniamin Netanyahu.

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