Antisemitismo Usa: imponente manifestazione a Washinghton “No fear”. Fra gli ospiti Elisha Wiesel, figlio di Elie

di Roberto Zadik

Sono anni in cui il mondo ebraico statunitense è tormentato da numerosi attacchi antisemiti, in varie città, da Pittsburgh alla California e domenica 11 luglio è arrivata la “risposta” a tutto questo. Infatti a Washington si è tenuta l’imponente manifestazione No fear (Niente paura) che ha riunito vari gruppi ebraici e sostenitori appartenenti a varie realtà politiche e sociali.

Fra i partecipanti diverse personalità di spicco, come Elisha Wiesel, figlio del Premio Nobel Elie Wiesel divenuto uno dei principali testimoni della Shoah con il suo romanzo La Notte, l’attrice e attivista israeliana Noa Tishby, la conduttrice tv Meghan McCain. Ma anche gente comune, autorità religiose e vittime di aggressioni antisemite.

A darne notizia vari siti internazionali, primo fra tutti il Jewish Journal in un articolo del giornalista Oleg Ivanov uscito giovedì 8 luglio. Organizzata dall’associazione internazionale Alleanza per Israele e dall’Isgap, Istituto per lo studio dell’antisemitismo globale del quale Elie Wiesel era membro onorario, la manifestazione ha riunito proprio tutti, da una serie di gruppi ebraici a simpatizzanti e sostenitori in un coro per gridare “no” all’antisemitismo “mostrando solidarietà al popolo ebraico” come hanno ribadito gli organizzatori “lottando per la sicurezza, la dignità e la pace per tutti gli ebrei del mondo”.

Come hanno insistito i promotori dell’evento “assieme all’antisemitismo condanniamo qualunque forma di odio, dal classismo, alla xenofobia”.

Ma quali le finalità e le peculiarità dell’iniziativa? A questo proposito il Jewish Journal ha intervistato Elisha Wiesel uno dei principali speaker dell’evento riguardo all’intento della manifestazione. Manager e uomo d’affari di alto livello, che ha collaborato per venticinque anni con la prestigiosa società Goldman Sachs, Elisha Wiesel si dedica da tempo ad attività filantropiche ed è assai determinato a lottare contro l’antisemitismo negli Usa. Egli ha affermato “dovevamo organizzare qualcosa. Con tutto quello che sta accadendo, dal rabbino accoltellato in strada a Boston ai disordini in seguito al recente conflitto a Gaza. È davvero questo il nostro Paese?”. Egli ha proseguito sottolineando che “attualmente noi ebrei siamo molto divisi e ci sentiamo insicuri su noi stessi mentre dobbiamo restare uniti quando fenomeni del genere accadono”. Durante l’intervista Wiesel ha ricordato che “nonostante prima del Covid gli attacchi antisemiti si verificassero quasi quotidianamente negli Stati Uniti, c’è stata una spettacolare marcia a New York sul ponte di Brooklyn e sento che abbiamo bisogno di qualcosa di simile adesso. Mi sono sentito molto frustrato riguardo alla titubanza delle nostre Comunità ebraiche durante il periodo della guerra a Gaza, quando altri atti antisemiti ci stavano colpendo, così ho deciso di agire in prima persona, cercando fondi per sostenere l’evento e alla fine organizzazioni come l’Anti Defamation League (ADL) ci hanno aiutato”.

Invitando il mondo ebraico americano a mettere da parte scontri e divisioni ideologiche egli ha detto “dobbiamo creare una unione di intenti in cui venga dimostrato che è possibile essere sionisti e sostenere Israele anche se si è in disaccordo con Trump o Netanyahu”. Intento fondamentale di Wiesel e della manifestazione è stato abbattere divisioni e contrapposizioni incoraggiando la cooperazione reciproca nel mondo ebraico e con la società circostante e Wiesel ha sottolineato il contributo di vari sponsor che hanno reso possibile questo evento. Oltre all’ADL, ha ringraziato un centinaio di gruppi ebraici, dall’American Jewish Commitee, al B’nai B’rith International, all’Orthodox Union.

Nonostante la grande affluenza di pubblico e la solidarietà compatta per Israele mostrata nel presidio il sito Jewish Telegraphic Agency ha evidenziato l’allarme antisemitismo e “l’improvviso aumento in questi anni degli attacchi antisemiti” che, come ha sottolineato Alan Ronkin direttore dell’American Jewish Commitee, “non può essere ignorato”.

 

Foto: Elisha e suo padre Elie Wesel (Jewishweek – Times of Israel)